La morte di Mister Love

di Indra Sinha

Un capitolo della Città color zafferano, di cui parlavo nell'ultimo post, è dedicato al caso Nanavati, che fece molto scalpore in India alla fine degli anni Cinquanta e che finì con l'assoluzione di Kawas Manekshaw Nanavati, incriminato dell'omicidio dell'amante della moglie. 

Nella Città color zafferano non si parla tanto del caso in sé, ma più che altro di come la città di Bombay ha reagito e di come la stampa lo ha trattato, visto che è stato un caso che ha sconvolto e appassionato l'intera nazione.

E' così che mi è ritornato alla mente La morte di Mister Love, il primo romanzo di Indra Sinha, autore che ho tanto amato per Animal al punto che il povero Mr Love è finito un po' in secondo piano e non ha mai avuto un suo post.
Rimedio, anche perché quando l'ho letto (ormai molti anni fa), l'ho letteralmente divorato in una domenica di sole (in una domenica di pioggia sono capaci tutti...) ed è giusto rendergli giustizia, sperando di ricordarmi a sufficienza tutti i risvolti del romanzo.


Oltre alla scrittura elegante e raffinata, l'aspetto forse più riusciuto della Morte di Mister Love è l'abilità nell'intrecciare una trama complessa con grande equilibrio e senza perderne mai i fili, con personaggi che vivono in diversi decenni, da bambini e da adulti, fra l'Inghilterra dei cottage, dei cavalli e del tè e l'India, quella delle montagne un po' soprannaturale e quella sfavillante delle grandi metropoli.

Il protagonista del libro è Bhalu, un indiano che vive ormai da tempo in Inghilterra, dove conduce una vita tranquilla da libraio, con moglie e figlie inglesissime.

La morte della madre Maya, scrittice e sceneggiatrice molto famosa in India negli anni Cinquanta, però, scoperchia vecchi ricordi e misteri: Bhalu legge gli scritti lasciati dalla madre e al funerale ritrova Phoebe, compagna di giochi dell'infanzia vissuta in India e figlia di una cara amica di Maya.

Sarà Phoebe a consegnargli i diari di sua madre, in origine destinati a Maya: leggendo gli scritti delle due donne, il mistero avvolge la storia e Bhalu, un po' impacciato e incerto, andrà alla ricerca del passato, fra gli anfratti della storia di un omicidio, la cui versione ufficiale, già vistosamente bugiarda, nasconde intrecci più intricati, i cui fili (threads, in inglese) o minacce (threats, in questo gioco di parole) si diramano nel presente.

E l'India così ritorna in primo piano, l'India scintillante degli artisti e intellettuali degli anni Cinquanta e quella di oggi, e si annoda a tutte le azioni con le loro infinite conseguenze e inimmaginabili ripercussioni.
Si annoda alla vita di Bhalu, alla sua relazione con Phoebe, ai suoi fallimenti professionali e familiari, ai motivi per cui si è ritrovato a vivere in Inghilterra, al viaggio che servirà soprattutto a fare i conti con se stesso.

Come scrive la madre di Bhalu (che è poi una dichiarazione su questo stesso romanzo):
"Nell’opera di uno scrittore, le storie non sono mai veramente separate.
Cercano di raggiungersi. Si toccano, si mescolano, si separano. Scivolano una dentro l’altra”.

Ed è così che tutte queste storie, fra finzione e realtà storica, si mescolano e scivolano l'una dentro l'altra. Annodarne i fili spetta al protagonista del libro, e anche un po' a noi.


Indra Sinha, La morte di Mister Love, Neri Pozza 2003
Traduzione di Vincenzo Mingiardi
pp. 576, € 18,00

Commenti

  1. Silvia, in questo pomeriggio estivo di lavoro, ritrovo un romanzo che amai molto all'epoca. Letto in inglese, comprato in una libreria di Bandra (W) che non esiste più: Lotus, dove trovai persino le poesie di Mahomud Darwish, il poeta palestinese, tradotte in inglese, oltre che tante chicche preziose, libri che mi hanno accompagnato nella mia vita indiana part-time. Provo nostalgia a leggere questo post, mi riporta indietro negli anni, nell'amore lucente che tuttora provo per questa incredibile città.
    Grazie e continua a pubblicare questi bei post! Un caro saluto

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    1. Anche io ho un po' di nostalgia nel confronto di questo libro: sono passati molti anni da quando l'ho letto e allora tutto era diverso!
      Che tristezza, queste librerie che non ci sono più...

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  2. Ovviamente, se non si era capito il libro ritrovato è appunto il tuo, The Death of Mr Love.

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    1. Sì sì, avevo capito, ma hai fatto bene a specificare perché ultimamente sono un po' tonta!

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  3. Animal mi è piaciuto moltissimo. Questo non l'ho letto e lo ho appena comprato usato su Amazon. Me lo porterò in India ad agosto.

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    1. Buon viaggio allora (e buona lettura)!
      Dove andrai di bello?

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    2. Chennai, Madurai, Kaniyakumari, Trivandrum, Cochin, Mumbai

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  4. Wow! Buon viaggio, allora, e salutami questi bellissimi posti!

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  5. Anche a me Animal è piaciuto un sacco; mi ricordo di averlo letto un paio di anni fa, ad Ahmedabad, metre facevamo le riprese per un reportage...
    E anche questo deve essere bello; lo leggerò senz'altro.
    Ma Mr. Love (che è un nome molto azzeccato, come Animal, del resto) è un nome inventato dall'autore oppure gli è stato dato all'epoca del caso Nanavati?
    :-)

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    1. Se ben ricordo, è un nome di fantasia dell'autore, ma poi di fantasia neanche tanto, perché il tipo in questione nella realtà si chiamava Prem...
      Belli i ricordi legati a quando si è letto un libro, che poi rimangono attaccati a quelli del libro stesso.
      Un saluto dalle Ande!

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  6. Premessa per chi non lo ha letto e vuole leggerlo. Evitate di seguire il mio "post" fino alla fine, perché si rivela il finale. Diciamo ... una storia d' amore con l' amarognolo in bocca. Ciò descrive il mio rapporto con questo libro. Da subito, già prima iniziarlo, mi piaceva ... e mi piaceva perché avevo apprezzato tantissimo "Animal" di Indra Sinha ... ed in più mi piaceva la copertina di Neri Pozza, con queste donne indiane che portano delle fascine in testa, con sullo sfondo la struggente immagine della moschea Haji Ali di Bombay al tramonto.E l' amore è proseguito nel corso della lettura, in particolare mi ha affascinato la descrizione dell' elite intellettuale della Bombay anni 50, i salotti fra artisti del mondo del cinema e della letteratura, un universo poco conosciuto in Occidente (non per noi che amiamo l' India e la sua letteratura). E poi le estati ad Ambona ed i suoi paesaggi ... prima riarsi dal sole e poi lussureggianti nei monsoni ... ma anche il bazar di Dongri, con il suo vociare, con l' odore dei "pakora" che sembra arrivare fino a noi. Anche bella l' idea di partire da un avvenimento di cronaca nera, molto famoso in India, per costruire una storia parallela, misteriosa, drammatica e criminale ... sconosciuta all' opinione pubblica. Tutto molto bello (come diceva Bruno Pizzul) ... anzi bellissimo. I personaggi tutti ben resi, da quelli londinesi a quelli indiani. Però, non posso dimenticare che, di base, trattasi di un "giallo", con la sua trama "gialla". E qui trovo un paio di difetti. Il primo: all' inizio si fa riferimento ad alcuni personaggi, antenati del protagonista Bhalu e si fa riferimento a loro, nel tentativo di spiegare il peculiare concetto di "karma" secondo la madre di Bhalu, Maya. Questi personaggi però, non hanno fattivo seguito nel romanzo, rimangono abbozzati e, in definitiva, appaiono un po "inutili" alla costruzione della narrazione (e ciò che è inutile, in una storia ... che sia film, o romanzo, secondo me diventa dannoso). Il secondo ... il finale, ambiguo, volutamente aperto. Ora, io da sempre non sono un grandissimo amante dei finali aperti, ma in alcune circostanze ritengo possano essere appropriati. Non in questa, o meglio non in questo modo. Tutto, o meglio gran parte del romanzo, alla ricerca di un nome ... ora avrei preferito che questo nome non venisse trovato, o che si rimanesse nel dubbio di averlo o non averlo trovato ... ma trovarlo all' ultima riga e non palesarlo (facendo anche capire che forse è un nome conosciuto dal lettore) non mi ha convinto.

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    1. Grazie Graziano per il tuo commento: descrizione perfetta del libro!

      Mi ha colpito il tuo aggettivo "inutile". Ci sono più cose, se ben ricordo, "inutili" allo sviluppo della trama, considerato appunto che, anche se questo non è un giallo, ha degli sviluppi gialli ed è vero che il suo tenerti attaccato alle pagine è dovuto certamente ai personaggi ben sviluppati ma soprattutto al mistero che aleggia per tutto il libro.

      Per dirla con Checov, qui ci sono alcune pistole che non sparano. Forse perché alla fine davvero non è un giallo (e il finale aperto lo conferma), forse perché all'autore interessava dare più l'atmosfera che non uno sviluppo logico.
      Forse perché il senso (quello che ci ho letto io) è che lui fa un lungo viaggio alla ricerca di un qualche mistero, ma alla fine non impara niente altro se non a conoscere un po' meglio se stesso, che prima mica conosceva tanto bene.

      Parlavo recentemente di questo a proposito di 1Q84 di Murakami (che, se non hai letto, a questo punto non ti consiglierei perché è quasi tutto "inutile" facendoti invece credere l'opposto!).
      A scanso di equivovi, Murakami fa dire esplicitamente alla protagonista (e lì c'è fisicamente una pistola che non ha mai sparato un colpo) che ormai le pistole che ci sono in un romanzo non è detto che debbano sempre sparare, perché la vita è spesso così: senza un senso preciso, senza climax.

      Io alla fine sono abbastanza d'accordo, purché ovviamente la storia non sia un susseguirsi di azioni insensate e sconnesse. Anche se poi dipende dalle situazioni, dal romanzo e dal modo di raccontare, e tutto è soggettivo.

      A ogni modo, capisco la tua frustrazione e l'amarognolo (io non l'ho provato, su questo sono una lettrice iper-tollerante, su altre cose no!).
      ciao!

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    2. Mi hai ricordato la mia unica esperienza con Murakami, "l' uccello che girava le viti del mondo", bellissimo leggerlo, quasi un estasi della mente, più lo leggevo e più sapevo che avrebbe avuto un finale "nonsense", ne ero cosciente ma la lettura era splendida. Alla fine sono rimasto col dubbio ... era un capolavoro oppure una logorroica elucubrazione mentale su un qualcosa che si vuol raccontare, ma che in fondo non si ha idea fino in fondo cosa sia ?
      ... tutt' ora non so dare un parere.

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    3. Non ho letto "L'uccello che girava le viti del mondo", ma ho anche io l'idea che i romanzi di Murakami (che, sia chiaro, mi piacciono molto) siano proprio una logorroica elucubrazione mentale su un qualcosa che si vuol raccontare, ma che in fondo non si ha idea fino in fondo cosa sia!
      Detto, ciò, alcuni sono capolavori proprio per questo saper raccontare qualche cosa che in realtà ci sfugge, per questa introspezione a volte tanto estrema che sembra non portare a nulla.
      Per esempio, Norvegian wood è un libro bellissimo.

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