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Visualizzazione dei post da Marzo, 2011

Il giardino delle delizie terrene

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di Indrajit Hazra

Intrigante questa doppia storia di due personaggi, un piromane insonne a Calcutta e uno scrittore in ostaggio a Praga, questo doppio mondo, questo doppio sogno.

A Calcutta, Hirenmoy Bose dorme una notte ogni dieci, ha il brutto vizio di appiccare fuochi e dopo che la storia con la fidanzata è andata... in fumo (letteralmente) torna a vivere dai suoi amici del pensionato, dove tutti pendono dalle labbra di Ghanada e dalle sue storie incredibili di avventure improbabili.
A Praga, il celebre scrittore indiano Manik Basu è in fuga dal suo editore: ha firmato un contratto per cinque libri in cinque anni, intascando un grosso anticipo, ma ancora non ne ha scritto neanche uno. E proprio a nella città di Kafka verrà sequestrato e imprigionato fino a che non avrà concluso il suo romanzo.
Chi è più vero? Verso quale comune destino stanno correndo ignari i protagonisti di questo romanzo che a capitoli alterni descrive le storie di Hirenmoy e Manik? Sono due mondi separati e paralle…

Ombre bruciate

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di Kamila Shamsie

Iniziamo respirando l'aria lieve di Nagasaki nel 1945, in ignara attesa della bomba atomica, per poi passare in una Delhi in attesa della Partizione, decandente ma ancora vitale e poetica, e arrivare a Karachi negli anni Ottanta della guerra fredda e dei profughi afgani. Per perderci infine nelle connessioni che uniscono e separano New York e l'Afganistan dopo l'11 settembre.

E' un romanzo ambizioso e ben costruito, a tratti poetico, che ci porta in giro per i continenti e per mezzo secolo, seguendo la storia di interdipendenza e di amicizia fra due famiglie, una occidentale (inglese-tedesca-americana) e una orientale (giapponese-indiana-pakistana), tenute insieme da un memorabile personaggio, Hiroko.
Hiroko è una giapponese che ha subìto la perdita del fidanzato nell'esplosione della bomba e che porta i segni di quel terribile evento sulla coscienza e sulla schiena, nella cicatrici a forma di gru che le sono rimaste addosso, segno del disegno del ki…

La figlia segreta

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di Shilpi Somaya Gowda

Non mi stupisce che questo romanzo d'esordio di una scrittice cadanese di origini indiane sia già un best-seller: mescola con abilità certi ingredienti in grado di attirare lettori (ma soprattutto lettrici) affamati di sentimenti e di tematiche “esotiche”.

Eccone alcuni: l'infanticidio femminile in India, la vita occidentale sicura ma senz'anima di contro alle follie indiane, le contraddizioni dell'India, Bombay e i suoi slum (la slum-lit in stile Millionaire colpisce ancora e io giuro che sto iniziando a rimpiangere Shantaram), la maternità negata e il senso materno (mom-lit?), le relazioni umane nella famiglia occidentale e in quella allargata indiana. 
Il romanzo è strutturato in brevi capitoli che alternano la vita indiana di Kavita, madre naturale di una bambina data in adozione, con quella della famiglia adottiva californiana. Una tecnica che rende la lettura coinvolgente e rapida, e su cui non ho assolutamente niente da ridire – la usano anche…

L'ufficio postale (Dak Ghar)

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di Rabindranath Tagore

"O della morte": scrive il lettore misterioso che mi ha preceduto nella lettura di questo dramma teatrale, scritto da Tagore in bengali nel 1912.
Ho trovato i suoi appunti, lievi e scritti a matita in una elegante grafia, su un libercolo usato del 1992 che avevo comprato per mille lire da una bancarella genovese prima ancora che sapessi che cosa fosse l'India (questo in effetti ancora lo ignoro).
Il lettore in realtà ha scritto un nome e un cognome sulla prima pagina: Carlo Dapelo - googlando escono fuori un magistrato e un agente immobiliare, chissà - e ha segnato refusi, sottolineato parole e frasi, commentato ("molto bello!", "metempsicosi?", "la morte!"), annotato con citazioni di altri mondi ("la scienza del mondo è stoltezza, San Paolo").
Ho ripreso in mano questo libretto ispirata dalle notizie che mi arrivano da Calcutta sui 150 anni dalla nascita di Tagore, che gli amici bengalesi si accingono a fes…