In questa antologia 16 autori indiani (o di origini indiane o affini) raccontano i molti volti della diffusione dell'Aids in India, che, inizialmente negata, sta ora espandendosi con preoccupante rapidità.
L'antologia è stata realizzata in collaborazione con Avahan, il progetto della Fondazione Bill & Melinda Gates (su cui ho sentito dire tutto e il contrario di tutto) che si occupa di prevenzione dell'Aids in India.
Sono 16 saggi che ci portano a conoscere diverse comunità, la maggior parte "ad alto rischio", in diverse zone dell'India: da Bangalore a Calcutta, dall'Andhra Pradesh al Manipur.
Kiran Desai ci porta nei villaggi di prostitute nell'Andhra Pradesh (uno degli stati a più alta diffusione dell'Aids), Salman Rushdie fra gli hijra (diciamo "transessuali" - semplificando molto) di Bombay, Sunil Gangopadhyay nei bordelli di Calcutta dove si rifugiava da giovane con gli amici per bere whisky di nascosto, William Dalrymple fra le devadasi del tempio, Siddhartha Deb fra la generazione perduta del Manipur, dedita alla tossicodipendenza, Vikram Seth invece parla di una sua poesia in cui un uomo sta morendo di Aids.
Il viaggio fra le vittime dell'Aids prosegue nella comunità dei camionisti, in istituti per i bambini orfani dell'Aids, fra le casalinghe contagiate, negli ospedali, fra la polizia e le sue violenze sui "lavoratori del sesso".
Nella maggior parte dei casi raccontati in questi reportage, l'Aids rappresenta uno stigma da nascondere per non essere esclusi dalla società, il che contribuisce ovviamente alla sua diffusione.
Emerge anche il lavoro di varie Ong che si occupano invece dei malati e della prevenzione, sicuramente lodevoli e concretamente utili, ma non sufficienti per un affrontare un problema così vasto e subdolo.
L'antologia ha i pregi e i difetti delle antologie: sono descritte tante realtà diverse, con registri diversi (anche se tutti in stile giornalistico), con più o meno empatia nei confronti delle persone descritte (ma sempre senza alcun sentimentalismo), il che contribuisce a dare l'idea di una realtà molto sfaccettata. Non emerge invece, nel caso qualcuno se l'aspettasse, un'analisi approfondita del problema dell'Aids in India, oltre a quella proposta nella premessa di Amartya Sen.
Uno degli aspetti più interessanti è invece imparare la terminologia (e quindi tutte le sue sfaccettature) che descrive il complesso mondo della sessualità, in un moltiplicarsi di termini, distinzioni e acronomini: lavoratrici del sesso (non "prostitute"), lavoratori del sesso (MSW, Male Sex worker), Men who have Sex with other Men (MSM), omosessuali, hijra, kothi, pandi...
Forse l'aspetto più importante, però, è quello di cercare di rendere più consapevoli i cittadini indiani (il libro è uscito originariamente in India presso la Random House) di questo male nascosto, che anche nelle classi sociali più alte si tende a ignorare.

