L'ombra della montagna

di Gregory David Roberts

Dopo il successo planetario di Shantaram, Gregory David Roberts ha impiegato 10 anni per scrivere il seguito.
Più volte annunciato e poi rimandato, è finalmente arrivato in libreria alla fine del 2015, con il titolo L'ombra della montagna.

Ora. 
Sapete che io non sono una grandissima fan di Shantaram.
Quindi forse non sono neanche la persona giusta per dire la mia su questo attesissimo seguito, ma non posso mica far finta di niente. E quindi ecco i miei due cents sull'Ombra della montagna.

Di Shantaram avevo amato moltissimo la capacità di coinvolgerci e di portarci in luoghi dell'India e del mondo impensabili per noi comuni mortali: il carcere, lo slum, un bordello, la mafia, la guerra in Afghanistan.

Avevo amato la personalità di Gregory Roberts, e quindi di riflesso anche quella del suo romanzo, il suo essere eccezionale e sempre sopra le righe, capace di tutto e di più: il nostro protagonista e narratore è quasi un supereroe, o forse un superuomo. Ad ogni modo è senza dubbio super.

Avevo amato un po' meno il suo stile, un po' troppo didascalico per i miei gusti, e le continue frasette sulle verità universali della vita, che in alcuni casi avevo trovato stucchevoli. È anche vero che però in molti casi erano sue personali rivelazioni che sottolineavano momenti particolari di crescita interiore.

È comunque uno dei libri che ho consigliato di più nella mia vita, in particolare a tutti quelli che vogliono iniziare a leggere qualcosa sull'India, tanto che è finito pure nella top ten dei miei consigli di libri indiani.

Non mi aspettavo che l'Ombra della montagna potesse eguagliare né tantomeno superare Shantaram e la sua freschezza e sincerità 

E infatti è così. L'ombra della montagna non è all'altezza di Shantaram, semplicemente non poteva esserlo.
Avevo letto le 1000 pagine di Shantaram in una settimana: è impossibile non essere catturati dalla storia, davvero appassionante. 
Ho letto invece le 1000 pagine dell'Ombra della Montagna in quasi due mesi.
1000 pagine sono tante e per un romanzo "normale" potrebbe essere anche un tempo normale, e poi mica si possono giudicare i libri da quanto tempo ci si mette a leggerli. Ma è già un'indicazione del suo difetto più grave: non mi ha preso.

È stata una lettura piacevole e intensa, ma non mi è riuscita ad appassionare nel profondo.

Lin/Shantaram racconta la quotidianetà della sua vita a Bombay, due anni dopo la sua avventura in Afghanistan, in giro con la sua moto e con due coltelli nascosti dietro la schiena per ogni evenienza (io me lo immagino con il giubbotto - e questo è lecito perché lo dice esplicitamente - e con il suo lungo capello biondo fluente - questo invece non lo dice).

Potrebbe essere il resoconto della routine quotidiana di una tranquilla vita borghese, con qualche problemino a casa e sul lavoro. Solo che nel suo caso i problemi sul lavoro sono pestaggi, sequestri di persona, torture, riciclaggio e incontri con killer spietati, visto che continua, almeno nella prima parte del libro, a lavorare per la mafia.
A casa poi sta con una donna (Lisa) che, anche qui, non è propriamente una mogliettina normale.

Ma a parte questi piccoli inconvenienti sul lavoro, il problema è più generale: si è rotta l'armonia perché non sono più i tempi di Khaderbhai e il codice di onore e fiducia mafioso è venuto meno.
Così Lisa non è la stessa cosa di Karla, che nel frattempo si è sposata con un magnate del media.

Lin sembrerebbe attraversare una crisi di mezza età, e quindi ci si aspetterebbe una svolta. 
La svolta in effetti c'è: qualche giorno in Sri Lanka nel conflitto tamil, una puntatina alla montagna dove troverà un nuovo guru filosofico e poi ricompare la mitica Karla, che involontariamente si riconferma come il personaggio più antipatico della letteratura mondiale - forse in questo il nostro Greg è riuscito effettivamente a superare se stesso.

La routine riprende, anche se in modo un po' diverso: sempre in giro per Bombay, con qualche tappa al Leopold Cafè per una birra, un joint fra un'avventura e l'altra, sempre in compagnia di personaggi stravaganti, tossici, un po' pazzi e sbandati, gangster e poliziotti, miliardari e poveracci.
Rigorosamente divisi fra buoni e cattivi, organizzati in bande amiche e nemiche fra loro contrapposte.

Anche qui le frasette stucchevoli abbondano (come anche gli inserti pseudo-filosofici), ma mentre alla fine in Shantaram erano anche improvvise epifanie di un personaggio particolare su un cammino difficile, che si trova di fronte a riflessioni sulla vita, sulla morte e sull'amore, qui sembrano invece molto più costruite.

L'ombra della montagna è ricco di dialoghi.
Più dialoghi che azione, alcuni molti brillanti, altri meno e per i miei gusti un po' prolissi (ecco, la continua gara di aforismi fra lui e Karla: anche no).
I personaggi "buoni" sono comunque sempre adorabili: Scorpione e Gemelli che dalla strada passano a essere milionari, Didier che già conosciamo, Diva la ricca ereditiera, Vikram ormai perduto nella droga.
Ma manca quel guizzo vitale che ha portato Lin nello slum, in Afghanistan e nel villaggio rurale, quella sua sensazione sorpresa, di prima volta e meraviglia di fronte a esperienze eccezionali.

Quel senso dell'esagerazione che in Shantaram portava a dire: "no, dai, pure questo!", quei morti che resuscitavano, quel suo saper scegliere sempre nuove e inaspettate avventure.
Là era un super-uomo, qui, anche se continua a far cose che noi non faremmo mai, è diventato più semplicemente una super-star.

Ma nonostante tutto, L'ombra della montagna rimane un libro piacevole, che riesce a trasmettere una sua freschezza, un romanzo che si legge intensamente grazie ai suoi personaggi adorabili e al protagonista speciale.

Non finirà nella top ten dei consigli, ma è giusto così. Al nostro eroe gli voglio bene lo stesso. 


Gregory David Roberts, L'ombra della montagna, Neri Pozza 2015
Traduzione di Vincenzo Mingiardi
1085 pagg.,  23

Commenti

  1. Sono perfettamente d'accordo con te, Shantaram è impareggiabile, comunque, con tutti i suoi difetti... Mountain Shadow, letto negli ultimi mesi a Bombay, è stato a volte stucchevole (odio Karla, antipatica al massimo) e un po' ripetitivo, però alla fine, pur a rilento, mi ero affezionata ai personaggi e l'ultima volta che sono stata a Colaba mi aspettavo di vederli spuntare da qualche parte... Ora vorrei leggere (appena finito To the Lighthouse di Virginia W.) Between the assassinations. Un abbraccio. Clara (sloggata)

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    Risposte
    1. Clara! Scusa per il ritardo, non mi era mica arrivata la notifica del tuo commento!
      Vedo che Karla nutre antipatie ovunque... gli altri personaggi, invece, troppo simpatici.
      Bello Between the assassinations, così umano e irrimediabilmente senza speranza.
      Un abbraccio

      PS: ma dove sei ora?

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    2. Sì, lo sto trovando umano e disperato, concordo.
      Sn rientrata in Romagna! Vediamoci prima o poi :-)

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