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Visualizzazione dei post da 2011

Mehwish parla al sole

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di Uzma Aslam Khan

La geometria di Dio

Ambientato fra Islamadab e Lahore, questo romanzo racconta la storia di due sorelle, a partire dalla fine degli anni Settanta per arrivare fino agli anni Novanta, sullo sfondo di un Pakistan difficile e insicuro che vuole imporre alla società un'idea distorta di religione.
Detto così può sembrare davvero banale, la solita storia delle donne e l'islam. Invece no, è un romanzo molto intelligente, profondo, originale, ben scritto, e del tutto lontano da stereotipi e luoghi comuni. 


E' nelle prime pagine del romanzo che la piccola Amal partecipa agli scavi nel Salt Range pakistano insieme al nonno Zahoor, paleontologo, scienziato e libero pensatore, e a soli otto anni scopre un fossile, un osso a forma di S.
E' un indizio della struttura del cane-balena che il nonno sta cercando: un mammifero di transizione tra la moderna balena e un antenato simile a un lupo, che un tempo nuotava nell'Oceano Tetide. Ed è in quello stesso momento c…

Intervista a Dhananjay

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Ancora storie bengalesi

Tanto per restare in tema e continuare con altre storie bengalesi dopo avervi già abbondantemente annoiato con gli ultimi post su Tagore, qualche tempo fa avevo chiesto al mio amico Dhananjay di essere intervistato all'interno di un articoletto sulle letterature dell'India. L'articolo poi non è uscito del tutto, e allora ecco qui questa piccola intervista. 
Dhananjay Ghosal è stata la mia guida "turistica" a Calcutta e nel Bengala, ma soprattutto è stato (ed è sempre di più) la mia guida spirituale in quello splendido e sconfinato territorio che è la letteratura bengalese.  Dhananjay ha scritto varie raccolte di poesie e romanzi in bengalese (ed è stato scelto come uno dei rappresentati della letteratura bengalese l'anno scorso al Salone del libro di Torino, dove ci siamo conosciuti).

Se avete altre domande non esitate a chiedere!

Parlaci di te: che cosa hai scritto e quali sono i tuoi temi preferiti?

Scrivo poesie e romanzi. Amo andar…

Di ritorno dal River to river 2011

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Eccomi finalmente a raccontare del weekend passato a Firenze al River to river.  Prima di tutto, sono stata molto felice di avere incontrato nuovamente Elisa e di aver finalmente conosciuto Gianni!
Ho molto apprezzato tutto il focus su Tagore: il bel documentario di Satyajit Ray che racconta della sua vita e del suo impegno intellettuale e sociale, l'incontro mattutino interamente dedicato a Tagore e i due film tratti dai suoi libri.
Ghare Baire (The home and the world), diretto da Satyajit Ray e tratto dal romanzo omonimo di Tagore, ben descrive la situazione e l'atmosfera politica dell'epoca dello Swadeshi, con tutte le sue contraddizioni e la sua tendenza a sfociare in violenza.  Il romanzo ha sicuramente però l'arma in più di raccontare la storia con tre punti di vista diversi, che dà uno spessore tutto particolare al romanzo, che invece non troviamo nel film. 
Khudito Pashan (The Hungry Stones), il film di Tapan Sinha del 1960, è decisamente un bel film, anche se …

L'ufficiale postale, il vagabondo, Mashi e altre storie

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di Rabindranath Tagore
"Quando il battello si mosse, e il fiume gonfio di piogge come una corrente di lacrime sgorgata dalla terra turbinò singhiozzando a prua, provò una specie di pena al cuore: il viso angosciato di una contadinella parve per lui il grande dolore inespresso che pervadeva la Madre Terra stessa."
È una storia di nostalgia e struggimento, di languore e abbandono, di solitudine e malinconia, sullo sfondo della bellezza di una natura che non consola. È la storia di un ufficiale postale che da Calcutta viene mandato in una zona rurale, nei pressi di una piantagione d'indaco e di uno stagno verde e limaccioso, nel bel mezzo di un folta vegetazione.

L'ufficiale dall'animo metropolitano soffre intensamente di solitudine, ma alla sera trova la compagnia di Ratan, una orfanella che lo aiuta in cucina e a cui lui insegna a scrivere. La nostalgia della città e la vita in un posto insalubre indeboloscono l'ufficiale postale, che sceglie di fuggire. Il s…

Le pietre maledette

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di Rabindranath Tagore

Le pietre affamate che divorano storie umane
Continuo con il mio revival tagoriano in preparazione al River to river.
Dopo La casa e il mondo, ho riletto anche alcuni racconti, in particolare quelli della raccolta Le pietre maledette, in attesa di vedere il film di Tapan Sinha, tratto dal racconto che dà il nome alla raccolta (Kshudita Pashgan in bengalese, The Hungry Stones nella traduzione inglese, che si può leggere qui).
Tagore, forse da noi conosciuto principalmente come poeta, fu un prolifico autore di racconti,  fin da molto giovane: scrisse il primo racconto a 16 anni e i suoi primi lavori furono pubblicati nella rivista per bambini Balak. Gli anni Novanta dell'Ottocento furono un periodo dorato per la sua produzione di racconti e Le pietre maledette sono di questo periodo, del 1897.  

Il racconto in questione è una ghost story tutta indiana. Un narratore anonimo incontrato sul treno racconta la sua storia: si trasferisce a lavorare come esattore del…

La casa e il mondo

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di Rabindranath Tagore

Avete visto il programma del River to river, il festival di cinema indiano che ogni anno agli inizi di dicembre si tiene a Firenze?
Quest'anno io ci sarò, anche perché c'è un interessante "focus su Tagore". Anche perché vorrei recuperare, visto che quest'anno mi sono persa tutti gli eventi a Calcutta per il 150esimo della nascita di Tagore, di cui però mi hanno prontamente mandato notizie e impressioni, riuscendo così a farmi impazzire dalla nostalgia.
Uno dei film che saranno proiettati è di Satyajit Ray, girato nel 1984 e tratto da un romanzo di Tagore, Ghare Baire (La casa e il mondo) del 1915. Ho riletto il romanzo in questi giorni per l'occasione e quindi eccomi qui a consigliarvi di leggerlo (anche se non sarete al River to river!).
Con una sola avvertenza: lo stile di Tagore, ai nostri occhi moderni, ha un ritmo lento, un sapore antico, fatto di sospiri e di discorsi sentimentali, molto poetico, totalmente romantico.

La storia è …

Paura del vuoto

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di Raj Kamal Jha 
La scorsa settimana stavo cercando di raccontare a un'amica il libro che stavo leggendo e la sua reazione è stata: "ah, ho capito, non è un libro normale, è un libro strano!" E in effetti è proprio così, questo è un libro strano.
Piccola parentesi (si era capito che mi piacciono le parentesi?): ogni volta è straordinario notare che quando racconto agli altri quello che sto leggendo, loro capiscono di quel libro che non hanno mai letto molto più di me.  Chiusa piccola parentesi.


Paura del vuoto è "strano" perché intreccia tre storie apparentemente indipendenti con rimandi e indizi, con specchi di personaggi immaginari che in realtà sono reali, con sogni che si riflettono da una storia all'altra e ricordi che stanno nel passato ma che forse sono il presente.  Strano perché c'è un narratore che vola sopra un corvo e personaggi con nomi simmetrici (Rima e Amir, Mala e Alam) che si chiamano e richiamano, perché c'è una bambina con il ve…

In arrivo il fiume dell'oppio

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(con un breve riassunto delle puntate precedenti)
Per chi come me negli ultimi tre anni è rimasto in mezzo ai cavalloni del Nero Oceano, con il cuore in bilico fra la Ibis e una scialuppa di salvataggio fra le onde, è finalmente arrivato il secondo romanzo della trilogia di Amitav Ghosh.

River of Smoke è uscito in inglese a giugno ed è ora in uscita anche da noi nella traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti con il titolo Il fiume dell'oppio.
In particolare, Ghosh sarà personalmente in Italia a presentare il libro:
mercoledì 9 novembre 2011, ore 18:30
Casa delle Letterature
Piazza dell’Orologio 3 
Roma
Presenteranno il libro Irene Bignardi e Goffredo Fofi e sarà presente Amitav Ghosh

E ora provo ad azzardare un breve ripasso della trama di Mare di papaveri, il primo romanzo della trilogia, per chi l'ha già letto e vuole rinfrescarsi la memoria (correggetemi se sbaglio qualcosa - sono passati tre anni!).  ATTENZIONE: chi invece ancora non l'ha letto, non vada oltre e invece va…

Un incontro pieno di India e di amicizia

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Grazie a tutte per l'incontro di sabato a Bologna!
E' stato davvero bello conoscersi di persona o rincontrarsi, per trovarsi a parlare davanti a un thali vegetariano delle nostre passioni fatte di viaggi, di libri, di sogni e di vita vissuta.
Grazie a Clara, Cristina, Elisa, Katia, Livia, Manuela, Sonia, Stefania.  Le foto (bellissime!) sono qui, sul blog Italian masala di Elisa, nostra fotografa ufficiale. Spero di incontrarvi presto nuovamente, la prossima volta però vi avviso già: ci vorrà un intero weekend!

Incontro indo-bolognese

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Allora, miei cari appassionati di India e di libri, ci vediamo sabato 15 ottobre! Appuntamento alle 12:50 all'edicola del binario 1 della stazione di Bologna, e pranzo al ristorante Taj Mahal in Via San Felice.
Per favore, date la conferma su questa pagina, scrivendo chi siete e in quanti siete, così posso prenotare il ristorante (e sappiamo chi dobbiamo aspettare in stazione!). La prossima settimana non sarò molto collegata (fiera del libro di Francoforte, torno venerdì 14 a notte fonda), quindi rispondete non appena potete.

A presto, non vedo l'ora!

Saraswati park

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di Anjali Joseph
A differenza di altri libri ambientati a Bombay che di questa città esaltano il caos metropolitano, la vita frenetica in una città sovraffollata e il mare ribollente del grande intreccio di storie e personaggi, quella di Anjali Joseph è una Bombay di quiete, dove i giorni scorrono con la lentezza della vita quotidiana e dove la gente normale fa cose normali.
E' una Bombay fatta di piccoli angoli, di raggi di luce alle diverse ore del giorno che il cielo riflette per illuminare vie, sobborghi e personaggi. 
E' una Bombay fatta di pioggia e di ombrelli, appartamenti e cucine, tazze di tè e lavori di casa, gechi negli armadi e fantasmi sui muri, bancarelle di libri usati e canti di uccelli, stazioni e treni che diventano piccoli spazi di riflessione dei personaggi sulla via di casa.
Una città che viene fuori in immagini lievi e accenni nitidi, e che se ne sta tranquilla sullo sfondo delle vicende di questo romanzo delicato e sottile. 
Saraswati Park è il romanzo d…

Incontriamoci!

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Con le ragazze che seguono questo blog (e che scrivono a loro volta bellissimi blog) abbiamo pensato che è sempre emozionante incontrarsi fra appassionati di libri e di India.
Noi ci vediamo sabato 15 ottobre a Bologna per pranzo, con annessa scorpacciata in ristorante indiano. 
Siete tutti benvenuti a unirvi a noi (nel caso scrivetemi)! 


Il gioco di Ayyan

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di Manu Joseph
Divertente, simpatico e intelligente, Il gioco di Ayyan è la storia di un dalit che lavora come umile impiegato tuttofare nell'Istituto per la Teoria e la Ricerca di Bombay, un centro di ricerca popolato da scienziati di alto livello, tutti di casta bramina.  
Il romanzo d'esordio del giornalista Manu Joseph, dal titolo originale Serious Men, ha vinto il The Hindu Best Fiction Award ed è stato recentemente tradotto da una casa editrice che si occupa principalmente di scienza, Edizioni Dedalo.

E' il mondo degli scienziati, delle loro guerre interne, dei loro assurdi modi di dire e di pensare a essere al centro del libro, un mondo che si intreccia con questioni di casta (scienziati bramini che pensano che i dalit non siano intelligenti come loro e che le quote non funzionino perché ammazzano il merito), questioni di genere (sono tutti uomini, tramite la bella e giovane Oparna, unica ricercatrice donna dell'istituto su cui tutti puntano costantemente gli oc…

I giardini di Ceylon

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di Shyam Selvadurai
"Questo non è Orgoglio e pregiudizio, akka. Il tuo Dancy non arriverà a cavallo".
Così dice a un certo punto di questo romanzo una giovane ragazza alla sorella in età da marito.  E in effetti il suo Dancy non arriverà a cavallo, però per certi versi sembra proprio di essere in un romanzo di Jane Austen, per le descrizioni dei personaggi, stretti fra voglia di autonomia e convenzioni sociali, per l'abilità di delineare un'epoca, per la trama fatta di intrecci famigliari e ricerca di mariti, per i dialoghi che mandano avanti la storia. 
Qui siamo però in Sri Lanka alla fine degli anni Venti, quando ancora l'isola si chiamava Ceylon e faceva parte dell'impero britannico. Il sapore del romanzo è molto coloniale, un po' retrò, con le descrizioni delle camicette da sari dell'epoca, dei mobili e delle tende, dell'archittettura delle case e dei quartieri di Colombo, girati in macchina o in risciò. 
Il titolo originale inglese del roma…

India e paesi himalayani, Terre dell'Uomo

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a cura di Cristiana Natali

Torno dal mio viaggio con ancora più voglia di viaggiare e di partire, di vedere mondi diversi da questo, non perché questo non mi piaccia ma perché la diversità è bellezza.
Questi caldi giorni con ancora le immagini negli occhi di altri mondi mi sembrano ideali per parlare di un libro fotografico sull'India che mi è arrivato qualche tempo fa: India e paesi himalayani, a cura di Cristiana Natali, che fa parte della collana Terre dell'uomo pubblicata da L'Artistica Editrice.



Ecco, in genere non sono una che dice che "un'immagine vale più di mille parole": per me le parole valgono moltissimo perché spalancano porte agli occhi e a tutti gli altri sensi. Così non ho mai parlato di libri fotografici, ma devo ammettere che molto spesso mi perdo nelle foto del subcontinente, affetta da quel Mal d'India che viene riconosciuto anche nell'introduzione di questo libro.

Mi sono persa anche in queste foto, che descrivono il rapporto quo…

Libri per l'estate

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Saluto tutti quelli che passano di qui perché sono in partenza per le vacanze.
Porterò due libri con me: I giardini di Ceylon di Shyam Selvadurai (autore nato in Sri Lanka che ora vive in Canada) e River of Smoke di Amitav Ghosh (la seconda parte della trilogia iniziata con Mare di papaveri), che proverò a leggere in inglese.
Una buona estate a tutti!


Venerare la vita

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Ieri ho finito il romanzo di Nagarkar, Piccolo soldato di Dio, in cui il protagonista Zia arriva a fare le peggio cose in nome della sua fede in Allah prima e in Gesù poi.  Oggi un nuovo attentato a Bombay, la città che tanto amo, mi spezza il cuore e le gambe. 
Riprendo in mano il libro, non so neanche io perché (forse per trovarci un senso - cosa dolorosa e pericolosa da fare con i libri), e mi assalgono le parole che il fratello del protagonista fa dire a Kabir, il santo-poeta su cui scrive il suo romanzo nel romanzo, che sono anche le parole con cui ci congediamo da Zia. 
"Esiste un solo Dio e si chiama Vita. È la sola cosa degna di venerazione. Il resto è irrilevante."


Piccolo soldato di Dio

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di Kiran Nagarkar

Non c'è dubbio: Kiran Nagarkar, l'autore di Ravan & Eddie, è un grande narratore dotato di genio e di ironia, anche se questo romanzo è allo stesso tempo troppo denso e troppo dispersivo per essere apprezzato fino in fondo.


Piccolo soldato di Dio è la storia di Zia Khan, un personaggio eccezionale, nato a Bombay in una famiglia musulmana liberale e moderna - con l'unica eccezione della zia Zubeida, fanaticamente devota all'Islam.
Fin da piccolo Zia sa di essere un prescelto da Dio e la strada che abbraccerà sarà sempre quella di una fede assoluta e intollerante, con inclinazione al supplizio e all'inseguimento cieco, senza se e senza ma, di quella che pensa essere la volontà di Dio.
Impariamo a conoscerlo nella sua infanzia a Bombay, nella sua scuola esclusiva, per poi seguirlo a Cambridge (è un genio matematico con interesse verso l'economia) dove partecipa a tutti i convegni letterari con l'intento di uccidere Salman Rushdie, il "Pr…

Kartografia

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di Kamila Shamsie

Ma quanto affetto che scaturisce nell'animo leggendo questo libro!
Quanta simpatia, vicinanza, empatia si stabilisce con i personaggi, così vividi, così legati fra loro che uno finisce le frasi dell'altro, così che dopo un po' ci sembra che siano nostri amici, quelli di una vita, davanti a cui non ti vergogni di niente. 

Ho comprato questo libro di Kamila Shamsie dopo aver letto Ombre bruciate, consigliata da Clara (grazie del suggerimento!): è vero, Kartografia (scritto nel 2002) non ha la maturità di Ombre bruciate, che spazia fra la bomba atomica e l'11 settembre passando per la Partizione e se la cava pure egregiamente, ma emana una freschezza e un'energia straripanti di vita, che fa perdonare le sbavature di certe pennellate troppo vigorose. 
La vera protagonista del libro è la città di Karachi in Pakistan, inquinata, affollata, violenta ma affascinante e vitale, dove la narratrice Raheen, tredicenne, trascorre le sue giornate e condivide ogni co…

Dolceamaro a Bombay

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di Namita Devidayal


È uscita da poco la traduzione in italiano (di Gioia Guerzoni) di Aftertaste, con il titolo Dolceamaro a Bombay.
È il secondo romanzo di Namita Devidayal, autrice dell'affascinante La stanza della musica
Dolceamaro a Bombay è la storia più amara che dolce di una famiglia stretta accanto al capezzale della madre, del suo business di dolci e delle sue relazioni, tutte basate sui soldi.
Non è bello come il suo primo libro, ma se volete potete leggere in questo post le mie impressioni che avevo postato qualche mese fa dopo averlo letto in inglese.

Straniero alla mia storia

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Viaggio di un figlio nelle terre dell'Islam

di Aatish Taseer
Ci sono due storie, che si intrecciano e che dipendono una dall'altra, in questo resoconto di un viaggio che dalla periferia di Leeds arriva a Lahore: quella personale della famiglia di Aatish Taseer e quella del viaggio che il giovane giornalista ventiseienne intraprende "attraverso le terre dell'Islam" per capire che cosa significhi essere musulmano.

Le due storie sono legate in modo indissolubile: Aatish Taseer è figlio di una giornalista indiana e di un politico pakistano, che si sono separati quando lui aveva 18 mesi. Dal padre, che non ha visto per 20 anni, ha ereditato il fatto di essere musulmano (in quando figlio di un musulmano), pur crescendo in una Delhi pluralista e in una famiglia sikh e tollerante.
E' una seccata lettera del padre (liberale e miscredente ma che difende a spada tratta il "mondo musulmano") in risposta a un suo articolo sul fondamentalismo in Inghilterra che lo sp…

Il rumore dell'acqua

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di Sanjay Bahadur

Ho sempre associato la narrativa mineraria (se così si può dire!) all'Ottocento verista o naturalista: come non ricordare per esempio Rosso Malpelo o Germinal?
Invece questo romanzo, ambientato in una miniera di carbone indiana, è dei giorni nostri e parla, a modo suo, anche dell'India di oggi, pronta a sacrificare vite umane in nome dello sviluppo, intrisa di politica e burocrazia che si infiltra, come l'acqua, in ogni anfratto della vita umana. 

L'autore, al suo primo romanzo, è stato un dirigente del Ministero del Carbone (già è significativo il fatto che esista in India un tale ministero) e si capisce chiaramente che le sue conoscenze del mondo minerario sono approfondite e di prima mano.

La storia è quella di un incidente che avviene in una miniera "all'ultima fase di sviluppo", cioè una miniera di serie B, in cui si estrae "l'ultima libbra di carne della terra", in cui vengono mandati i minatori più fastidiosi: i troppo …

Un tempo ero umano

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Storie dall'India di oggi

Sabato 21 maggio alle 17:30 nella sede di Amnesty International a Bologna, in via Irma Bandiera 1a, si terrà il reading 
UN TEMPO ERO UMANO Storie dall'India di oggi  
In particolare, leggeremo alcuni brani da: La tigre bianca di Aravind Adiga, la storia di un self-made man dalle tenebre del Bihar alla scintillante Bangalore Animal di Indra Sinha, la voce di un ragazzaccio a quattro zampe che ha respirato i veleni di BhopalIl rumore dell'acqua di Sanjay Bahadur, un romanzo ambientato nelle viscere della terra, in una miniera di carbone Parleremo di questi (e altri) libri, delle azioni di Amnesty International per i diritti umani in India e di esperienze vissute nel subcontinente.
Vi aspetto numerosi!


Forget Kathmandu

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di Manjushree Thapa

(Leggere Forget Kathmandu a Kathmandu)

Eccomi tornata da un viaggio in Nepal e rieccomi sul blog con la lettura che ha accompagnato i miei giorni a Kathmandu.
Questo saggio-reportage è l'unico libro nepalese che ho trovato tradotto in italiano (dall'originale inglese), ma sono tornata con altri libri in inglese di scrittori nepalesi (che si aggiungono alla enorme pila di libri da leggere): Arresting God in Kathmandu di Samrat Upadhyay (nepalese che ora vive negli Stati Uniti), Tilled Earth della stessa autrice di Forget Kathmandu e infine una traduzione in inglese dal nepalese, Palpasa café di Narayan Wagle.
Il Nepal era un paese di cui non sapevo molto e per alcuni versi nei primi giorni mi è sembrato molto simile all'India (anche l'odore - quel misto di curry, incenso, fogna e spazzatura - è molto simile!), ma  a poco a poco, con il proseguire dei giorni fra la valle di Kathmandu e l'alta montagna, ho trovato un mondo sfaccettato e del tutto unico.…