Ieri ho finito il romanzo di Nagarkar, Piccolo soldato di Dio, in cui il protagonista Zia arriva a fare le peggio cose in nome della sua fede in Allah prima e in Gesù poi.
Oggi un nuovo attentato a Bombay, la città che tanto amo, mi spezza il cuore e le gambe.
Riprendo in mano il libro, non so neanche io perché (forse per trovarci un senso - cosa dolorosa e pericolosa da fare con i libri), e mi assalgono le parole che il fratello del protagonista fa dire a Kabir, il santo-poeta su cui scrive il suo romanzo nel romanzo, che sono anche le parole con cui ci congediamo da Zia.
"Esiste un solo Dio e si chiama Vita. È la sola cosa degna di venerazione. Il resto è irrilevante."
7 commenti:
Condivido la riflessione tua e del personaggio del romanzo.
Che cosa folle, a volte, la vita!
Silvia, anche io approvo in pieno. Un abbraccio notturno, c.
grazie Silviè! ci voleva!
Folle eppure bellissima, la vita.
Grazie a voi e un abbraccione a tutti.
Non so cosa dire.. Spero per coraggio e la pace.
Grazie Silvia, un abbraccio.
Bello quando vita e letteratura si incrociano. Io la notizia l'ho appresa mentre ero al centro commerciale, che esperienza surreale.
un odio intollerabile e assurdo!
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