Leggere l'India

13 aprile 2011

Il piacere non può aspettare

di Tishani Doshi

Una piacevole lettura, che scivola via in modo lieve ed elegante, senza lasciare sconvolgimenti nell'anima né riflessioni profonde, ma con una sensualità e una poesia molto coinvolgenti.  

Più che l'urgenza del piacere (il titolo inglese è The pleasure seekers), è la sua ricerca costante, lungo tutta la vita, a essere la protagonista del libro.

La storia è quella, romanzata, dei genitori dell'autrice: lei gallese e lui indiano di Madras (ma di famiglia gujarati e jainista), che si incontrano a Londra e si innamorano. 

Si sposano e scelgono di vivere a Madras, confortati da quella grande famiglia allargata che inizialmente aveva tanto contrastato la loro unione. In India nasceranno le loro figlie e sempre in India inizieranno anche le loro storie d'amore e di ricerca del piacere, più complicate e sofferte di quella del tutto idilliaca dei genitori.


Il tema della famiglia "mista" e "multiculturale", con tutte le sue ricchezze e le sue difficoltà, non è nuovo né portato avanti in modo particolarmente originale (devo dire che ho avuto un certo buon numero di déjà vu...), ma per una volta è l'occidentale che emigra, meno benestante della famiglia indiana, con tutti i suoi domestici e i lussi delle classi alte, così lontani dalle condizioni di vita del povero villaggio del Galles da dove proviene.

La saga familiare si dipana dalla fine degli anni Sessanta per arrivare fino al 2001: ogni tanto la storia si affaccia con curiose coincidenze (che rimangono tali) ma rimane sullo sfondo, mentre in primo piano sono i rapporti familiari fra genitori, nonne, cognate, figli, amanti e nipoti.

Questo è il primo romanzo di Tishani Doshi, che è anche poetessa e ballerina (e anche un po' star letteraria nei vari festival).
La giovane autrice indugia un po' troppo in certi stereotipi (la nonna dolcissima e saggia, la figlia irruenta, la relazione coniugale dei genitori), ma è brava soprattutto a descrivere un mondo familiare infondendo poesia e sensualità, e a dare uno spessore non banale al piacere, anche e soprattutto quello fisico.

07 aprile 2011

Come un diamante nel cielo

di Shazia Omar

La colonna sonora di questo romanzo di una giovane autrice esordiente sono le canzoni di Bob Dylan, di Lou Reed, dei Doors e dei Beatles che ascoltano e citano i personaggi del libro, mescolate con il rumore degli scooter e dei clacson di Dhaka e intrecciate con le suonerie di Mission Impossibile dai cellulari.

Come un diamante nel cielo è ambientato nella capitale del Bangladesh e la sua trama avvincente rincorre le storie della gioventù bruciata per le case, le stanze e le strade di questa città mostruosa e brulicante di ogni genere di vita.


Seguendo le vicende dei due giovani ragazzi protagonisti, due tossicodipendenti sempre alla ricerca della prossima dose di eroina, giriamo fra l'università e le stanze dei figli della Dhaka bene, per cacciarci nelle baracche e nelle strade putride del basti a cercar la droga da spacciatrici dolci e fragili, per poi finire a casa di un ricco mafioso che commercia diamanti, oppure in tristissimi locali alla moda. 

Incontriamo tossicodipendenti alla ricerca del prossimo sballo, poliziotti fanatici, politici corrotti, bellissime prostitute di lusso, mendicanti mutilati, belle ragazze dell'università sole e sconsolate.

Ci affezioniamo in particolare a uno dei due giovani, Deen, un personaggio molto credibile diviso fra la droga e una storia d'amore: l'autrice gli sta sempre molto vicina, offrendoci il suo linguaggio e il suo punto di vista, e si discosta solo in pochi momenti per darci qualche breve ragguaglio sul Bangladesh.

Di certo non fa venire la voglia di andarci, in Bangladesh (e dire che l'ho letto anche perché invece un giorno mi piacerebbe ritrovarmi fra le strade sovraffollate di Dakha), un paese sfortunato diventato la fogna del mondo.

Un Bangladesh senza molta speranza, dove il fondamentalismo che si affaccia può trovare un terreno fertile, dove solo i soldi contano, dove i politici fanno i mafiosi di professione e dove anche la meglio gioventù di Dakha è sbandata e finisce molto facilmente per scivolare nella tossicodipendenza.

Il tutto raccontato con una trama avvincente e in chiave noir con tanto di pistola, traffico di diamanti, polizia e storia d'amore. Ma quello che alla fine sconvolge e commuove sono i giovani bangladeshi, innocenti proprio di quella innocenza che hanno perduto, e del tutto vulnerabili.