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Il caso dei manghi esplosivi

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di Mohammed Hanif Avvincente. Fino dalle prime pagine, fin dalla copertina. Ed esplosivo. Tanto che, nonostante mi fossi imposta di staccare completamente dai libri indiani (e pakistani) almeno per le ferie estive, quando ho visto A case of exploding mangoes in una libreria indonesiana, non ho saputo resistere e l'ho subito comprato. Anche se la regola d'oro (anche questa auto-imposta con scarsi risultati) mi impone di evitare libri con le parole "odori e colori", "spezie", "matrimonio combinato", "mango", non dico in quarta di copertina ma almeno del titolo, ho pensato che se i manghi erano esplosivi forse un'eccezione alla regola si poteva anche fare. Non sarà un capolavoro immortale della letteratura, ma Il caso dei manghi esplosivi è uno di quei libri ben scritti, ben costruiti, con intelligenza e sarcasmo, che sono difficili da abbandonare, che si leggono tutti d'un fiato e che poi si ricordano per un po' (tant...

Ritorno

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Ritornare nel piccolo mondo di questo blog è come perdersi nella dolcezza di un ritorno a casa, dopo la pausa estiva che mi ha portato in altri luoghi, in altre storie e in altri libri, anche se sembra che l'India mi segua ovunque io vada (ma in realtà sono io che cerco, e trovo, la sua influenza in ogni angolo remoto e inaspettato). Questa volta mi hanno seguito le storie di Rama e Sita che sono diventate nuove storie, interpretate da marionette intarsiate belle come opere d'arte e da danzatori che ballano con il fuoco. Mi hanno seguito i monumentali templi induisti e buddhisti e anche le sue moschee, arrivate proprio dal Gujarat indiano, con le preghiere notturne per il Ramadhan che hanno cullato i miei sogni. Le offerte a Durga e a Ganesh e le cerimonie di cremazione. I film di Bollywood (tutti doppiati) ogni giorno in televisione. (per la cronaca: sono stata in Indonesia...) Ritorno con qualche idea per il piccolo mondo di questo blog (sono solo buoni propositi, no...

Il fondamentalista riluttante

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di Mohsin Hamid Sentiamo solo la sua voce. Sappiamo quello che succede intorno a lui, in quel caffè nel centro del vecchio bazar di Lahore, immaginiamo le affermazioni del suo interlocutore, un americano, dalle sue risposte, ci muoviamo attraverso le ore della giornata attraverso i suoi ordini al cameriere di tè, pranzi e cene. Siamo anche prigionieri della sua storia, impossibilitati ad andarcene via o a muovere gli occhi attorno distraendoci, proprio come l'americano davanti a lui, a cui racconta tutta la sua storia. Ascoltiamo cosí anche noi, riluttanti o meno, la storia di Changez, giovane pakistano con laurea a Princeston, ingaggiato da una società finanziaria newyorkese, simbolo del sogno americano, incarnazione dell'ideologia del successo e del cambiamento, con i suoi stipendi da capogiro, le sue missioni per il mondo a svendere aziende, e con la sua relazione con una ragazza ricca, giovane e bella. Ma a poco a poco la fiducia in questo sogno mostra le sue crepe, ...

Le linee d'ombra

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di Amitav Ghosh Forse bisognerebbe leggere questo splendido romanzo (pubblicato nel 1988) almeno due volte, una di seguito all’altra. Perché qui la linea d’ombra conradiana si moltiplica in più linee, multiple e plurali, che vanno in direzioni diverse, così che diventa più sottile disegnare, nella prima lettura, tutte le linee immaginarie che attraversano situazioni e personaggi, che si snodano nel tempo nel loro ordine non cronologico che tocca eventi e tempi apparentemente diversi e distanti, quelle linee che giacciono dentro la storia, dietro la Storia. La voce narrante del protagonista, fin da bambino, del cugino Tribid segue ammirato le fantasie, i racconti, i viaggi reali e immaginari, le amicizie e le parentele fra Calcutta, Londra e Dacca, le linee sul suo altante mondiale – quelle che separano gli Stati e quelle, che, misteriosamente, li uniscono, come cerchi tracciati con il compasso sulle pagine. Tribid, con i suoi racconti, regala mondi per viaggiare e occh...

La stanza della musica

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di Namita Devidayal "Tornai a Kennedy Bridge la settimana successiva. Durante la nostra prima lezione, Dhondutai mi invitò a chiudere gli occhi e ad ascoltare il fedele compagno dei cantanti, il tanpura. Io ero incuriosita dallo strumento, che somiglia a un sitar, ma produce solo quattro note, ripetute senza sosta. Dhondutai passò le dita sulle corde e un suono grave, ritmico e ipnotico, prese a colmare la stanza, creando un costante mormorio di serenità. Ben presto, tutti i rumori dell’ambiente - il ronzio del ventilatore, il ticchettare smorzato dell’orologio da tavolo, le grida occasionali dei bambini e degli ambulanti per la strada, il russare sommesso di Ayi, il sibilo della pentola a pressione in cucina - trovarono il loro posto in rapporto a quel suono di sottofondo. Da allora in poi, il nostro linguaggio fu quello della musica." È attraverso le lezioni di Dhondutai, che Namita Devidayal, autrice di questo libro di grande successo in India e ora in uscita anche...

Kamala Das

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È da un po’ che volevo tornare dove per me tutto iniziò, in Kerala, e scrivere di Kamala Das, poetessa e scrittice in inglese e in malayalam. Volevo tornare in quella calda mattina all’università di Calicut, passata a parlare per ore con Sreeta, una dottoranda immersa nei suoi studi sui poeti contemporanei del Kerala. Ricordo che Sreeta mi disse: se ti potessi fare un solo nome, fra tutti i miei poeti, senza dubbio sarebbe quello di Kamala Das. Mi è giunta solo ora la notizia che la poetessa indiana è morta domenica scorsa, il 31 maggio, a 75 anni, in un ospedale di Pune. Nata in Kerala nel 1934 da una famiglia indù, Kamala Das venne data in sposa a 16 anni a cugino più anziano di lei con cui si trasferì a Calcutta. Personalità controversa e rivoluzionaria, descrive nei suoi racconti e nelle sue poesie le emozioni intime e intense di una donna indiana in una società in cui è difficile poter parlare dei propri sentimenti. Nel 1999 si è convertita all’Islam, fra critiche e scalpor...

Umrao Jan Ada

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di Mirza Mohammad Hadi Ruswa È evidente che non sono una grande esperta di ordini on-line. Solo dopo aver letto la traduzione inglese dall’urdu di David Matthews ordinata su amazon (un libro dall'inconfondibile odore di India), mi sono accorta che avrei, forse, potuto aggiudicarmi quella italiana, cioè questa: M. M. H. Ruswa, L a cortigiana Umrao Jan Ada (romanzo indiano) , traduzione dalla lingua urdu e cura di Daniela Bredi, L'Harmattan Italia, 2001 Ma la verità è che non ho saputo resistere al primo titolo apparso e l'ho subito ordinato. È stato principalmente il film di Muzaffar Ali con Rekha, del 1981, a spingermi a leggere questo romanzo, ma anche il fatto che, in quasi ogni dove, Umrao Jan Ada , scritto da Mirza Mohammad Hadi Ruswa (1857-1931) e pubblicato intorno al 1900, viene battezzato come "il primo vero romanzo urdu". Non potevo certo rischiare di perderlo. Amo i primi romanzi di una lingua, solidissimi e forse un po' ingenui, ai nost...