Per saperne un po' di più sulla letteratura del Bangladesh

In seguito al post su 1971 di  Humayun Ahmed, con mia grande gioia e sorpresa, mi ha scritto Mahmud Rahman, l'autore di Killing the water (ricordate, il bel libro di racconti dal Bangladesh), per consigliarmi molto gentilmente alcuni romanzi bangladesi recentemente usciti in traduzione inglese.

Mi ha anche mandato il link a un suo talk tenuto ad Austin in Texas sulla letteratura bangladese contemporanea. Ho trovato il tutto utilissimo, visto che i libri di scrittori bangladesi qui da noi sono ancora molto rari e del Bangladesh si sa davvero poco.

Qui potete vedere il suo talk "From war stories to pulp", ma faccio anche io un riassuntino per chi preferisce leggere in italiano (adoro fare riassuntini, se non si fosse capito!), sperando possa invogliare nuove letture (e traduzioni?).

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Mahmud Raman è emigrato negli Stati Uniti dal Bangladesh.
Parlando di influenze letterarie, prima di scrivere i suoi racconti ha letto autori come Jamaica Kincaid o Maryse Conde, legati alla città di Detroit, e fra gli indiani ha scoperto Amitav Ghosh e Rohiton Mistry.
Nelle sue visite a Dhaka ha letto i libri di Taslima Nasrin, anche se al momento di scrivere il suo libro era del tutto tagliato fuori dalla letteratura bangladese. E' invece Ernest Gaines lo scrittore che più di ogni altro lo ha influenzato.

La sua raccolta di racconti Killing the water è così uscita fuori divisa in due parti: metà ambientata in Bangladesh e metà negli Stati Uniti.

Nell'arco temporale che va dal Bangladesh rurale degli anni Trenta fino alle storie delle seconde generazioni delle città americane, in molti hanno individuato in questi racconti due temi principali: la guerra e la migrazione.
Non è stata una scelta intenzionale, in un certo senso il libro è venuto fuori così. Ma non è neanche stato un caso: questi due temi sono quelli più sentiti dagli scrittori bangladesi.
  
La storia del Bangladesh degli ultimi 75 anni è costellata di eventi drammatici: la carestia durante la seconda guerra mondiale, la Partizione nel 1947, la guerra di liberazione nel 1971.
Questi eventi compaiono pesantemente della narrativa contemporanea: d'altra parte la guerra spesso porta alla migrazione, anche se i bangladesi sono già di loro un popolo di migranti, con comunità presenti in tutto il mondo.

Fra questi eventi, se si dovesse scegliere un singolo tema di questa letteratura, sarebbe senza dubbio la guerra del 1971, un terremoto le cui scosse di assestamento si sono propagate per molti anni.
Alcuni autori sono riusciti a scrivere anche durante la guerra, per esempio Shawkat Osman scrisse Jahannam hoyte bidai (Farewell from hell) e Anwar Pasha Rifle, roti, aorat (Rifles, bread, and women).

Ma è subito dopo la guerra, fra nuove incertezze e delusioni, che c'è stata una vera e propria esplosione di narrativa che racconta il 1971 e le conseguenti trasformazioni nella società.

Mahmudul Haque ha scritto a profusione su questo periodo, spesso visto con gli occhi di personaggi che nel conflitto sono stati in disparte.

Akhteruzzaman Elias ha scritto negli anni Ottanta Chilekothar Sepai (The Soldier in an Attic), un romanzo ambientato negli anni subito antecedenti alle guerra (1968-69), che descrive i movimenti studenteschi, i contadini con simpatie naxalite e gli slum di Dhaka. E' un romanzo che più di altri ha cercato di cogliere la complessità di quegli anni, poi sfociata di lì a poco nel conflitto.

Jahanara Imam è una scrittice che perse il figlio nel 1971, famosa per aver ispirato negli anni Novanta un movimento per impedire la riabilitazione di criminali di guerra. Ha scritto Ekattorer Dingulo (Days of 71), un vero e proprio diario di quei giorni di guerra.

Anche chi era bambino o non ancora nato durante la guerra ne ha continuato a scrivere negli anni: per esempio Shaheen Akhtar ha pubblicato Talaash (The search) nel 2004, un romanzo su una giovane donna tenuta prigioniera come schiava sessuale dall'esercito pakistano.


Pochissimi autori del Bangladesh sono pubblicati in inglese. Un primo progetto è stato quello dell'UNESCO di tradurre Lalshalu (Tree without roots) di Syed Waliullah nel 1967 (il libro è del 1948 e parla di un uomo che riesce a trasformare la tomba ordinaria di un villaggio in un luogo di culto). E' stato lo stesso autore a tradurlo (e a reinventarlo), mentre viveva in Francia, e nel farlo ci ha aggiunto un po' di esistezialismo francese che non esisteva nell'originale.

Piu recentemente è stato Adib Khan, residente in Australia, che ha lanciato la narrativa bangladese in lingua inglese. I suoi romanzi sono ambientati fra Bangladesh, India e Australia, e raccontano spesso del senso di appartenenza ed escusione degli immigrati. Anche nel suo caso, la guerra del '71 fa da sfondo al suo primo romanzo Seasonal Adjustments, che ha vinto il Commonwealth Book Prize.

Anche dal Regno Unito sono arrivati nuovi scrittori di origine bangladese: Manzu Islam, Monica Ali (che hanno scritto di immigrazione) e Tahmima Anam (che ha scritto della guerra).

E poi sono arrivati anche scrittori pubblicati per la prima volta in India, come Shazia Omar e Mahmud Rahman stesso.

Per quanto riguarda la poesia in lingua inglese possiamo invece ricordare Kaiser Haq (residente a Dhaka e anche traduttore).

Ma anche chi scrive in inglese cerca di conservare un legame con la letteratura in bengalese.
Lo stesso Mahmud nel 2006 ha lasciato il suo lavoro a Oakland per tornare a Dhaka e conoscere più da vicino la scena letteraria.

L'idea che si è fatto è quello di una scena dinamica e vitale, che può essere semplificatata in tre tipologie di autori:
- gli scrittori più "letterari": alcuni nati negli anni 30-40, soprattutto autori di racconti, altri più giovani nati nel Bangladesh indipendente, tra cui molte donne;
 - gli scrittori che hanno avuto un successo commerciale, che possono vivere del loro lavoro scrivendo storie di mistero, fantascienza e amore per un pubblico di studenti, e soprattutto scrivendo per il cinema;
- quelli che scrivono pulp fiction.

Ma per capire meglio, vale la pena di chiedersi quale sia l'identità del Bangladesh come paese. La maggior parte degli abitanti, anche se esistono importanti minoranze, sono bengalesi musulmani. La lingua bengalese ha una storia circa un migliaio di anni, anche se la sua forma moderna si è sviluppata nel 19esimo secolo.

Se non ci fosse stata la Partizione del 1947 non parleremmo di letteratura del Bangladesh ma di un'unica letteratura bengalese: dalla partizione in poi la letteratura bengalese del Bangladesh, pur rimanendo sempre bengalese, ha preso una via diversa rispetto alla letteratura bengalese indiana.

L'identità di questa letteratura non è unicamente bengalese musulmana, ma in gran parte viene da lì, anche se poi molti scrittori sono laici.
In questo cammino intrapreso dalla letteratura del Bangladesh, possiamo individuare quattro tappe (e date) fondamentali:
- il 1921, con la fondazione dell'Università di Dhaka, che ha fornito soprattutto alla classe media musulmana un'educazione laica;
- il 1947, con la Partizione dall'India che ha costruito un muro fra due mondi, e ha spostato Calcutta, la capitale culturale, al di là del confine (con molti scrittori che sono passati di là, in India: come per esempio Buddhadev Bose o Sunil Gangopadhay);
- il 1952, con le rivolte contro l'imposizione dell'urdu come unica lingua da parte del Pakistan Occidentale e la conseguente affermazione dell'identità musulmana bengalese;
- il 1971, con la guerra e l'indipendenza dal Pakistan, a cui seguì la disillusione del dopo-guerra.

In questo senso si può dire che la letteratura contemporanea si forma negli anni Quaranta e diventa davvero matura negli anni Sessanta e Settanta.
E ora possiamo passare alla storia di 3 scrittori che Mahmud ha incontrato a Dhaka e che sono in qualche modo rappresentativi, ognuno a suo modo.

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Ma qui ormai è tarda notte, io ho scritto troppo e quindi, ringraziando infinitamente Mahmud, lascio i tre scrittori al prossimo post. A dopo!


Commenti

  1. Grazie Silvia, davvero interessante!
    Quante cose che purtroppo non si conoscono. Aspetto di saperene anche dei 3 scrittori
    Ma qualcosa c'è in italiano? (se giàin inglese è difficile, chissà in italiano)

    Elisa (di Bologna)

    RispondiElimina
  2. Ciao Elisa, benvenuta anche qui.
    Ringraziamo soprattutto Mahmud!

    Che io sappia (se qualcuno conosce altro mi faccia sapere!) fra quelli qui citati si possono leggere in italiano:
    -Vergogna di Taslima Nasreen
    -Come un diamante nel cielo di Shazia Omar
    -i libri di Tahmima Anam (I giorni dell'amore e della guerra, Il suono del respiro e della preghiera)
    -i libri di Monica Ali (Brick lane, In the kitchen)


    Qui trovi due miei post sui libri di Tahmima Anam e su Shazia Omar:
    http://www.indian-words.blogspot.it/2010/10/i-giorni-dellamore-e-della-guerra.html

    http://www.indian-words.blogspot.it/2011/04/come-un-diamante-nel-cielo.html

    ciao e speriamo in nuove traduzioni!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille!
      Mi sembra molto interessante "Come un diamante nel cielo", mi sa che lo leggerò!
      Elisa

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  3. Incredibile come, seppur tu scriva in italiano, riceva e-mail dagli scrittori più disparati, solo perché hai scritto una recensione di libri che conoscono in pochi! Anch'io spero di vedere più romanzi non originariamente scritti in inglese negli scaffali delle librerie italiane (non parliamo degli scaffali delle librerie inglesi, che per quel verso fanno piangere).

    Io purtroppo ultimamente sto leggendo ben pochi romanzi indiani usciti di recente, perché dò la precedenza ai libri che mi servono per il dottorato (tanta poesia e saggistica).

    Però ho appena scritto un post con una recensione breve, mi manca scrivere nel blog ed avere feedback.

    PS: Ti anticipo che ad aprile dovrebbe venire Ghosh a Venezia, tienti pronta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Adoro quando mi scrivono gli scrittori: la forza di internet!

      Devo dire che anche tu mi sei mancata, l'altra volta ti volevo scrivere un commento sul blog per dirti che mi mancava leggerti, ma poi ho deciso di farmi gli affari miei perché ho pensato che probabilmente eri presa con gli affari tuoi, fra Londra e il dottorato!
      Però mi fa piacere che tu sia tornata, evviva!

      Allora mi preparo per aprile (anche se per me è il mese in cui sono in viaggio, ma spero proprio che Ghosh si degnerà di venire quando ci sono e non quando sono via!). Ma è a Incroci di civiltà?

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  4. Ciao.. io devo fare la tesina sul Bangladesh..ed ho scelto un libro di Tahmima Anam per italiano "i giorni dell'amore e della guerra"..devo scegliere qualcosa per inglese e non saprei cosa..mi puoi consigliare qualcosa? caso mai pensavo uno scrittore inglese che ha parlato del Bangladesh tu per caso sai se ci sono?

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    Risposte
    1. Cara Ripa,
      non sono la persona migliore per dare consigli di tipo scolastico... ma mi incuriosisce che tu abbia scelto di fare la tesina sul Bangladesh: come mai questa (bella) scelta?
      In realtà Tahmima Anam scrive in inglese e vive a Londra...
      Ma perché non scegli di parlare proprio di Mahmud Rahman (che ora vive negli Stati Uniti)?
      Se no mi viene in mente anche "Brick lane" di Monica Ali: lei è nata in Bangladesh ma è sempre vissuta in Inghilterra, e il suo libro è ambientato nella Londra degli immigrati bangladesi.

      Se no tutti gli altri scrittori che ho letto li puoi trovare in questi miei post:
      http://indian-words.blogspot.it/search/label/Bangladesh

      Fammi sapere!

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