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Visualizzazione dei post con l'etichetta Siddharth Dhanvant Shanghvi

L'ultima canzone

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di Siddharth Dhanvant Shanghvi "In questa vita, mia cara, non c'è pietà". Non abbiamo dubbi della spietatezza del destino fin dalle prime pagine del libro, quando una madre saluta sua figlia, destinata a un ottimo matrimonio, con queste parole. E ne saremo consapevoli per tutte le pagine dell' Ultima canzone , il romanzo d'esordio di Siddharth Dhanvant Shanghvi. È una storia esuberante, sensuale e dolorosa, di una famiglia nell'India degli anni Venti, scritta in modo particolare, con un linguaggio pieno di metafore, esuberante a sua volta, ridondante e affascinante come un lussureggiante giardino tropicale dopo le piogge monsoniche. (Ma io, che pure amo un stile barocco - tipo Rushdie - l'ho trovato un po' lezioso e talvolta eccessivo.) All'inizio la protagonista è la bella Anuradha, che lascia la sua famiglia di Udaipur per sposare Vadhmaan, un giovane medico di Bombay. Tutto sembra funzionare alla grande: un matrimon...

I fenicotteri di Bombay

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di Siddharth Dhanvant Shanghvi I fenicotteri di Bombay sono fenicotteri perduti che si sono ritrovati in una palude in mezzo a capannoni e relitti industriali, animali bellissimi e fragili che si sono accontantentati di un posto che non era il loro e che hanno solo la libertà, a volte, di alzarsi in volo.  Sono anche i protagonisti di questo romanzo , personaggi persi nelle loro vicende umane. Tutti geniali e malinconici. Il protagonista è un giovane fotografo che appena arrivato a Bombay dalla remota Shimla diventa immediatamente amico di una bellissima star di Bollywood e di un giovane pianista di successo, omosessuale, che ha deciso di abbandonare la sua carriera. Scusate la volgarità (e poi è una frase assolutamente in tono con il romanzo), ma appena l'ho raccontato al mio compagno, mi ha detto: "Sì, e poi magari gliela dà anche la prima che incontra per strada". Ecco, in effetti, sì, è proprio così. Si tratta di Rhea, un'artista della ceramica c...