The collaborator

di Mirza Waheed

Il protagonista di questo romanzo inizia a raccontarci la sua storia nel momento in cui si trova di fronte a un ufficiale dell'esercito indiano che, fra un "fucking" e l'altro, fra un sorso di whisky e l'altro, gli sta affidando un lavoro.

È subito chiaro che il narratore si trova in una posizione di debolezza, che deve stare attento a come parla, che non può dire di no.

Poco a poco capiamo che il nostro narratore è un ragazzo kashmiro di un piccolo villaggio, rimasto ormai deserto, a ridosso della Linea di Controllo (LoC) che divide la zona controllata dall'India da quella controllata dal Pakistan.
Capiamo che il suo lavoro per l'esercito indiano sarà quello di andare a recuparare le carte di identità e le armi dai cadaveri dei militanti provenienti dal Pakistan che hanno attraversato il confine e sono stati uccisi: è lui il "collaborator" - suo malgrado - del titolo.


Lo seguiamo così fra le valli del Kashmir, fra ruscelli blu e fiori gialli su cui giacciono i cadaveri, in una narrazione che intreccia passato e presente, e scopriamo che i suoi migliori amici con cui giocava a cricket, faceva il bagno nei fiumi e parlava di ragazze sono passati a uno a uno dall'altra parte della linea, in Pakistan, per arruolarsi nella causa della libertà del Kashmir. Tutti tranne lui. 

E a poco a poco, pezzo dopo pezzo, ricordo dopo ricordo, scopriamo anche perché il villaggio dove vive è rimasto deserto, dopo che tutte le famiglie sono fuggite. Tutte tranne la sua. 

The collaborator è il romanzo di esordio di Mirza Waheed (che è nato in Kashmir, ha studiato a Delhi e ora vive a Londra), non ancora tradotto in italiano.
Il suo pregio è quello di raccontare la vita nel Kashmir indiano degli anni Novanta attraverso gli occhi di un diciannovenne, intrecciando memoria, paure, affetti familiari e brutalità dell'esercito, con una scrittura coinvolgente che sa cogliere veri e propri momenti di poesia in tanta violenza.

Niente terroristi né complotti internazionali per descrivere la drammatica situazione del Kashmir: questa storia si nutre invece della solitudine del protagonista, della vita quotidiana di un villaggio, delle strade di paese e dei negozi, degli azan cantati da una moschea che si frequenta solo saltuariamente, della vita familiare con i genitori, fra il tè della madre e il narghilè del padre, degli incubi terribili, dei silenzi della disperazione. 

Non sempre la voce appare autentica: in alcuni punti sembra che un autore più anziano e consapevole interferisca con il protagonista diciannovenne, ma per la maggior parte delle pagine quella che ci parla è invece una voce da ascoltare, che ci racconta della violenza di un paese militarizzato e dei suoi morti, e riesce a farlo in modo poetico, lirico e toccante. 

Commenti

  1. Ciao Silvia e grazie per aver suggerito questo libro. Spero proprio che lo traducano presto in italiano.
    Mi piace l'idea di leggere qualcosa sul Kashmir. Lo consiglierò anche a mia cugina Silvia che ha lavorato un periodo proprio in Kashmir come interprete urdu per la Croce Rossa internazionale.

    Un abbraccio,
    cris

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  2. Ciao Cristina, se scopro che lo traducono vi farò sapere!
    Che bello il lavoro di tua cugina, interprete urdu in Kashmir...! Ti ha raccontato qualcosa di questa esperienza?
    ciao!

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