Fra due omicidi

di Aravind Adiga

"I personaggi di Maupassant non fanno altro che volere: vogliono, vogliono e vogliono. Soldi, donne, successo. E poi di nuovo: più soldi, più donne, più successo. I tuoi personaggi non vogliono niente!"

Così si sente rispondere dal suo editore il protagonista di un racconto di Fra due omicidi, per sentirsi replicare che non si possono pubblicare le storie di chi non vuole niente.

Così sembrerebbero essere anche gli stessi personaggi di questa serie di racconti dell'autore della Tigre bianca, ambientati nell'immaginaria città di Kittur, sulla costa fra Calicut e Goa, nel periodo di tempo compreso tra l'omicidio di Indira Gandhi e quello di suo figlio Rajiv, cioè tra il 1984 e il 1991.

I personaggi, in realtà, vorrebbero. Ma non possono.
Ci provano. Ma non riescono. 

Vorrebbero anche poco: un lavoro dignitoso, un minimo di giustizia, un pranzo decente al giorno, un tetto sopra la testa, il superamento discriminazioni di casta o religione. Ma, appunto, non si può. Ogni loro minimo gesto di riscatto - neanche si può chiamare di ribellione - viene punito, ogni loro speranza distrutta.

Come nella Tigre bianca, il libro vincitore del Booker Prize nel 2008, l'interesse di Adiga è tutto rivolto verso la società indiana con le sue profonde ingiustizie, con i suoi conflitti spesso latenti o inespressi. Una società dove la maggior parte delle persone sta male in quanto povero, musulmano o cattolico, di bassa o mezza casta, onesto o anche ricco (più uno è ricco più lo si può spremere), dove la politica altro non è che la manipolazione dei molti poveri per tenere al potere i pochi ricchi.

Nella Tigre Bianca però (scusate ma il paragone con il romanzo che ha fatto diventare il suo autore una discussa star letteraria è d'obbligo) c'era un unico, forte e univoco punto di vista.  Qui invece ci sono tante piccole storie quotidiane, nelle loro diversità e complessità, che rendono la lettura molto più umana: là era la società nuda e cruda a essere il centro, qui è l'uomo.

Attraversare il microcosmo di Kittur seguendo le indicazioni da guida turistica che fa da cornice ai racconti significa avere una  narrazione più frammentata, più sfaccettata, più sfumata e quindi, come le tutte cose sfumate, più debole e meno incisiva: non c'è l'aggressività, la grinta e il sarcasmo della Tigre, e la quindi la sua innegabile forza.

Fra l'altro, Adiga ha iniziato a scrivere questi racconti prima della Tigre quando non era ancora famoso. Mi verrebbe da pensare che nessuno glieli ha pubblicati perché i personaggi non volevano niente e quindi ha scritto la Tigre dove, inequivocabilmente, il protagonista vuole, vuole e vuole.

In Fra due omicidi la prosa di Adiga è semplice e lineare, talvolta sfocia in metafore e brevi momenti di lirismo: il cielo a cui ogni tanto i personaggi alzano gli occhi, la luce di un tramonto o del cielo stellato sono momenti poetici, come lirici lampi di salvezza, ma quello che prevale alla fine è una disarmante rassegnazione. Anche solo per non morire, anche solo per non impazzire.

Un'India profondamente umana, ma senza felicità e senza speranza.

Commenti

  1. ciao!
    prima che tu parta per l'India (con grande invidia da parte mia), vorrei segnalarti il mio blog nuovo nuovo. Vieni a prendere un caffè?
    Ti seguo da tempo, seguo le tue recensioni e le riflessioni sui libri che leggi... ma era tanto che non lasciavo un commento.
    Sono quella Elisa di Ferrara che ti diceva, qualche mese fa, del documentario sul Barefoot College di Tilonia in procinto di essere completato (chissà se ricordi).
    Grazie, il mio blog si chiama italianmasala.blogspot
    ciao!!

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  2. Ciao Elisa,
    ma certo che mi ricordavo di te!
    Allora il documentario è quasi pronto? Lo vedremo ad ottobre?

    Se proprio per puro caso il prossimo documentario lo volessi fare su Akanksha (l'associazione di Bombay per i bambini degli slum dove ho lasciato il cuore ormai 3 anni fa e dove tornerò anche questa volta), fammi sapere... :)

    Grazie per il caffè/chai, sono passata a farti una visita e tornerò presto.
    In bocca al lupo per questa tua nuova avventura!

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  3. ciao Silvia!
    grazie che sei passata dal mio blog, è bello offrire un chai a chi apprezza!
    Si, il documentario è pronto, verrà proiettato ad Internazionale Ferrara, credo sarà sabato 2 ottobre, nel pomeriggio, ma naturalmente ti dirò con precisione quando avrò conferma dell'orario.
    Spero avrai occasione di venire, così come tutte le persone interessate ad argomenti indiani... e poi Ferrara è bella, è un'occasione per fare un giretto e vedersi qualche evento di Internazionale.
    Chissà, poi, cosa può nascere, magari altri progetti:))

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