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Visualizzazione dei post da 2015

Due anni, otto mesi e ventotto notti

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di Salman Rushdie
Già dall'inizio si riconosce lontano un miglio che è un romanzo di Rushdie: la storia che si mescola con la magia, con tante belle digressioni e con una fantasia degna di un cantastorie.

Facendo il conto, 2 anni, 8 mesi e 28 notti sono esattamente 1001 notti.  Le mille e una notte: questo romanzo parla delle 1001 notti che cambiarono il mondo e lo fa con il tono delle novelle raccontate da Sharazad ogni notte al suo sovrano.
E chi ha letto il capolavoro di Rushdie, ricorderà anche che 1001 è un numero caro a Rushdie: sono mille e uno anche tutti i figli della mezzanotte



Nelle prime pagine incontriamo Averroè, il filosofo arabo del XII secolo conosciuto come Ibn Rushd al di fuori dell'Occidente, alle prese con un contenzioso con il rivale Al-Gazhali, che gli costò l'esilio a Cordova. La forza della ragione come strumento per conoscere il mondo in cui confidava Averroè si scontra con il totalitarismo della fede, di cui è fautore Al-Gazhali: è già subito ch…

India - Complice il silenzio

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di Luca Buonaguidi


I miei taccuini indiani straripano di parole. Ogni volta che sono stata in India ho scritto diari, blog, appunti o altro ancora con una grande facilità. L'India, di suo sempre così prolissa, mi ha spinto a esserlo anche io, quasi a emularla. Immagini, suoni, rumori, persone, anime e animali. Parole, parole.  
È invece esattamente l'opposto quello che succede nei versi indiani di Luca Buonaguidi raccolti nel libro India - Complice il silenzio.  Lì dentro c'è, appunto, silenzio. C'è solo l'essenziale. Sono versi limpidi, quasi eterni, nitidi e cristallini. 
In questa raccolta Luca Buonaguidi racconta il suo viaggio che ha compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir.

Il suo diario di viaggio in versi è formato da 28 poesie, arricchite da alcune fotografie del viaggio, rigorosamente in bianco e nero, che descrivono la sua esperienza dell'India nella geografia del subcontinente e dell'anim…

Dove la mente non conosce paura

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Mi sono ripromessa qualche giorno fa di mettere assolutamente un po' di poesia in questo blog.  Non sono molto a mio agio a parlare di poesia, ma fa lo stesso, supererò il mio disagio, e d'ora in poi non perderò più nessuna occasione per parlare di poesia.  Ed è subito arrivata la buona occasione per cominciare, anche se il contesto non è dei migliori. 
La vicenda segue la protesta degli scrittori indiani di cui vi avevo parlato qualche settimana fa in questo post. In breve: gli scrittori indiani stanno protestando per il clima di violenza e intolleranza causato dal fondamentalismo hindu appoggiato dal governo. A loro si sono uniti artisti, intellettuali e attori.  
Pochi giorni fa anche Aamir Khan, grande star di Bollywood, in una intervista ha detto che lui (musulmano) e sua moglie (Kiran Rao, di famiglia hindu) si sentono sotto minaccia in India, e sua moglie è arrivata a chiedersi se non fosse il caso di lasciare il Paese.
Notare: non lui, ma sua moglie, in particolare pe…

Diluvio di fuoco

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di Amitav Ghosh
E finalmente siamo arrivati nel cuore della guerra dell’oppio.
Diluvio di fuoco è l'ultimo romanzo della trilogia di Ghosh, dopo Mare di papaveri e Il fiume dell'oppio
Ho letto alcuni commenti in rete che dicono che si potrebbe leggere senza aver letto gli altri due: no, assolutamente no, non fatelo.  L’unico che si potrebbe leggere come romanzo a se stante è il secondo, Il fiume dell’oppio, che è quasi una parentesi storica, ma non avrebbe comunque alcun senso.

Diluvio di fuoco riprende alcuni dei personaggi dei romanzi precedenti e ne aggiunge di nuovi. Seguiamo quattro storie parallele, che come già sappiamo tanto parallele alla fine non saranno. 
Due sono nostre vecchie conoscenze: Neel, il raja caduto in rovina, che dopo le sue disavventure approda alla sponda cinese e registra in un diario tutti i passi che porteranno alla guerra, e Zachary Reid, il commissario di bordo americano, di cui seguiremo prima i suoi incontri segreti con Mrs Burnham e poi il perco…

La protesta degli scrittori indiani

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Invece di parlare di un libro specifico, oggi vi racconto che cosa stanno combinando i nostri amati scrittori indiani in queste ultime settimane.
Il 6 ottobre ha iniziato Nayantara Sahgal, autrice del romanzo “Il giorno dell’ombra”, che parla delle difficoltà di una donna dell'élite indiana in un mondo in trasformazione e che le valse nel 1986 il Sahitya Akademi Award. Per prima ha restituito il premio della Sahitya Akademi, l’istituzione letteraria più prestigiosa in India che ogni anno assegna un premio a uno scrittore per ognuna delle lingue indiane previste dalla Costituzione. Il premio consiste in 100mila rupie e in una targa.
Più di 40 scrittori indiani hanno seguito il suo esempio e hanno restituito i loro premi per protestare contro la Sahitya Akademi, che riceve finanziamenti dal governo e che non ha condannato i recenti episodi di violenza che secondo gli scrittori minacciano la libertà di espressione in India.
Il 25 agosto 2015lo scrittore Malleshappa Madivalappa…

Joseph Anton

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di Salman Rushdie
Ho da poco finito di leggere l'ultimo romanzo di Rushdie (Due anni, otto mesi e 28 notti: poi vi dirò!) e mi sono accorta che non avevo mai scritto niente del suo precedente romanzo uscito nel 2012.  Provvedo subito! 
Sto parlando di Joseph Anton, un memoir più che un romanzo, in verità.  Salman Rushdie racconta i nove anni della sua vita sotto scorta a seguito dalla fawta dall'ayatollah Khomeini che l'accusava di blasfemia per la pubblicazione del romanzo I versi satanici e che invitava il mondo musulmano a uccidere lo scrittore e chiunque avesse collaborato al libro.

Rushdie decide di raccontare questa sua storia in terza persona. Avrei giurato che questa scelta non potesse funzionare, ma leggendo mi sono ricreduta subito (mai dubitare delle capacità stilistiche di Rushdie!): è perfetta per bilanciare la descrizione oggettiva e il coinvolgimento di una storia così privata. 
Il titolo è semplicemente lo pseudonimo che Rushdie ha dovuto usare per vivere …

La biblioteca dei mille libri

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di Irfan Master

Nel film Goodbye Lenin il figlio mentiva alla madre, costretta a letto dopo un infarto, per non farle scoprire che il muro di Berlino era caduto, insieme al socialismo, e che le due Germanie stavano per diventare un Paese solo.
Anche in questo libro c'è un figlio che mente al padre, a letto malato, per nascondergli la realtà storica, convinto che al padre ormai in fin di vita farebbe troppo male sapere la verità. 
Qui non sono due Paesi che si uniscono, ma due che si dividono: siamo ai tempi della Partizione e Bilal si trova a dover raccontare al padre che l'India resterà unita quando gli inglesi se ne andranno, che non si formeranno due Stati, che non ci sono rivalità e tensioni fra hindu, sikh e musulmani, ma sono tutti fraternamente partecipi del grande sogno di una terra nuova e libera, da costruire insieme. 
La realtà è ovviamente ben diversa: si avvertono le tensioni ovunque, al mercato, a scuola, in giro per il piccolo paese del Gujarat dove abita Bila…

Un padre obbediente

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di Akhil Sharma

Ci sono scrittori che scrivono dell'India più magica e meravigliosa, altri che invece ne descrivono i lati più crudeli e disumani, altri ancora che intrecciano abilmente i due aspetti. Non ci sono dubbi a quale categoria appartenga Akhil Sharma (di cui ho apprezzato anche Vita in famiglia) con il suo romanzo di esordio: nella sua India c'è solo violenza e crudeltà, senza un briciolo di speranza.

Per capire i meccanismi di questa totale mancanza di umanità, in Un padre obbediente Akhil Sharma ci fa entrare nella testa di Karan, il protagonista, che racconta la sua storia in prima persona. Karan ci svela tutto, in entrambi i piani in cui la sua storia si svolge: quello familiare e quello pubblico.
Sul piano familiare, Karan è un padre incestuoso che ha abusato di sua figlia Anita all'età di 12 anni. Ora si ritrova vedovo, con la figlia ormai diventata madre e rimasta anche lei vedova, tornata ad abitare da lui con la nipotina. Nonostante sia passato del tempo…

Hotel Everest

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di Allan Sealy

Si potrebbe dire che fra i protagonisti di questo romanzo originale e ingiustamente poco noto ci sono le stagioni. Sono le stagioni a suddividere i capitoli del libro (estate, le piogge, autunno, il gelo), nella loro danza che accompagna le vicende misteriose dei personaggi, come se ci fosse sempre una presenza esterna pronta a cambiare le carte in tavola.
Le stagioni portano piogge, caldo, umidità o gelo all'Hotel Everest, un vecchio albergo ai piedi dell'Himalaya che ora è diventato un ricovero gestito da alcune suore.
E accanto all'hotel c'è anche un vecchio cimitero, l'Ever-rest, che sarà spesso al centro delle vicende del romanzo, e che si popolerà con nuovi inquilini. 

Arriviamo anche noi all'hotel con Ritu, una giovane suora chiamata a prendesi cura di Jed, il proprietario dell'albergo ormai novantenne, che alterna momenti di lucidità con momenti di follia. Un uomo irriverente e scontroso ma a suo modo affascinante e con un passato di…

Shantaram 2 e l'oppio di Ghosh: ci siamo

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Era tutto vero.  Come anticipato a inizio estate, quest'autunno potremo leggere due dei seguiti più attesi negli ultimi anni.
Oggi è uscito il seguito di Shantaram in lingua inglese: dopo 12 anni, il nostro amico Greg alla fine ha mantenuto la promessa, bisognava solo dargli fiducia.  Ora speriamo che non deluda le (altissime) aspettative dei suoi fan di tutto il mondo! Il romanzo si intitola The mountain shadow, in italiano L'ombra della montagna. Per la traduzione italiana, di Vincenzo Mingiardi, dovremo aspettare ancora un poco. Le descrizioni che si trovano sui siti di librerie online dicono così:
"Bombay è al centro di una sanguinaria guerra tra le nuove generazioni di mafiosi che si contendono il controllo dei traffici illegali della metropoli. Lin non ha più accanto a sé Kaderbhai, il boss che lo aveva preso sotto la sua ala come un figlio. Si accompagna con la giovane americana Lisa, ma Karla, andata in sposa a un magnate dei media, non cessa di lasciare …

L'ultima canzone

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di Siddharth Dhanvant Shanghvi

"In questa vita, mia cara, non c'è pietà".
Non abbiamo dubbi della spietatezza del destino fin dalle prime pagine del libro, quando una madre saluta sua figlia, destinata a un ottimo matrimonio, con queste parole.
E ne saremo consapevoli per tutte le pagine dell'Ultima canzone, il romanzo d'esordio di Siddharth Dhanvant Shanghvi.
È una storia esuberante, sensuale e dolorosa, di una famiglia nell'India degli anni Venti, scritta in modo particolare, con un linguaggio pieno di metafore, esuberante a sua volta, ridondante e affascinante come un lussureggiante giardino tropicale dopo le piogge monsoniche.
(Ma io, che pure amo un stile barocco - tipo Rushdie - l'ho trovato un po' lezioso e talvolta eccessivo.)

All'inizio la protagonista è la bella Anuradha, che lascia la sua famiglia di Udaipur per sposare Vadhmaan, un giovane medico di Bombay. Tutto sembra funzionare alla grande: un matrimonio perfetto, con sposi belli…

Cinque consigli di romanzi pakistani

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Anche se il Pakistan non è ancora entrato fra le mete dei miei viaggi, ma solo fra le mie letture e un bel po' nella mia fantasia, mi sembra giusto dedicare anche a lui un post con i consigli di libri da leggere.
Ecco quindi, a grande richiesta (!), i miei 5 consigli di romanzi pakistani da leggere (per l'India 10 e per il Pakistan solo 5? Sì, conosco meno autori e le traduzioni sono molte meno, purtroppo).

1 Altre stanze, altre meraviglie (Daniyal Mueenuddin) Di cosa parla È una raccolta di racconti, spesso di grande tenerezza e dal finale amaro, che ruotano intorno alla figura di K. K. Harouni, un latifondista del Punjab pakistano, e al suo mondo feudale sempre più minacciato dagli interessi dei nuovi industriali. Perché leggerlo Perché descrive il mondo rurale del Pakistan con una grande grazie nella scrittura: un mondo di proprietari terrieri, feudale, ingiusto e in decadenza, ma ancora fortemente determinato e potente. Consigliato a chi ama i racconti, ma anche a chi non li …