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La pattuglia dei bambini

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di Deepa Anappara Potremmo dire che La pattuglia dei bambini segue la scia dei romanzi degli ultimi 15 anni ambientati nelle baraccopoli delle metropoli indiane e pakistane. Tipo  Le dodici domande (da cui ricorderete è stato tratto il fi lm  The Millionaire ), Giochi sacri , Shantaram , Belle per sempre , La bambina che non poteva sognare   e chi più ne ha più ne metta.  Di queste tematiche ricorrenti ne avevamo parlato già 10 anni fa  (aiuto!), e nel frattempo si sono aggiunti altri titoli, anche se forse a livello internazionale c'è stato un calo di interesse (anche perché nella versione ufficiale delle magnifiche sorti e progressive dell'India oggi non ci crede più nessuno e quindi - forse - non c'è neanche più un mito da sfatare da parte degli scrittori). Detto ciò, La pattuglia dei bambini come ambientazione ricorda molto il Millionaire : giovanissimi protagonisti che vivono in un basti (in una baraccopoli) e che sono segnati da ogni tipo tragedia, eppure reagisco

Poesie scelte

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di Kishwar Naheed Dopo quello di Moniza Alvi , ecco un altro bellissimo volumetto di poesie pubblicato dalla casa editrice Fuorilinea , che libro dopo libro stimo sempre di più (e di cui vi invito a sfogliare l'interessante catalogo, anche non indiano). Questa volta le poesie sono della poetessa Kirhwar Naheed , anche lei nata indiana (nel 1940) e diventata pakistana in seguito alla Partizione del 1947. Proprio come Manto , lo scrittore "nato indiano e morto pakistano" di cui ho tanto parlato in questo blog.  E come quelle di Manto, queste poesie sono scritte in lingua urdu, e in questo volumetto tradotte per la prima volta in italiano (da Cecilia Bisogni, che ha anche scritto l'interessante introduzione che inquadra la vita e le opere di Kirhwar Naheed).  Dopo aver assistito a soli sette anni agli orrori della Partizione, Kirhwar Naheed si trasferisce a Lahore nel 1949 insieme alla famiglia. Studia economia, ma sono i suoi interessi letterari a guidare le sue scelte

Al tempo della Partizione

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di Moniza Alvi È un poema che si legge un romanzo, con una narrazione dal ritmo incalzante, che si divora tutto di un fiato, per poi tornare a rileggere per assaporare meglio le immagini e le piccole parole capaci di disegnare interi mondi.  Sono versi asciutti, veloci, minimali, che riescono con poco a descrivere molto, moltissimo, anche troppo. Che conquisteranno anche chi non è abituato a leggere poesia.  Moniza Alvi è una poetessa nata a Lahore nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, e arrivata a pochi mesi in Inghilterra. Il suo  Al tempo della Partizione , pubblicato in Gran Bretagna in lingua inglese nel 2013, è una sorta di resa dei conti della sua vicenda familiare, che affonda le radici in uno dei momenti più assurdi della storia del subcontinente: quello della Partizione. Nel 1947 India e Pakistan diventano due nazioni indipendenti e i politici tracciano la linea del loro confine. La nonna di Moniza Alvi è musulmana e abita a Ludhiana, in India; è costretta ad attravers

L'anno dei fuggiaschi

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di Sunjeev Sahota  È uno di quei libri che ho letto di notte.  Di quelli che si iniziano alla sera prima di dormire con l'idea di leggere qualche pagina e ci si ritrova dopo un centinaio di pagine alle due di notte che ancora non si riesce a staccare.  È uno di quei libri pieni di disgrazie, di mancanza di umanità, di persone ai margini che subiscono ogni tipo di ingiustizia.  Eppure, in questa mancanza di umanità, quanta umanità hanno i personaggi! Ti ci affezioni e diventano come tuoi fratelli, non riesci a smettere di pensare a loro, anche di giorno, di preoccuparti per loro e per le loro sventure.  La storia è quella di tre giovani indiani emigrati in Inghilterra, ognuno con una lunga vicenda alle spalle, ambientata in India e ampiamente raccontata, tanto che ogni storia "indiana" potrebbe essere un romanzo a sé. Il più fortunato e benestante ha "solo" il problema della malattia del padre che non può più lavorare per il governo indiano, mentre a quello più s

Pakistan Graffiti

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di Shandana Minhas Il ritmo incalzante del traffico di Karachi, l'immediatezza dei graffiti e delle scritte dipinte sul retro dei risciò, il tono graffiante e metropolitano di una città che è "una puttana costruita da uomini e governata da uomini per soddisfare uomini". Tutto questo nel racconto in prima persona di una giovane donna in coma dopo un incidente automobilistico per le strade di Karachi, "con la sua miriade di fragranze, i vecchi armoniosi edifici e nuovi sfacciati caseggiati, i rari vialoni che elemosinano velocità, quella città che una volta appariva così bella e vibrante, così elettrizzante e piena di lusinghe, che sembrava diventata minacciosa e sordida". Della protagonista del libro che ci racconta la sua storia,  Ayesha Siddiqui,  impareremo a capire tutto, un po' alla volta.  Dal coma, senza alcun controllo sul corpo ma con la mente lucida, sarà lei a dirci tutto: ripercorreremo la sua vita e impareremo ad apprezzare la su

L'Isola dei fucili

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di Amitav Ghosh L'ultimo libro di Amitav Ghosh, L'Isola dei fucili , è la continuazione reale e ideale del romanzo Il paese delle maree del 2004. Reale, in quanto i personaggi sono proprio gli stessi, fotografati anni dopo la vicenda descritta nel Paese delle maree . I deale perché è la storia parte dai cambiamenti avvenuti nelle  Sundarban, l'enorme ecosistema alla foce del Gange che si sviluppa  in un labirinto di corsi d'acqua, isole, canali e foreste di mangrovie. (Non preoccupatevi però: anche se non avete letto il Paese delle maree , potete tranquillamente leggere L'Isola dei fucili senza che vi manchino dei pezzi.) Ma il nuovo romanzo è soprattutto il seguito ideale della Grande cecità , il saggio del 2016 in cui Ghosh rimprovera alla cultura di non saper parlare dei cambiamenti climatici e di non essere stata capace di costruire un immaginario forte su questo tema (anche se, a distanza di tre anni, l'immaginario è già molto cambiato). N

Mappe per amanti smarriti

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di Nadeem Aslam Comincia benissimo, questo  bel romanzo  di Nadeem Aslam, autore pakistano che vive in Inghilterra dall'età di 14 anni. Comincia con una dedica a  Faiz Ahmed Faiz , uno dei miei poeti preferiti al mondo, che dice: Per mio padre che fin dall'inizio, tanti anni fa, mi consigliò  di scrivere sempre d'amore  e per   Faiz Ahmed Faiz 1911-1984 e  Abdur Rahman Chughtai 1894-1975 due maestri che, ciascuno a modo suo, mi hanno insegnato  cos'altro sia degno d'amore (Abdur Rahman Chughtai è un artista pakistano i cui dipinti sono perfettamente in sintonia con lo stile di questo libro, sarebbe stato meraviglioso averne messo uno in copertina.) Si capisce poi, fin dalle prime pagine, che Nadeem Aslam ama la poesia e cura anche il più piccolo dettaglio. È uno scrittore che si prende tutto il tempo per descrivere lo sciogliersi dei fiocchi di neve durante la prima nevicata della stagione ("fiocchi di neve che perdono