Il suono del respiro e della preghiera

di Tahmima Anam 
  
Di Tahmima Anam, scrittice originaria del Bangladesh emigrata in Inghilterra, avevo letto I giorni dell'amore e della guerra, ambientato durante la guerra di indipendenza del 1971.
Il libro mi era piaciuto, anche se non mi aveva convinto fino in fondo.

Ora mi è arrivato direttamente dal Bangladesh, da due miei carissimi amici viaggiatori (grazie!), il secondo romanzo della scrittice, The good muslim che è poi la continuazione del primo. In realtà si può anche leggere in modo indipendente e sta perfettamente in piedi da solo, ma se li volete leggere entrambi, iniziate senza dubbio dai Giorni dell'amore e della guerra.
Solo una precisazione sui titoli italiani: qui The good muslim originale è diventato Il suono del respiro e della preghiera. Non dico altro...



Questo secondo romanzo, che poi dovrebbe essere seguito da un terzo, mi è piaciuto più del precendente.
Mentre nei Giorni dell'amore e della guerra si parlava del grande idealismo che aveva mosso la guerra di indipendenza contro il Pakistan, delle lotte degli studenti, delle promesse di un paese libero, anche se in mezzo a una guerra atroce e cruenta, in A good muslim si parla delle disillusioni postbelliche, dei tempi e degli animi cambiati, di tutto un mondo andato in frantumi.

Il punto di vista è sempre quello della stessa famiglia: la vedova Rehana con i suoi due figli, Maya e Sohail.
La narrazione è costruita alternando due momenti storici, in modo da lasciare sempre un po' di suspense e di interrogativi nell'animo del lettore: l'anno successivo alla fine della guerra, il 1972, e tredici anni dopo la guerra, nel 1984, quando Maya, la protagonista del romanzo ritorna a casa dalla madre per la morte della cognata, dopo aver lavorato come ostretica in un villaggio del nord.

Tornando a casa Maya trova un mondo che non riconosce più e che sembra aver dimenticato tutti i vecchi ideali: gli amici che avevano combattutto per l'indipendenza ora danno party e feste alla moda, i criminali di guerra sono tranquillamente in libertà, un dittatore governa il paese intrattenendosi con gli ex-nemici, le donne vittime di stupro durante la guerra sono state dimenticate e lasciate a loro stesse. 

Ma soprattutto a esser cambiato è il fratello Sohail: ha bruciato tutti i libri tranne il Corano ed è diventato un integralista, perso fra sermoni, incontri religiosi e preghiere collettive. Suo figlio è la vittima principale di questo suo fanatismo: un bambino sempre sporco, senza istruzione, trascurato e dimenticato, che Maya cercherà di salvare.
Capiamo a poco a cosa ha portato a tutto ciò, perché Maya se ne è andata di casa, perché è tornata, perché i rapporti fra i due fratelli sono ora impossibili, e alla fine, anche il perché della scelta di Sohail.

Nel romanzo la tensione rimane sempre alta e, con la sua prosa intensa e scorrevole, si legge tutto di un fiato. Alcuni passaggi sono un po' melodrammatici per i miei gusti (notoriamente da persona acida e cinica...), ma la storia è ben orchestrata, i personaggi sono affascinanti e la descrizione della disillusione della post-indipendenza è davvero toccante.

Tahmima Anam, Il suono del respiro e della preghiera, Garzanti 2011
Traduzione di Alba Mantovani
pp. 312 , € 17.60


Commenti

  1. ciao Silvia! uhm... e i personaggi sono abbastanza 'veri' o rimangono 'personaggi'? e poi è tanto che ti voglio chiedere: c'è un libro che rileggeresti volentieri, anche se sai già come va a finire?
    baci!

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  2. Ciao Elisa!
    Alcuni personaggi sono più veri di altri...! Di nuovo non mi ha convinto fino in fondo la madre, ma i due fratelli invece li ho avvertiti come più "veri". Del fratello subito abbiamo un'immagine un po' da "personaggio", ma poi a poco a poco ne veniamo a conoscere i retroscena e allora capiamo che ha uno spessore alle spalle.

    In generale ho riletto un tot di libri, la maggior parte però sono classici russi!
    Tra i libri indiani che ho riletto ci sono i Figli della mezzanotte, Il Dio delle Piccole Cose, Le linee d'ombra, Quel treno per il Pakistan.
    Ognuno per motivi diversi...
    Fra i libri indiani che mi piacerebbe rileggere perché penso che ora capirei di più di quando li ho letti la prima volta, ci sono Fiume di fuoco, I versi satanici.
    Poi ci sono anche quelli che rileggerei per ricalarmi in una atmosfera particolare, tipo Crepuscolo a Delhi o Il palazzo degli specchi...

    E tu?

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  3. dunque, degli indiani, rileggerei molti dei romanzi di anita desai. Ma forse mi piacciono anche di più i suoi racconti.
    Il dio delle piccole cose, anch'io e anch'io le linee d'ombra. Poi mi piace - e ho riletto - dangerlok, troppo bello! ma anche la storia di ruby di, di alka saraogi.
    ma chissà quanti me ne dimentico...

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  4. E' vero, anche io penso sempre di rileggere Anita Desai, anche se poi non l'ho mai fatto...
    Dangerlock, sì, troppo divertente!

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  5. Ben ritrovata, cara Silvia! Anche io ho riletto in inglese I figli della mezzanotte, un'esperienza incredibile. Ora che conosco l'India, altro che quando lo lessi per la tesi di laurea!
    Belli questi tuoi post ultimi, sempre bello leggerti e rileggerti.
    Ti sei dimenticata di citare "Giochi sacri", io prima o poi lo prendo in inglese, poi ve lo passo! Baci da B'bay

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  6. Va bene, va bene, ma certo, Giochi sacri! :-)
    Però non penso di rileggerlo troppo a breve: per rileggere un libro, e trarre giovamento dalla rilettura, secondo me può servire aver concluso il ciclo di quel libro, di quel pezzo di vita in cui lo si è letto... ebbene, per me il ciclo di Giochi sacri è ancora troppo aperto e attuale e danzante per rileggerlo... ma verrà il suo momento giusto!

    Clara: ma quanto stai? Può essere che ci si riesca a incontrare, questa volta!

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  7. Fino a febbraio di sicuro, dai, vi aspetto :-)

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