Leggere l'India

30 settembre 2009

Randamoozham (Second turn)

di MT Vasudevan Nair


Il Mahabharata secondo Bhima

MT Vasudevan Nair è un altro degli scrittori in lingua malayalam (la lingua del Kerala) che ho letto in traduzione inglese. Più spesso chiamato semplicemente MT, scrittore, sceneggiatore e regista, è nato nel 1933 in un piccolo villaggio ed è uno degli autori contemporanei più amati in Kerala.

Randamoozham (tradotto in inglese con Second turn) è forse il suo capolavoro: l'autore reinventa la storia del Mahabharata, rivisitandola dal punto di vista di uno dei suo protagonisti, Bhima.
Per far questo MT "legge fra le righe, espandendo i silenzi della narrazione", trovando spazi e tempi per sentimenti nuovi fra la miriade di storie, digressioni e personaggi.

Nel Mahabharata, il grande poema epico indiano, Bhima è il secondo dei Pandava, i cinque fratelli che combattono per il regno contro i cugini Kaurava nella grande lotta fra Bene e Male. Bhima è figlio del dio del vento e la sua caratteristica principale è la forza.
I cinque Pandava condividono la stessa moglie, Draupadi, che Arjuna, il terzo fratello, ha vinto a un torneo ma che per un inghippo deve dividere con gli altri fratelli.
A ognuno di loro spetta un certo periodo di tempo da passare in esclusiva con lei: Bhima ha appunto il "secondo turno".

Nella sua versione di 260 pagine, MT non intende fare un riassunto del Mahabharata, anche se ne segue gli eventi principali. Si concentra invece sulle pieghe della storia, sull'umanità di Bhima che parla in prima persona, sulle sue debolezze, sui dubbi che lo assalgono nella lotta fra Bene e Male, sul suo essere sempre e comunque secondo, il numero due.
MT si sofferma sui suoi momenti di tristezza e riflessione, ancora più intensi perché in contrasto con la sua forza sovraumana, sul suo amore per Draupadi, che però sembra preferirgli il valoroso Arjuna.
E anche gli dèi sono più umani che divini, le figure femminili sono spesso vittime consapevoli e non remissive, eppure troppo deboli di fronte agli eventi.

Nello scrivere questo libro, MT probabilmente aveva in mente un lettore indiano, che conosce a memoria la storia e che sa coglierne rimandi e sfumature, divergenze e interpretazioni.
Sorgerà spontaneo un dubbio: ma che senso ha leggere questo libro (ammesso che mai lo si trovi, ma a questo vengo dopo) se non conosciamo nei dettagli il Mahabharata?

Forse non è un approccio filologicamente corretto, ma ha un senso.
Il senso di leggere una bellissima storia, il senso di perdersi in una narrazione profonda e intima sull'onda dell'epica indiana. E poi il senso di contaminare la vita e i sogni, tanto che quando lo leggevo me lo sognavo di notte, ripescando dall'inconscio i sogni che facevo da bambina e trasformandoli nelle battaglie di Bhima, nel duro esilio nella foresta, in un regno giocato - e perso - ai dadi.
Rispetto ad altre rappresentazioni del Mahabharata più note dalle nostre parti, come per esempio il Mahabharata di R. K. Narayan o il film di Peter Brook (assolutamente senza nulla togliere a entrambi), per me è stata una vera e propria immersione in un mondo che alla fine ho sentito anche un po' mio.

Quanto poi a trovarlo, forse non è facilissimo dalle nostre parti, ma pur di far rivivere un po' di questi sogni, posso sempre prestarlo...

18 settembre 2009

Vaikom Muhammad Basheer


Vaikom Muhammad Basheer è arrivato nella mia vita in un triste giorno d'inverno in Germania, uno di quei giorni in cui ti chiedi "ma cosa ci faccio qui" e sogni di essere Altrove.

E' arrivato a sorpresa nella cassetta della posta, in una busta marrone consunta, con il suo libro di racconti Poovan bananas and other stories che odorava di India, anche se io ancora quell'odore non lo conoscevo perché in India non c'era mai stata. Me l'aveva mandato Prem, un amico indiano appena conosciuto per email che mi voleva far conoscere il suo scrittore preferito.

Non sapevo chi fosse, né sapevo che da lì a pochi mesi, sempre grazie a Prem, avrei conosciuto sua figlia e parlato di lui, dei suoi libri e della sua vita, sorseggiando chai in una libreria di Calicut, in Kerala.
Però mi è subito entrato nel cuore, portandomi per primo sulla spiaggia di Calicut, negli anni Trenta, dove i giovani gandhiani si facevano picchiare nel nome della libertà dell'India.

Considerato uno dei più grandi scrittori contemporanei in lingua malayalam, Vaikom Muhammad Basheer (1908-1994) è uno quegli scrittori la cui vita è già di per sé un libro, piena di avventure ed esperienze fuori dal comune, uno di quegli scrittori che, con scarsa istruzione scolastica, digiuni di ortografia e grammatica, riescono a rivoluzionare le tendenze letterarie di una lingua.

Nato nel 1908 da una famiglia musulmana nel Kerala, lasciò gli studi per unirsi al movimento gandhiano e a causa della sua partecipazione politica fu più volte incarcerato. Vagabondò per otto anni per l'India, cambiando continuamente lavoro e vivendo per qualche tempo insieme a gruppi di asceti.
Basheer ritornò in Kerala a 30 anni, aprì una libreria e iniziò a scrivere.

Nei suoi racconti, piccole fotografie di un mondo autentico e ogni volta un po' inaspetto, tutto è calato nella quotidianità e nella sfera privata, sempre ultima finalità delle sue storie e riflessioni. Ci troviamo di fronte al suo entusiasmo nella partecipazione politica e alla sua ammirazione per Gandhi, ai momenti di dolore e speranza dell'esperienza carceraria, a storie di transessualità, all'ineffabilità di esperienze religiose di tipo mistiche ed ascetiche, ai rapporti umani in un Kerala multiculturale e multireligioso, tutto descritto con immediatezza e con un profondo senso di umanità.

In India Basheer è stato una vera e propria leggenda vivente, uno scrittore popolare, letto e amato dalla gente, adorato quando era in vita ed ora nostalgicamente rimpianto.

Nel 2006 è stato pubblicato in italiano il suo romanzo breve Mio nonno aveva un elefante (ri-tradotto da una traduzione francese). Ma io preferisco sempre i suoi racconti, che con il loro gusto ironico e familiare sanno ancora portarmi Altrove.

Nota di servizio: Mother, il primo racconto di Poovan bananas and other stories, si può leggere su questa anteprima di Google books, in traduzione inglese (gli altri racconti invece si possono leggere solo a pezzi...).

16 settembre 2009

La ragazza giusta

Ho letto solo in questi giorni l'annuncio che Vikram Seth sta scrivendo un sequel del suo celebre romanzo Il ragazzo giusto.
Il sequel sarebbe ambientato nell'India di oggi e seguirebbe le vicende di Lata, la protagonista in età da marito del Ragazzo giusto, ormai diventata nonna, in cerca a sua volta della "ragazza giusta" per il nipote. Il tutto dovrebbe essere una scusa per addentrarsi nell'India contemporanea e forse anche in altre nazioni.

Il titolo non potrà che essere La ragazza giusta e il sequel è annunciato per il 2013, vent'anni dopo Il ragazzo (come vola il tempo...), il che dovrebbe lasciare abbastanza tempo (ma non troppo per la verità, visto che le pagine sono 1600 e che appunto il tempo vola) per leggersi o rileggersi il bel romanzone di Seth.

Sono sempre scettica sui seguiti di ogni tipo, che il più delle volte mi sembrano delle basse operazioni commerciali. Ma penso che Seth sia uno scrittore serio e quindi colgo l'occasione per aggiungere altre due righe sul Ragazzo: è un bestseller da milioni di copie, ma quando lo consiglio a qualcuno, tutti si spaventano di fronte alla mole.

Oltre al fatto che è un'interessantissima descrizione dell'India degli anni Cinquanta, c'è un altro buon motivo per leggerlo: la lunghezza dà il tempo di affezionarsi ai personaggi, che ti accompagnano nelle settimane e nei mesi e alla fine diventano come fratelli e sorelle, persone familiari che fanno ormai parte della tua vita, tanto che vorresti che il libro non finisse mai, e quando finisce ti dispiace terribilmente.

Ma per fortuna poi Seth ti scrive il seguito...

14 settembre 2009

Amitav Ghosh a Mantova


Anche se sto iniziando a diventare un po' allergica ai vari festival che ormai impazzano per l'Italia, quello della letteratura di Mantova, appena concluso, mi è sempre piaciuto.
Quest'anno c'era un'intera retrospettiva dedicata ad Amitav Ghosh, con ben tre incontri su diversi temi della sua varia e raffinata scrittura. Quello che mi interessava di più, incentrato sulla saga familiare e i romanzi storici, era proprio nell'unico giorno in cui non potevo andare.
Mi sono "accontentata" dell'incontro di sabato, condotto da Franco La Cleca e Giuseppe Cederna e dedicato ai reportage di Ghosh, Estremi Orienti e Circostanze incendiarie, due libri che fra l'altro non ho ancora letto.

Nella bella cornice del teatro Bibiena, Ghosh ha risposto alle domande su che cosa significhi essere indiani, su quale ruolo ha nel mondo di oggi un popolo di emigranti a contatto con realtà molto diverse fra loro, un popolo che conosce degli estremi che noi, nel nostro mondo occidentale, neanche ci immaginiamo, che conosce la violenza ma anche i suoi antidoti.

Ghosh, modesto e cosmopolita, infarcisce ogni risposta con un qualche suo anedotto in un qualche pezzo di mondo (Egitto, Johannesburg o Los Angeles, Calcutta o New York), è immaginativo e onesto (alla domanda "perché scrivi? per esprimere tutte le storie e il vissuto che hai dentro?" ha risposto: "perché lo faccio come lavoro per guadagnarmi il pane e per fortuna mi piace anche"), ottimista ma critico verso un'India che guarda sempre di più verso l'occidente e sempre meno verso i suoi vicini asiatici a due passi da casa.

Più che le domande e l'intervista, comunque, ho apprezzato la lettura dei brani: commoventi i passaggi sui disordini anti-sikh a Delhi dopo l'omicidio di Indira Gandhi, sulla riscoperta della gioia di vivere in Cambogia attraverso la musica e la danza, sulle mappe perdute. Nonostante siano reportage, sono in realtà estremamente narrativi, personali e intrisi di piccole e grandi storie, proprio come i suoi romanzi.

Sono uscita con una voglia folle di iniziare a leggere e con la convinzione che nessun incontro di nessun festival, per quanto piacevole e intelligente, potrà mai dare quella profondità e quella conoscenza che solo la lettura di un libro sa trasmettere.