Polvere. Nelle strade della grigia e triste città di provincia dove abita Deven, polveroso e grigio insegnante di hindi in un college. Nelle parole di un grande poeta: “
prima che il Tempo ci riduca in polvere...”. E, sotto i cartelloni pubblicitari e nei vicoli antichi, anche nella gloriosa Delhi, culla di una cultura ormai in decadenza.
Deven viene arruolato da un amico d’infanzia, direttore di una rivista di poesia urdu, per intervistare Nur, celebre poeta di Delhi: un'opportunità unica di conoscere la leggenda vivente della poesia urdu, proprio per chi si è dovuto accontentare di insegnare hindi a studenti insofferenti e a sperare inutilmente di veder pubblicata qualche sua poesia.
Ma entrando in casa del poeta, si accorge come le vette elevate della poesia siano un ricordo ormai lontano: Nur, invecchiato, incattivito e scorbutico, vive in balìa di donne volgari e del suo entourage più dedito a mangiare, bere e gozzovigliare che non ai versi sublimi della poesia.
Di fronte ai tentativi di Deven di concludere l’intervista, Nur parla a sproposito, oppure rimane in silenzio, con “
le labbra che scoprono le gengive macchiate e i denti marci, come in una maschera di putrefazione”, in una tetra stanza che “
puzza di insulti sordidi, di gengive marche, di liquore puro e di troppi anni e di troppa collera impotente”.
Timido e remissivo, già vittima dello sbeffeggio dei suoi studenti e delle imposizioni della moglie, Deven diventerà anche vittima dello stesso poeta e del suo mondo. La lingua che insegna, “
un mostro vegetariano” adatto solo ad adoratori di vacche, viene disprezzato e ridicolizzato, rispetto al ben più sostanzioso, sublime e poetico urdu.
Deven tornerà più volte a Delhi e si sentirà sempre più inadeguato, in mezzo a due fuochi, quello di Nur e quello del direttore della rivista, e cercando di concludere qualcosa peggiorerà sempre più la sua tragicomica situazione, fino a che i fuochi si moltiplicheranno: il preside, gli studenti, la moglie.
Arguto, impietoso e delicato, scritto in un tono ironico ed amaro,
In custodia ben rappresenta la maestria di Anita Desai nelle descrizioni dei luoghi come negli stati d’animo, con il suo uso preciso e suggestivo delle parole.
Di Anita Desai spesso si loda la grande abilità di cogliere gli stati d’animo dei personaggi femminili. E’ sicuramente vero, ma questo libro dimostra che riesce magnificamente anche a rappresentare quelli maschili. E che forse non sono poi così diversi.