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Visualizzazione dei post con l'etichetta Aravind Adiga

Che cosa mi consigli?

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I dieci romanzi che consiglio a chi si vuole avvicinare all'India Negli ultimi giorni molti amici che non sono mai stati in India e non hanno mai letto libri indiani mi hanno chiesto un consiglio su quali romanzi leggere. Tutti hanno visitato il blog ma si sono giustamente un po' persi fra i 250 post qui presenti. Ecco quindi la mia personalissima lista di 10 consigli, diciamo per l'estate, ma vanno bene - anzi meglio - anche per l'inverno.  Ci sono alcuni dei miei romanzi preferiti, ma questa non è la lista dei miei romanzi preferiti. Per esempio mancano i racconti di Manto e Fiume di Fuoco , che ho amato tantissimo ma che non consiglierei a chi legge d'India per la prima volta. Così il romanzo di Ghosh che ho scelto per questi consigli non è quello che io ho più amato di tutti (che sarebbe Le linee d'ombra ). Ho cercato di metterne un po' per tutti i gusti per accontentare tutti... ma se 10 sono troppi, fermatevi pure ai primi 3. ...

L'ultimo uomo nella torre

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di Aravind Adiga Siamo in quella Bombay o Mumbai che corre sempre più veloce per costruire il nuovo senza lasciare spazio al vecchio. In quella Mumbai dove il terreno vale oro, dove con i soldi si può comprare tutto e dove la speculazione edilizia è un'arma a doppio taglio che crea e distrugge. Siamo a Vakola (per chi conosce Bombay, nella zona di Santacruz), nella torre A della Vishram Society, un condominio "assolutamente, impeccabilmente pucca ", abitato da gente della classe media; e qui davvero si può dire "media" nel senso che sta proprio a metà, fra gli slum che si pedono a vista d'occhio e il lusso sfrenato e scintillante dei nuovi ricchi.   Gli abitanti del condominio sono insegnanti, agenti immobiliari, assistenti sociali. Condividono il rumore dell'aeroporto, la mancanza di acqua corrente in molte ore del giorno, i muri scrostati che si gonfiano di umidità. Sono di religioni diverse, in un condominio degli anni Cinquanta che riflet...

Un tempo ero umano

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Storie dall'India di oggi Sabato 21 maggio alle 17:30 nella sede di Amnesty International a Bologna, in via Irma Bandiera 1a, si terrà il reading    UN TEMPO ERO UMANO Storie dall'India di oggi   In particolare, leggeremo alcuni brani da: La tigre bianca di Aravind Adiga, la storia di un self-made man dalle tenebre del Bihar alla scintillante Bangalore Animal di Indra Sinha, la voce di un ragazzaccio a quattro zampe che ha respirato i veleni di Bhopal Il rumore dell'acqua di Sanjay Bahadur, un romanzo ambientato nelle viscere della terra, in una miniera di carbone Parleremo di questi (e altri) libri, delle azioni di Amnesty International per i diritti umani in India e di esperienze vissute nel subcontinente. Vi aspetto numerosi!

Fra due omicidi

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di Aravind Adiga "I personaggi di Maupassant non fanno altro che volere: vogliono, vogliono e vogliono. Soldi, donne, successo. E poi di nuovo: più soldi, più donne, più successo. I tuoi personaggi non vogliono niente!" Così si sente rispondere dal suo editore il protagonista di un racconto di Fra due omicidi , per sentirsi replicare che non si possono pubblicare le storie di chi non vuole niente. Così sembrerebbero essere anche gli stessi personaggi di questa serie di racconti dell'autore della Tigre bianca , ambientati nell'immaginaria città di Kittur, sulla costa fra Calicut e Goa, nel periodo di tempo compreso tra l'omicidio di Indira Gandhi e quello di suo figlio Rajiv, cioè tra il 1984 e il 1991. I personaggi, in realtà, vorrebbero. Ma non possono. Ci provano. Ma non riescono.  Vorrebbero anche poco: un lavoro dignitoso, un minimo di giustizia, un pranzo decente al giorno, un tetto sopra la testa, il superamento discriminazioni di casta o ...

Corruzione, baraccopoli, telefonini

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Il secondo libro di Vikas Swarup, I sei sospetti ,  mi ha fatto pensare a certe situazioni ricorrenti che spesso vengono descritte dagli scrittori indiani che ambientano i loro libri nelle metropoli e che raccontano il ribollente mare di intrecci e di storie. Penso per esempio a Giochi sacri , La tigre bianca , Nessun Dio in vista , lo stesso Le dodici domande di Vikas Swarup e via dicendo. A scanso di equivoci, non voglio dire che questi siano situazioni di tutta la letteratura contemporanea indiana: ho solo notato alcune situazioni consuete fra i libri di successo in lingua inglese pubblicati all'estero e diventati successi internazionali. Sempre a scanso di equivoci, non voglio neanche dire che questi siano, o stiano diventando, nuovi stereotipi. Per ora mi sono solo divertita ad annotarli. Eccone alcuni, e invito ad aggiungerne altri. Le star del cinema (attrici o produttrici) ricevono migliaia di lettere al giorno da tutta l'India che chiedono di recitare...

Storie elettorali

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Ogni tanto un uomo si dichiara cittadino dell'India democratica e vuole esprimere il proprio voto. Era il caso del conducente di risciò. Si dichiarava libero dalle Tenebre: quel giorno aveva fatto la sua Benares. S'incammino verso la cabina elettorale nella scuola. - Si presume che io mi ribelli ai ricchi, no? - disse. - Non è quel che continuano a dirci? Quando ci arrivò, i sostenitori del Grande Socialista avevano già scritto su una lavagna i risultati dello scrutinio: 2341 voti, tutti per il Grande Socialista. Vijay, in piedi su una scala, stava inchiodando al muro uno striscione col simbolo del Grande Socialista (le mani che spezzano le catene). Lo slogan diceva: LAXMANGARH SI CONGRATULA CON IL GRANDE SOCIALISTA PER LA SUA VITTORIA ALL'UNANIMITÀ! Quando vide il conducente di risciò, Vijay lascio cadere cartello, chiodi e striscione. - Che ci fai qui? - Sono venuto a votare, - sbraitò lui. - Oggi non ci sono le elezioni? Non vidi cosa fecero a quell'uomo...

La Tigre Bianca

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di Aravind Adiga La "vera India"? Finalmente ho letto anche io La Tigre Bianca , il libro vincitore del Booker Prize 2008. Niente da dire, il ragazzo è bravino. E sicuramente oltre ai vari primati che gli appartengono (aver vinto il Booker Prize da esordiente assoluto, come autore più giovane e via dicendo), per quanto mi riguarda si è conquistato anche altri due primati. 1) E' il libro con le recensioni più virgolettate della storia. In effetti si presta, perché solo citandolo si può dar l’idea del tono colloquiale, irriverente, sarcastico e tagliente (frasi come “cotto a metà”, “la Stia per polli”, “la Luce e le Tenebre”, “baciare i culi degli dei” compaiono a profusione in rete). Per non fare dei copia e incolla a mia volta, rimando volentieri ad altre pagine, come per esempio a questa recensione , oppure direttamente alle pagine iniziali del libro. Mi affido a loro anche per una descrizione generale del libro (ma per chi non riuscisse proprio a s...

La Tigre Bianca, letto da Roberto

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Non sono ancora riuscita a entrare in possesso della Tigre Bianca di Aravind Adiga. Però ho ricevuto un'email, scritta a caldo subito dopo la lettura, da Roberto , un caro amico "di penna" con cui condivido il folle amore per l'India, che è stato più veloce di me a leggere il libro e più bravo a scriverne. Mi ha terribilmente invogliato a leggerlo. Eccola qui. Carissima Silvia, ho appena finito di leggere La Tigre Bianca. E' un libro duro, per stomachi forti, che effettivamente avvince quelli, come noi, che conoscono i luoghi dove si svolgono i fatti del romanzo e che hanno vissuto le stesse esperienze a Bangalore o a Delhi. L'endemica sporcizia, le fogne a cielo aperto, le baraccopoli, e tutte le altre cose che ormai associamo all'India come cose scontate, naturali e folcloristiche; però non ci si può rassegnare anche alla corruzione dei politici e della polizia e se ne rende conto il protagonista del libro, la Tigre bianca. Colpevole di un...

Quarto o quinto?

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Ovvero il quasi-indiano innominato Ho cercato un po' di notizie in rete e sui giornali su Aravind Adiga e La tigre bianca , vincitore del Booker Prize 2008, nell'attesa di leggerlo. Più o meno i commenti sono simili: romanzo caustico dal tono sarcastico, che mette a nudo lo sviluppo economico indiano, basato su ingiustizie ed empietà e intrinsecamente marcio: c'è chi sta nel fango (i più) e chi nel lusso (i meno) e chi sta nel lusso ci sta grazie a corruzione dilagante, omicidi e via dicendo. La cosa divertente da notare però è che, nell'annunciare la vittoria di Adiga, alcuni parlano di quarto vincitore indiano, altri di quinto, come dicevo poco fa . Alcuni precisano: quinto se si parla di "of Indian origin", quarto se di parla di "Indian-born". In questo conto il protagonista implicito è Naipaul , l'unità in più o in meno, non "Indian-born" ma sicuramente "of Indian origin". E' indiano Naipaul? In India ...

Il Booker Prize e l'India

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Aravind Adiga è il quinto indiano a vincere il Booker Prize. Secondo The Hindu il quarto, perché non considera indiano Naipaul (poi premio Nobel nel 2001), che lo ha vinto nel 1971 con In uno stato libero. Rushdie lo ha vinto nel 1981 con I figli della mezzanotte , Arundhati Roy nel 1997 con Il Dio delle Piccole Cose . Nel 2006 Kiran Desai con Eredi della sconfitta . Con Arundhati Roy , Adiga condivide il fatto di averlo vinto con il suo primo libro, da esordiente assoluto. Altri indiani però hanno popolato negli anni la "shortlist" dei candidati al premio, senza vincerlo. Rohiton Mistry per ben due volte negli anni Novanta, con Un lungo viaggio e Un perfetto equilibrio (entrambi stupendi romanzi, che lo avrebbero meritato). Anita Desai per tre volte, però il premio è poi entrato in famiglia tramite la figlia Kiran.  Nel 2007 Indra Sinha con Animal's people . Di Mare di papaveri di Ghosh ho già detto . Anche Rushdie è finito per tre volte fra i candi...

Aravind Adiga vince il Booker Prize

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Ieri sera, ultima azione della giornata, ho finito Mare di papaveri di Amitav Ghosh . Girata l'ultima pagina, chiuso il libro, spenta la luce, a nanna. Questa sera, poco fa, penultima azione della giornata (l'ultima è scriverne qui), vado a sbirciare nel sito del Booker Prize per vedere se per caso l'ha vinto proprio Ghosh, candidato al premio con Mare di papaveri. Quel premio che ha consacrato Rushdie e Arundhati Roy sulla scena internazionale. Ovviamente tifavo spudoratamente per Ghosh, non solo perché ho appena finito proprio il suo libro, ma per tutti i suoi libri precedenti, perché lo ammiro come scrittore. E invece il vincitore è lui, Aravind Adiga , giovane scrittore esordiente indiano originario di Madras, con La tigre bianca , un romanzo affascinante, o almeno così sembrerebbe (visto che io non l'ho ancora letto). Sono felice lo stesso, felice che sia nuovamente un indiano a vincere il premio più ambito della letteratura inglese. Sicuramente leggerò presto ...