1971: a novel

di Humayun Ahmed

La scorsa settimana ero in una delle mie due biblioteche abituali (la Sala Borsa, l'altra è il Centro Cabral) e al banco delle informazioni ho visto l'annuncio in quattro lingue  di una nuova sezione di libri in bengali e in urdu. 
Sono subito corsa a vedere, e infatti c'era un discreto numero di libri, che ho sfogliato senza capire più di tanto, fino a quando in mezzo a tutti quei simboli bellissimi e per me ancora troppo difficili da decifrare, ho trovato un romanzo bengalese tradotto in inglese, che ho subito preso in prestito e portato a casa, tutta contenta di riprendere a esplorare, almeno letterariamente, quella parte di mondo. 

E'  1971 di Humayun Ahmed, scrittore bangladese. 
Pochi giorni dopo, in procinto di iniziare il libro sono andata su internet a cercare informazioni su di lui e ho subito avuto la notizia che era morto esattamente il giorno prima, lo scorso 19 luglio, a New York. 
In molti lo piangevano e ricordavano i suoi meriti letterari (e non solo, anche cinematografici): uno scrittore apprezzato dalla critica, molto popolare e molto amato, tanto che alcune creature dei suoi libri (come Himu o Misir Ali) sono diventati personaggi popolari che tutti i lettori bengalesi conoscono.

Ho quindi iniziato a leggere subito il romanzo, e l'ho divorato in una sera (anche perché è molto breve, devo ammettere...).
L'anno che dà il titolo al libro è quello tragico che ha segnato la storia del Bangladesh, l'anno della cruenta guerra di indipendenza dal Pakistan Occidentale che ha insanguinato il Bengala (a questo proposito ricordo anche altri due libri: I giorni dell'amore e della guerra di Anam Tahima e Killing the Water di Mahmud Rahman, e consiglio soprattutto quest'ultimo). 

La prospettiva di 1971 è tutta incentrata sugli eventi di un piccolo villaggio ("a poor village, a ordinary one") avvenuti nel giorno in cui l'esercito pakistano arriva alla ricerca di alcuni combattenti per la liberazione del Bangladesh. 

La storia si apre su un quadretto notturno di vita familiare, con la figura di Mir Ali, un vecchio quasi cieco che non riesce a dormire di notte e ha bisogno di essere portato fuori per andare in bagno. 
Una figura debole, che la nuora aiuta come se fosse un bambino piccolo, mentre il figlio dorme, stanco del lavoro e dei kilometri che ogni giorno percorre a piedi. 

A poco a poco conosciamo anche le altre figure del villaggio, abitato sia da musulmani sia da hindu: l'imam della moschea, il maestro di scuola, il proprietario terriero, i pescatori. L'arrivo dei soldati non risparmia nessuno e assistiamo inermi alle intimidazioni e alle violenze dei militari (il padre di Humayun Ahmed fu ucciso nel 1971 dall'esercito pakistano).

E' quindi un romanzo politico, ma la dolcezza, l'ironia e l'umanità con cui sono descritti i personaggi anche nelle situazioni peggiori lo rende un coinvolgente affresco di un ondulato paesaggio umano.
L'imam parla sempre e fa troppe domande, anche quando viene sequestrato dall'esercito, il maestro Aziz si fa la pipì addosso ma poi è pronto a morire piuttosto di farsi umiliare di fronte all'amata, il vecchio Mir Ali continua a non rendersi conto della situazione e vorrebbe solo avere il suo pranzo perché ha fame, c'è chi confessa subito tutto quello che sa e chi invece con la furbizia riesce a ingannare anche l'ufficiale più spietato.

E così il piccolo, ordinario villaggio di 1971 diventa il centro di una guerra feroce e di una nazione con tutta la sua fierezza e le sue piccole debolezze umane.


Humayun Ahmed, 1971: A novel, Mowla Brothers, Dhaka 1993
Traduzione in inglese dal bengali e introduzione di Rahimn Akhtar

Commenti

  1. Che bello il Centro Cabral, ci sono stata una vita fa per la tesi, era uno squarcio sull'India e sulla letteratura asiatica in generale. Adoro le biblioteche dell'Emilia Romagna :-) buona giornata e grazie per questa segnalazione.
    PS. Sto leggendo The folded Earth di Anuradha Roy, poi ti dirò. Baci

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  2. Ciao Clara, anche quando non lo sappiamo abbiamo frequentato o frequentiamo gli stessi posti!
    Io al Centro Cabral ci vado molto spesso a fare incetta di libri, purtroppo però non è a scaffali aperti e non si possono prendere più di 3 libri alla volta, se no sarebbe il mio paradiso terrestre!

    Dimmi poi di Folded Earth.
    un abbraccio!

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  3. Ciao Silvia!
    Ah Sala Borsa! Ho letto tanti libri, grazie a Sala Borsa ma sempre romanzi di Crichton o Assimov. Purtroppo, non potevo leggere romanzi Italiani.
    Non conosco Humayun Ahmad ma conosco bene il soggetto. Ci sono alcuni aani che non potevamo dimenticare - 1947, 1971.. anche 1962. A volte 'e difficile leggere romanzi che parlano di queste cose - particolarmente di partizione. Dopo aver letto mi sento tristo e depresso. Preferisco mondo surreale di Murakami o poetico di Vikram Seth. Forse sono un 'escapist'. :)
    Caro Saluto!

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  4. Caro Raj,
    sono cose tristissime, e anche io mi sento molto triste quando leggo di questi anni.
    Del 1971 qui da noi non si sa moltissimo, sto cercando di saperne di più. Alla fine mi intristismo, ma penso che sia necessario conoscere e ricordare.
    Quindi io forse invece non sono un escapist ma una masochist!

    Il mondo di Murakami è davvero fantastico, e merita in ogni modo.
    Sto leggendo 1Q84. In Giappone lo leggevano tutti in treno e in metropolitana, ed era l'unico titolo che riuscivo a capire anche in giapponese! io invece leggevo La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Hard-Boiled Wonderland and the End of the World), che pure mi è piaciuto molto.
    E non a caso, fra i libri che mi hai lasciato in eredità prima di tornartene in India (e che conservo gelosamente!), ci sono ben 2 Murakami.

    Ora che ci penso, fra loro c'è anche un "teach yourself bengali"... magari inizio a studiare!

    Ti saluto la Sala Borsa la prossima volta che ci passo,
    tu salutami il Café Good luck!

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  5. Cara Silvia,

    Un libro ottimo per la storia dell'India dopo l'indipendenza 'e 'India after Gandhi' di Ramchandra Guha.

    Anche io notato che in Giappone, tutti piaciono leggere, sul treni, sul autobus. Il mio preferito romanzo di Murakami 'e 'Kafka on the Shore'. Era anche mio primo di lui. Non ho ancora comminciato 1Q84, ci vuole un po tempo.

    Ho iniziato studiare Bengali ma non sono molto regolare. Spero di migliorare in futuro. Il mio problem 'e che mi piacciono troppe lingue ma non c'e tempo per imparare.

    Certo ti saluto il Cafe Good Luck prossima settimana!

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  6. Ciao Silvia: belli i personaggi di questo romanzo. Grazie!
    E grazie per avermi ricordato Sala Borsa, che posto bellissimo, ci sono andata diverse volte quando ho fatto uno studio sulle biblioteche accessibili ai disabili, non solo rispetto alle barriere architettoniche ma soprattutto all'accessibilita' delle informazioni.
    Ti abbraccio, cris

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  7. Grazie Raj, mi ricordo di aver visto quel libro in libreria in India, ma poi non l'ho preso, ora lo leggerò sicuramente!

    Sì, è vero, in giappone leggono molto in giro, anche se fanno una sola fermata di mezzo minuto, si mettino a leggere!

    Che bravo, hai poi iniziato con il bengali... anche io vorrei iniziare a studiare troppe lingue e alla fine non ne inizio nessuna!
    ciao!

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  8. Ciao Cris!
    Vedo allora che le biblioteche bolognesi piacciono a tutti!
    Un abbraccio da una caldissima Bologna

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  9. Murakami. Ho letto quasi tutti i suoi romanzi. Il mio preferito resta "Tokyo Blues - Norwegian Wood". Ho finito qualche settimana fa, 1Q84, e mi ha lasciato addosso tante sensazioni. Invece l'altro ieri ho finito di leggere "The Folded Earth" e la seconda parte mi è piaciuta molto, in generale è un bel libro, scritto molto bene. Alcune parti forse sono più appassionate e appassionanti di altre. I personaggi sono così umani. Buone cose a tutti, e un saluto a Raj e a Cristina

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  10. Ciao Clara, anche e me è piaciuto molto Tokyo blues, ora sto procedendo con 1Q84, è un libro che prende moltissimo.
    Grazie mille per le tue impressioni su The Folded Earth, lo aggiungo subito alla lista!
    Buonissine cose anche a te!

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