Leggere l'India

20 ottobre 2009

Indulekha

di O. Chandu Menon

Due giovani sono innamorati, ma un nobile ricco e potente vuole lei in moglie, a tutti i costi.

Ricorda qualcosa?
No, non è I Promessi sposi, ma Indulekha.
Il suo autore, O. Chandu Menon (1847-1899), lo scrisse nel 1889 e, anche se tecnicamente è il secondo romanzo in lingua malayalam, viene di fatto considerato il primo in ordine di importanza, quello che ha definito la narrativa malayalam moderna, che ha dato dignità letteraria alla lingua parlata nella vita di tutti i giorni, rompendo con la tradizione della lingua sanscritizzata fino ad allora usata in letteratura.

Lei, Indulekha, è una giovane colta e determinata, un po' come il suo innamorato: intelligente, bello, istruito e di idee moderne.
Il don Rodrigo in questione è un nambuthiri, un appartenente alla casta bramina, con tutti i privilegi possibili, letteralmente ricoperto d'oro, abituato a veder soddisfatto ogni suo desiderio.

Il matrimonio che vorrebbe concludere con Indulekha è più precisamente un sambandam, una forma di contratto matrimoniale di tipo matrilineare, in cui il marito non è tenuto a provvedere al mantenimento dei figli, né a vivere con la moglie. Era una pratica molto usata all'epoca del romanzo, in cui in genere i nambuthiri si univano a donne nair, di casta trazionalmente guerriera, e che spesso le donne subivano come imposizione della propria famiglia.

La storia racconta, principalmente sotto forma di dialoghi dai toni realistici e a tratti ironici, come le pressioni della società conservatrice e feudale ormai in decadenza non riescano comunque ad ostacolare l'amore fra i due giovani innamorati.

Più che ai Promessi sposi, in realtà Chandu Menon si ispirò ai romanzi di Jane Austen, che aveva abbondantemente letto, per criticare l'oppressione della tradizione, tutta a svantaggio delle donne.
Chandu Menon, pur rimanendo critico verso l'atteggiamento coloniale inglese in India, vedeva nell'istruzione di tipo inglese un'opportunità contro i privilegi di casta.
Nel suo progetto iniziale l'autore avrebbe voluto tradurre in malayalam Henrietta Temple di Benjamin Disraeli, ma poi capì che ai suoi lettori malayali la storia sarebbe risultata aliena e si risolse a scrivere un romanzo ambientato in Kerala, prendendo a modello le storie d'amore dei romanzi di costume della letteratura inglese.

Il romanzo suscitò un enorme scalpore per le forti critiche alla società del tempo ed ebbe un immediato e duraturo successo.
Leggerlo oggi (nella traduzione inglese), sotto pressione degli amici indiani che dicevano che "non mi poteva mancare", per me è stato affascinante, come un viaggio nel Kerala dell'Ottocento, come la lettura di un classico che ha sempre qualcosa da insegnare.

15 ottobre 2009

Una certa ambiguità


di Gaurav Suri - Hartosh Singh Bal


“L'intento principale di Una certa ambiguità è mostrare al lettore che la matematica è bellissima.”

Così inizia, nella nota degli autori, questo “romanzo matematico”, scritto a quattro mani da due matematici indiani.
Forse però questo non era il libro giusto per me. Non perché non mi piaccia la matematica, al contrario proprio perché che la matematica fosse bellissima l'ho sempre pensato e non c'era alcun bisogno di convincermi.

Una certa ambiguità racconta come Ravi, un giovane studente indiano a Stanford, scopra la matematica quasi per caso, con un corso sul concetto di infinito non previsto nel suo piano di studi. Allo stesso modo, sempre per caso e grazie alla matematica, in parallello Ravi scopre a poco a poco le vicende giudiziarie dell'amato nonno matematico (morto quando lui era bambino), arrestato per “blasfemia” in una piccola cittadina di provincia americana, nel lontano 1919.

C'è molta più matematica che India, in tutto ciò, e per questo non era il libro giusto per me, per me che cerco l'India fra i libri. Comunque mi è piaciuto e la lettura è volata, piacevole e interessante.

Nel corso delle lezioni del corso di matematica e le discussioni in carcere fra “l'indù blasfemo” e il giudice che lo deve interrogare, si scoprono gli aspetti più interessanti della matematica, la teoria dei numeri e le geometrie non euclidee, spiegati a chi non ne ha mai sentito parlare, come il giudice e come Ravi. Teoremi e dimostrazioni sono resi affascinanti da insegnanti capaci di trasmettere la bellezza che pervade la matematica, la grazia insita nella sua logica, la profondità delle scoperte intellettuali che hanno rivoluzionato il modo di pensare.

Ma soprattutto il libro è la ricerca di una certezza assoluta e la scoperta che tale certezza non si può avere, neanche in matematica, dove rimane sempre "una certa ambiguità". Ha senso invece quella ricerca che ci aiuta a capire quale ruolo possa avere la matematica (o la fede, come ogni altra attitudine) nella nostra vita, nel sistema di assiomi che, consapevolmente o meno, ci siamo scelti.

L'aria che si respira nel libro è quella un po' ingenua della vita da college americano, con i classici personaggi del secchione, del musicista stonato, della ragazza carina e intelligente di cui innamorarsi, fra jogging, biblioteca e concerti jazz.
Consiglierei Una certa ambiguità soprattutto a chi dice di odiare la matematica o a chi pensa che non la capirà mai. Non so se un libro possa funzionare (se penso al mio insegnante del liceo che mi ha fatto amare la matematica con le sue metafore stravaganti e i suoi mille gessetti corolati, non c'è confronto), ma potrebbe valer la pena.


11 ottobre 2009

Musica, libri, danza, pakora e samosa a Polesine

Tempo di festival, senza dubbio.
Lo scorso weekend ero a quello di Internazionale a Ferrara, a sentire un intervento di Steven Johnson sui nuovi mezzi di informazione (blog, social network e varie altre diavolerie sul web). Una delle obiezioni del pubblico è stata se così non si diventa alienati a stare ore al computer perdendo il contatto con la vita reale.
Steven Johnson ha risposto che al contrario il web dà molte occasioni di incontrarsi nella vita reale e spinge, sempre si vuole, a uscire e ritrovarsi con persone che condividono gli stessi interessi, a venire a conoscenza di eventi e di luoghi che altrimenti resterebbero ignoti.

Come preannunciato, ieri sono stata al festival Namastè Italia, a Polesine Parmense, piccolo paesino sul Po nella bassa parmense, in cui mai mi sarei sognata di andare se un giorno di maggio del 2008 non avessi iniziato a scrivere questo blog.

La mia giornata è iniziata con il concerto di sitar e tabla di Nadim Khan e Arup Kanti Dass che hanno suonato alcuni raga del pomeriggio, fra spettatori estasiati e sognanti.

Poi il nostro incontro sulle letterature: Alessandro Vescovi (con cui spero di continuare a discutere di Ghosh e della Tigre bianca...) ha parlato del libro che gli ha cambiato la vita, Il paese delle maree di Amitav Ghosh, che lo ha portato proprio in nel paese delle maree a ritrovare e riscoprire dettagli e situazioni.

Vincenzo Mingiardi (traduttore della maggior parte dei libri che letto, che finalmente ho conosciuto di persona!) ha parlato delle logiche di mercato che rendono difficili scoprire le letterature in lingue indiane, della complessità del mondo linguistico indiano e di conseguenza della complessità di una traduzione, anche dall'inglese, che voglia rispettare una cultura diversa dalla nostra.

Guido Conti ha raccontato la sua esperienza sugli arcani meccanismi dell'editoria, sottolineando fra l'altro come in India il nostro Guareschi, autore di Don Camillo e Peppone, abbia un successo strepitoso e quanto proprio la tradizione locale sia importante per raggiungere una dimensione universale.

Io ho timidamente cercato di portare un po' della mia insana passione per letterature sconosciute come quella malayalam e di provare a suggerire Basheer come autore veramente autentico e amato in India.

Poi pakora e samosa chiacchierando di India e libri con Sylver, una cara compagna di letture indiane conosciuta in rete su Anobii e incontrata ieri per la prima volta, con Anna e suoi simpaticissimi aneddoti di viaggio, con gli altri e con quel fenomeno di uomo che ha organizzato il tutto, il grandissimo Luigi Ronda.
E infine la danza di Simona Zanini, fra Krishna e Shiva, che ha portato una tradizione millenaria in una scuola di Polesine, fra bambini increduli e i loro genitori, italiani e indiani.

Una bella giornata, che mi ha dato il senso di quanto le parole scritte nei libri continuino sempre nella realtà e nei viaggi (in India o nella bassa parmense), e di quanto le email o i post sui blog siano come parole magiche che ci portano da chi ha qualcosa da condividere, per poi sciogliersi in magici abbracci.

04 ottobre 2009

Il Festival Namastè Italia a Polesine Parmense


Segnalo il Festival delle culture Italia-India, Namastè Italia, che si terrà il prossimo weekend (9-11 ottobre) a Polesine Parmense (PR).

Riporto qui il programma, ringraziando chi ha avuto il buon cuore di invitarmi e facendo notare che l'evento Letterature che si incontrano di sabato 10 ottobre alle 17:00 è abbastanza imperdibile...

VENERDÌ 9 OTTOBRE

ore 18.00 Le autorità incontrano la stampa e il pubblico per la presentazione di Namastè Italia
ore 21.00 Marionette indiane spettacolo di Naurang Ji

SABATO 10 OTTOBRE

ore 11.00 Turismo Italia India incontro con Bashir Khan
ore 13.00 Pranzo: gastronomia indiana
ore 15.30 Concerto sitar di Nadim Khan e Arup Kanti Dass
ore 17.00 Letterature che si incontrano con Guido Conti, Silvia Merialdo, Vincenzo Mingiardi, Alessandro Vescovi
ore 19.30 Cena: gastronomie italiana e indiana
ore 21.30 Sul fiore di loto di Simona Zanini. Teatro-danza classico indiano in stile Bharata Natyam (1a nazionale)

DOMENICA 11 OTTOBRE

ore 10.30 Riti religiosi indiani
ore 11.00 Verdi: d’amor sull’ali rosee incontro con Gustavo Marchesi
ore 13.00 Pranzo: gastronomie italiana e indiana
ore 15.00 Lezione/dimostrazione di teatro-danza classica dell’India con Simona Zanini
ore 16.30 L’India di Salgari incontro con Gustavo Marchesi e Vittorio Sarti
ore 18.00 Musiche indiane concerto del Shaan Punjab Di Musical Group
ore 21.00 Centochiodi proiezione del film di Ermanno Olmi (con la possibile presenza del maestro Olmi)

Venderdì • Sabato • Domenica

Grandi Mostre: Goa, Kashmir, Arti figurative dell’India contemporanea.
Proiezioni ad libitum di Il Mahabharata di Peter Brook, Gandhi di Richard Attenborough e di film indiani.

Mercato di prodotti indiani: abiti, stoffe, profumi, sapori e colori.

01 ottobre 2009

Il Mahabharata su Twitter


Cercando qualche link per il post precedente su MT Vasudevan Nair (che poi alla fine neanche ho messo), mi sono imbattuta in questa notizia: Chindu Sreedharan, un lecturer indiano della Bournemouth University in Inghilterra, sta raccontando il Mahabharata sulla sua pagina di Twitter, che non a caso ha chiamato Epic retold.
Il più lungo poema epico della storia dell'umanità "fatto a pezzi" in tanti piccoli post di massimo 140 caratteri. Non c'è dubbio che il dono della sintesi sia molto apprezzato oggi...

Chindu Sreedharan ha iniziato a fine luglio e finora ha scritto 205 post (o meglio, tweets).
E' stato ispirato proprio dalla lettura di Randamoozham di MT Vasudevan Nair, che ha riletto più volte, e nei suoi post ha scelto il punto di vista di Bhima.
Nel postare su Twitter poi ha seguito prevalentemente Bhimsen, un'altra riscrittura del poema, che Prem Panicker ha scritto sul suo blog, a sua volta ispirata a Randamoozham e quindi ancora riscritta con gli occhi di Bhima.

"...ciò che qui c'è, lo si può trovare anche altrove;
ma ciò che qui non si trova, non esiste in nessun luogo" si dice nel Mahabharata.

Che quindi ne sia stato fatto di tutto, è più che normale, con tutto questo materiale a disposizione: l'arte indiana, le forme di danza e di teatro, le storie e le ninna nanna attingono a piene mani dal Mahabharata, fino ad arrivare a fumetti, serie tv (in 94 puntate!), film, cartoni animati, romanzi, riscritture.
Dalle nostre parti è arrivato principalmente attraverso il film di Peter Brook o il romanzo di KR Narayan.

Ci si può sbizzarrire all'infinito, cambiando i punti di vista degli infiniti personaggi.
A me piacerebbe leggerlo con gli occhi di Karna, figlio non riconosciuto della madre dei cinque Pandava e finito dalla parte dei nemici.
Nel recente Il palazzo delle illusioni della Divakaruni (questa volta tradotto anche in italiano e in qualche centinaio di lingue) invece il punto di vista è quello femminile di Draupadi, la moglie dei cinque Pandava.

Ma su Twitter? Potrà funzionare? Per ora l'ho messo tra i miei siti preferiti.