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Lo scrivano di Bombay

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di Anjali Joseph Eccomi di ritorno dopo una bella pausa fatta di storie, viaggi e libri giapponesi. Tornando ai miei amati libri indiani, segnalo l'uscita della prossima settimana dello Scrivano di Bombay , traduzione italiana (chiedo scusa ma davvero non so di chi!) del romanzo di esordio di Anjali Joseph, Saraswati Park , di cui avevo parlato qualche tempo fa dopo averlo letto in inglese. Il titolo italiano si riferisce a Mohan, uno dei protagonisti, che lavora di fronte all'ufficio postale scrivendo lettere e moduli per chi non sa scrivere. Un mestiere d'altri tempi. Rimando al post su Saraswati Park per le mie impressioni di lettura, e consiglio di leggerlo soprattutto per la sua storia intima, soffusa ed elegante, per le descrizioni di una Bombay fatta di angoli e di luce, di case e di quartieri della piccola borghesia urbana, per i personaggi descritti nella loro quotidianetà, nei loro piccoli sogni e nelle loro grandi incertezze. 

Saraswati park

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di Anjali Joseph A differenza di altri libri ambientati a Bombay che di questa città esaltano il caos metropolitano, la vita frenetica in una città sovraffollata e il mare ribollente del grande intreccio di storie e personaggi, quella di Anjali Joseph è una Bombay di quiete, dove i giorni scorrono con la lentezza della vita quotidiana e dove la gente normale fa cose normali. E' una Bombay fatta di piccoli angoli, di raggi di luce alle diverse ore del giorno che il cielo riflette per illuminare vie, sobborghi e personaggi.  E' una Bombay fatta di pioggia e di ombrelli, appartamenti e cucine, tazze di tè e lavori di casa, gechi negli armadi e fantasmi sui muri, bancarelle di libri usati e canti di uccelli, stazioni e treni che diventano piccoli spazi di riflessione dei personaggi sulla via di casa. Una città che viene fuori in immagini lievi e accenni nitidi, e che se ne sta tranquilla sullo sfondo delle vicende di questo romanzo delicato e sottile.  Saras...