Il basso ventre dell'Impero

di Ambarish Satwik

In meno di 200 pagine e con tredici brevi racconti, che vanno dal 1742 al 1948, Il basso ventre dell'Impero ripercorre a episodi la storia dell'impero britannico in India, rivisitata dal particolare punto di vista delle malattie delle "parti basse" (il titolo originale del libro è proprio Perineum, perineo, "la regione del corpo compresa fra gli organi genitali, maschili o femminili, e l'ano").

I protagonisti delle brevi storie hanno spesso qualche problema nel loro perineo: il re Giorgio V ha dolore a un testicolo, che forse è solo un fantasma della sua immaginazione, Madan Lal Dhingra, il giovane rivoluzionario indiano, spara a un inglese solo perché è esasperato dal dolore delle sue emorroidi, le piaghe allo scroto dell'architetto inglese Baker sono correlate ai suoi progetti architettonici a Nuova Delhi, anche Jinnah, il padre del Pakistan, non è risparmiato e viene ritratto, tisico e morente, nella sua ultima eiaculazione.

Il tutto viene raccontato con la freddezza di dettagli anatomici di tipo medico e con la presenza di alcune tavole di anatomia umana, unite a stralci di diario, resoconti storici, schizzi e piantine di città. Non a caso l'autore, Ambarish Satwik, è un chirurgo vascolare che opera a Delhi.
Il risultato è quello di una serie di frammenti organizzati in racconti che diventano dissacranti, asciutti, comici, crudi, taglienti.

Le parti basse e tutte le loro patologie, in genere passate sotto silenzio ma portatrici dei peggiori vizi e delle perversioni sessuali, diventano così una metafora del potere, delle sue bassezze e dei suoi abusi. 

Forse i riferimenti storici non saranno immediati a un lettore italiano non esperto di storia indiana, ma il risultato è un libro originale e tagliente, come il bisturi dell'autore.  

È un libro che consiglierei sicuramente, anche se a devo ammettere che la lettura non mi ha entusiasmato fino in fondo: la storia è divisa in momenti indipendenti collegati fra loro dal filo della metafora, che mi è parsa abbastanza ovvia ed evidente. Mi chiedo se ci sia qualcosa che mi sia sfuggito, perché, in mezzo a bubboni e ad ascessi, e al di là dell'idea sicuramente geniale, non ho trovato la riflessione, storica o umana, che avevo sperato.

Commenti

  1. Ci saranno alcuni scrittori indiani a Venezia prossimamente, per la serie Incroci di Civiltà (19-22 maggio): Tishani Doshi, Alka Saraogi e... rullo di tamburi... Vikram Seth!

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  2. Evviva!
    Mi piacerebbe molto vedere Alka Saraogi, chissà se riuscirò a venire, e comunque solo il sabato...
    Poi mandami gli aggiornamenti!

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  3. caspita..dove? quando?...vengo sicuramente...
    imperdibile

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  4. Ciao ragazze, spero di vedervi da qualche parte... (in effetti Venezia non sarebbe male!)
    Se la nube smette di perseguitarmi e riesco a imbarcarmi fra qualche ora, ci sentiamo verso i primi di maggio e organizziamo tutti questi fantastici incontri!

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  5. Non si sanno ancora bene le date, ma questo è il sito: www.incrocidicivilta.org

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  6. Ecco il sito, è uscito il programma!
    http://incrocidiciviltà.org

    @Silvia: Gli scrittori indiani sono giovedì purtroppo, non sabato. Tra l'altro sono ad orari un po' balordi se uno lavora, ma a me vanno benissimo! :-)

    Comunque dobbiamo proprio vederci a Venezia!

    Tra l'altro mi è arrivata la mail di presentazione del festival e tra le varie chicche spiegano che Vikram Seth è da diverse settimane a Venezia come scrittore "in residence" e sta scrivendo sul patrimonio museale della città. Quindi si rischia di vederlo per le calli, ahahahah! :-)

    @Sonia.namaste: Sei tu che mi avevi consigliato una rosticceria indiana in centro a Venezia? L'ho cercato ma non l'ho trovata (e ho anche chiesto a un ragazzo che aveva la bancarella a Cinema Italia)!

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  7. A proposito, qualcuno viene a Torino al Salone del Libro? Io avrei intenzione di andarci, ma non capisco come si prenotano i biglietti e se i singoli eventi sono prenotabili o sono a ingresso libero (mi sembra strano)...

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  8. Eccomi qua: sono appena tornata dalla Siria e laggiù non sono mai riuscita a collegarmi a internet tranne i primi due giorni a Damasco.
    Ora scappo a studiare il programma di Torino (e anche di Venezia)!

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