Leggere l'India

17 aprile 2009

Animal

di Indra Sinha

"Un tempo ero umano. Almeno così dicono. Io non ricordo, ma la gente che mi ha conosciuto da piccolo racconta che camminavo su due piedi come un essere umano".

Invece ora Animal, il protagonista diciannovenne di questo splendido libro che è lì lì per uscire anche in italiano, umano non lo è più: cammina a quattro zampe, sulle mani, perché la sua schiena si è piegata per sempre.

I genitori di Animal, la sua spina dorsale e la sua umanità perduta sono tutte vittime di Khaufpur (leggi: Bhopal), la città dove “Quella Notte” la multinazionale chimica americana Kampani (leggi: la Union Carbide) ha causato un disastro apocalittico con l’esplosione della sua fabbrica di pesticidi.

E' Animal che racconta la sua storia e gli eventi a vent’anni di distanza da “Quella Notte”, quando ancora i veleni contaminano aria, acqua e terra, e quando ancora gli abitanti non hanno ottenuto giustizia.

Ma la racconta dal suo punto vista, che è quanto meno particolare, perché essere non-umano significa “vedere il mondo all’altezza del culo”, invidiare tutto ciò che ha due gambe (gli amici, le donne che portano vasi sulla testa, gli orsi ammaestrati, le scale appoggiate ai muri, forse anche le biciclette) e scordarsi di poter mai andare con una ragazza, che poi è tutto quello che ogni uomo desidera nella vita.
 E soprattutto la racconta con il suo linguaggio: ironico, cinico, intriso di parolacce e volgarità, sgrammaticato, esilarante, spontaneo, che mescola “Inglis” (inglese), hindi e francese.

Perché “dalla sua bocca certo non volano martin pescatori azzurri”, e se vogliamo la sua storia, dobbiamo sopportare come ce la racconta. Sopportiamo allora la sua voce diretta, registrata su 23 cassette, per tutti noi, per tutti i nostri migliaia occhi pronti a guardarlo e a seguirlo, per i nostri due occhi, i nostri e solo quelli, senza possibilità di distrarci.

Anche gli altri personaggi hanno un aspetto del tutto particolare, visti dai suoi, di occhi: Zafar, il leader amato e carismatico della lotta contro la Kampani, che in realtà anche Animal amerebbe, se solo non odiasse - visto che sta con Nisha, la ragazza dei suoi sogni. Poi Ellis, la dottoressa “dalle gambe blu” (cioè con i jeans addosso) arrivata “dall’Amrika” per aprire una clinica a Khaufpur, ma che forse ha qualche relazione con la Kampani. E poi ancora Ma Franci, la suora dell’orfanotrofio con il cervello un po' scoppiato che gli ha fatto da mamma.

Senza mai in briciolo di pietismo, anzi del tutto impietoso, Animal racconta tutto, anche le sue malefatte, onestamente e senza imbarazzo, senza compatirsi e senza considerarsi vittima, a volte quasi forte della sua disabilità che lo giustifica a non comportarsi da umano.

E proprio così lo stesso Animal riesce a creare una profonda empatia nei suoi confronti, nel suo prendere consapevolezza di sé, nel suo lento divenire a poco a poco, invece, sempre più umano.
Come d'altra parte l'empatia per tutta Khaufpur-Bhopal rende questo libro assolutamente originale e assolutamente necessario, da leggere subito, appena si può, con un sorriso sulle labbra e una stretta nello stomaco.