Per saperne un po' di più della letteratura del Bangladesh (seconda parte!)

Eccomi qui a continuare il riassunto del talk di Mahmud Rahman sulla letteratura del Bangladesh.
(La prima puntata è qui).
Era venuto il momento di parlare in particolare di tre scrittori, a loro modo rappresentativi, e quindi eccoli qua.

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Mahmudul Haque
   
Mahmud Rahman ha una vera e propria passione per Mahmudul Haque: inizialmente è stato affascinato da una sua intervista, poi dai suoi libri - divorati - e in fine anche dalla sua persona.
Ha deciso così di tradurre un suo libro e di andarlo a conoscere. Il primo incontro, nella sua casa piena di mobili, è diventato una conversazione di cinque ore, solo la prima di molte altre.

La biografia di Mahmudul Haque è quella di uno scrittore emerso nel periodo post-Partizione: tre anni dopo la Partizione, a 10 anni, si spostò con la famiglia dalla periferia di Calcutta a Dhaka. Da qui, una volta scappò da casa per tornare a Calcutta, deluso dal nazionalismo pakistano presente anche nella sua scuola.
Già da piccolo era un lettore vorace e lui stesso racconta di aver imparato la sintassi e il ritmo della narrazione riordinando i pezzi di carta scritti in prigione da un insegnante comunista, dal quale era stato avvisato di stare alla larga. 
Non andò all'università ma dopo la scuola iniziò a lavorare nel negozio di famiglia, una gioielleria.

Si sposò nel 1967 e andò ad abitare con sua moglie in una stanza con due sedie, un tavolo, due pentole, due piatti e due bicchieri (nessun letto). In questo periodo scrisse il romanzo Onur Pathshala, pubblicato su una rivista, che raccontava di un ragazzo diviso fra il matrimonio infelice dei genitori e il richiamo del mondo di fuori, della strada.

Mentre il governo pakistano cercava di islamizzare la lingua bengalese, Mahmudul Haque e altri scrittori di questo periodo imparavano a scrivere in versi e in prosa e si riunivano in vivaci incontri letterari, chiamati adda.

Ma il 25 marzo 1971, con l'irruzione dell'esercito pakistano, tutto cambiò.
Dopo i due giorni di coprifuoco, Mahmudul Haque andò in giro per diventare un testimone della distruzione causata dall'esercito. Nella Dhaka occupata, il suo negozio fu saccheggiato e la vita si rivelò durissima.
Alla fine della guerra, visitò Rayerbazar, il luogo in cui erano stati uccisi molti intellettuali bengalesi e dove ancora giacevano i corpi.

Da quel momento in poi, i suoi romanzi torneranno spesso a parlare della guerra.
Per esempio, il romanzo Jibon Amar Bon, ambientato interamente nel mese di marzo, provocò reazioni diverse: chi lo accusò per il distacco del protagonista, chi invece ne fu impressionato per l'uso della lingua e per il suo anti-romanticismo.
Fino a metà degli anni Settanta Mahmudul Haque ambientò i suoi romanzi in città, ma in seguito cercò di riallacciare i suoi legami con il mondo dei villaggi, passando più tempo possibile a Bikrampur, un'aera rurale non lontana da Dhaka.

Smise di scrivere a quarant'anni.
Una sera, proprio dopo una conversazione con Mahmud, sua moglie morì. Pochi mesi dopo, anche lui la seguì.


Sheda Publishing e Qazi Anwar Husain

E' molto frequente in Bangladesh trovare bancarelle ambulanti di libri e giornali a ogni angolo di strada. L'offerta va da manuali per imparare l'italiano o il coreano (lingue dei paesi di emigrazione) a riviste di politica, intrattenimento e telefonini.
Tra i libri più diffusi in questi angoli di strada ci sono principalmente quelli di un editore, Sheda publishing: ecomonici, accessibili e avvicenti.
Su molte bancherelle è presente Rohoshyo (Mistero), il mensile di Sheda.
Rohoshy è anche il nome di un vero e proprio genere letterario, che combina storie poliziesche con fantasmi ed elementi soprannatutali, un mix fra i gialli occidentali e le storie folk bengalesi.

La storia di Sheda inizia nel 1966 con la creazione di Masud Rana, un clone bengalese di James Bond, che da Hong Kong a New York compie le sue mirabolanti imprese contro il crimine internazionale.
Qazi Anwar Husain ne è l'autore e ad oggi ci sono circa 400 titoli con le storie di Masud Rana, che da decenni rimane un personaggio senza tempo, e sempre in ottima forma.
Un'altra serie è quella di Tin Goyenda (Tre detective), che racconta la storia di un trio di detective adolescenti, ma ci sono anche storie horror, della seconda guerra mondiale o anche western di bangladesi immigrati in Texas.

Va detto che questa tradizione è ben più antica degli anni Sessanta: già dalla fine dell'Ottocento esistevano romanzi gialli bengalesi, e con l'arrivo dei libri di Conan Doyle a Calcutta, alcuni autori si ispirarono ai suoi personaggi.
Molti dei libri di Sheba riportano la frase "Basato su una storia straniera": un po' come gli spaghetti western girati in Italia, o come le trame di Hollywood riprese nei film di Bollywood.
Ma queste non sono mere operazioni di copiatura, sono veri e propri trapianti in un nuovo contesto cultutale, filtrati attraverso nuovi personaggi bengalesi, e spesso realizzate con maestria e ingegno.

Sheba è stata una creazione di Qazi Anwar Huasi, un autore (nato nel 1936) proveniente dagli ambienti intellettuali di Dhaka che però ha preferito mettersi a scrivere "pulp fiction".
Ha inventato anche la distribuzione della casa editrice, iniziata andando in giro con la sua macchina a portare i suoi libri ai librai.

Con l'idea, poi non finalizzata, di tradurre una storia di Masud Rana, Mahmud ha incontrato Qazi Anwar Husain a Dhaka e in quella occasione ha imparato dall'autore che i suoi libri sono anche stati sottoposti a censura per le (pudicissime) scene di sesso.
Anche molti intellettuali hanno scritto per Sheba, che ha avuto una certa influenza sulla lingua del giornalismo e della narrativa in Bangladesh, con frasi brevi e verbi d'azione.


Shaheen Akhtar

Veniamo quindi alla nuova generazione di scrittori bangladesi, nati a partire dagli anni Sessanta: molte sono donne, che nella vita fanno lavori come insegnanti, giornaliste, autrici di documentari o lavorano per le ONG.
Una di queste è  Shaheen Akhtar, che è stata la prima autrice che Mahmud ha tradotto, dopo aver letto il suo romanzo Talaash ed esserne stato molto colpito.

Shaheen Akhtar ha cominciato a scrivere negli anni Novanta e inizialmente il suo interesse per la scrittura si è concentrato sulla difficoltà di vivere come donna single a Dhaka.
Taalash è stato il suo primo progetto più ambizioso, nato da una ricerca sulle donne violentate dall'esercito pakistano durante la guerra. La letteratura bangladese ha spesso avuto la tendenza di glorificare la guerra di liberazione, senza analizzarne le zone d'ombra, come quella delle violenze sulle donne.
Taalash racconta la storia di una donna catturata dall'esercito pakistano, di cui segue la vita fino a 30 anni dopo la fine della guerra.

Shaheen Akhtar è stata influenzata dalla letteratura bengalese ma anche dai film di registi di tutto il mondo: Kiarostami, Kurusawa, Ritwik Ghatak, Satyajit Ray.
Dopo Talaash ha scritto un'antologia sulla donna nella letteratura bengalese, e durante la stesura è venuta a conoscenza della storia di una donna del 18esimo secolo, decapitata in seguito a una storia d'amore intercastale. Da questa storia è nato il suo recente romanzo Shokhi Rongomala.

Talaash è stato tradotto in inglese e presentato al Jaipur Literature Festival (nel 2011).


E, per concludere, qualche considerazione sulla lettaratura del Bangladesh

  • Dopo la partizione, Dhaka è diventato il centro letterario in competizione con Calcutta: dopo il dolore delle guerre, le letteratura bangladese ha una sua identità e una sua anima, le cui strade portano tutte a Dhaka.
  • Questo è un momento di grande cambiamento: la generazione di scrittori che hanno reso matura la letteratura negli anni Sessanta se ne sta andando, lasciando il posto a una nuova generazione, che sta cercando di descrivere gli enormi cambiamenti che stanno avvenendo nella società del Bangladesh negli ultimi 25 anni.
  • Da una parte c'è una tradizione letteraria tipica del Bengala, con giornali letterari, fiere del libro e una vivace scena letteraria, d'altra la povertà, l'analfabestismo e il sistema scolastico scadente non permettono a gran parte della popolazione di avere accesso alla lettura. Gli scrittori subiscono minacce dai fondamentalisti e spesso mancano dei professionisti che lavorino nel mondo dell'editoria.
  • La recente maggiore influenza degli aspetti commerciali ha dato agli scrittori la possibilità di vivere scrivendo, ha permesso la sponsorizzazione di premi letterari, ma ha anche privilegiato la quantità rispetto alla qualità e ha abbassato il livello letterario e artistico. E d'altra parte la classe dirigente oggi è molto più povera culturalmente e molto meno interessata ai libri.
  • Inoltre per finire, sottolineiamo ancora l'importanza della traduzione sia dal bengalese verso l'inglese sia viceversa: c'è molta voglia di leggere narrativa straniera in Bangladesh, e c'è un enorme patrimonio di bellissime storie bangladesi che aspettano solo di essere tradotte.  
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Bene, questo è quanto.
A questo punto mi sembra ovvio quali saranno le mie prossime letture: un libro di  Mahmudul Haque (Black Ice, che è volato sulla mia scrivania direttamente dagli USA, grazie Mahmud!) e Talaash (arrivato invece dall'India).

Commenti

  1. Grazie per questa seconda puntata. A prestissimo!

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  2. Grazie e te!
    Sto leggendo Black Ice di Mahmudul Haque e mi sta piacendo molto.
    A presto!

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  3. Sei sempre preziosa, Silvia, grazie di queste info sul Bangladesh!

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  4. Grazie a te, Marco!
    Spero anche di andarci, prima o poi, in Bangladesh!

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