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Jai ho!

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Sebbene in questi giorni io sia totalmente persa in un altro film, Umrao Jaan (grazie a Serena , mia guru personale per quanto riguarda il cinema indiano, che mi ha gentilmente masterizzato il dvd), e nonostante Umrao Jaan sia tutta un'altra cosa (cioè molto meglio), festeggiamo il grande tripudio agli Oscar e le otto statuette a The millionaire . In particolare, le statuette indiane per la migliore colonna sonora a Rahman , per la migliore canzone, Jai ho , a Rahman e Gulzar e per il miglior missaggio del suono a Resul Pookutty. Jai ho! (Nota spudoratamente personale e quindi del tutto superflua: il fatto che Gulzar abbia vinto un Oscar mi ha completamente scagionato agli occhi degli scettici che ritenevano impossibile guardare una serie televisiva indiana degli anni Ottanta, quella su Ghalib che sto diligentemente guardando. Ora che sanno che il regista di quella serie ha vinto un Oscar è tutto più credibile, anche se resta ancora aperto il dubbio su come un regista...

I romantici

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di Pankaj Mishra Pankaj Mishra è forse più famoso per Pollo al burro a Ludhiana , un racconto di viaggio nei villaggi dell'India, o per La tentazione dell'occidente , riflessione sulla modernità che avanza nel subcontinente. Recentemente è anche stato pubblicato La fine della sofferenza , un viaggio nei luoghi e nell'anima del buddhismo. Di lui ho letto alcuni articoli, scritti per il New York Times o per il Guardian , e ultimamente anche per la stampa italiana. I suoi articoli mi piacciono, ma c’è sempre qualcosa che mi sfugge, come se volesse dire qualcosa ma se lo tenesse fra le righe. E’ con lo stesso fare incerto che ho iniziato il suo primo romanzo I romantici (è inutile, alla fine io prediligo sempre la narrativa...). Anche fra queste pagine sono molte le cose trattenute fra le righe, le situazioni sospese, le emozioni irrisolte. Ma è proprio per questo che la storia di Samar mi ha coinvolto, anche se a tratti l'ho avvertita un po' ingenua, esile, o fo...

Una sera in prigione

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Non mi piace molto fare dei copia e incolla di poesie o testi e poi lasciarli da soli a vagare per il blog. Non che abbia niente in contrario a chi lo fa, è solo che non mi piace particolarmente farlo. Questa sera però non ho niente di meglio di una poesia da sbattere qui, che descrive perfettamente il mio stato d'animo, la mia condizione. "Sbattere" e "battere". Perché non è proprio un copia e incolla: l'ho battuta lettera per lettera sulla tastiera e così ogni parola è diventata più lunga, ogni lettera più gentile. E' del poeta urdu pakistano Faiz Ahmed Faiz . L'ha scritta nel 1953 mentre era in carcere. Io l'ho rubata da Le letterature del Pakistan di Alessandro Bausani (la traduzione dall'urdu è pure sua), da cui domani mi dovrò separare per riportarlo nella biblioteca in cui è solito abitare. Quindi è anche un po' un modo per dirgli addio. Ma soprattutto è un modo per ricordarmi che anche in prigione si vive e si sogna. ...

Prima visione di Ghalib

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Non ne ho più parlato, ma nel tempo libero che si fa sempre più sottile, io sono sempre lì, in preda al mio innamoramento urdu , che continua disordinato, instancabile e insonne (nonché assolutamente incompreso nel mondo reale). Nel mio dolce vagare, prendo tutto quello che viene, ascolto mp3, guardo video su youtube, prendo in prestito fragili libri da scaffali remoti della biblioteca, ordino libri e dvd, scarico canzoni. E poi due giorni fa, a mia insaputa, una meravigliosa sorpresa nella cassetta della posta: il doppio dvd con sottotitoli in inglese di una serie televisiva indiana sulla vita di Mirza Ghalib (1796-1869), il più grande poeta urdu. (La serie è del 1988, Gulzar è il regista e sceneggiatore, Ghalib è interpretato da Naseeruddin Shah, la musica è di Jagjit Singh.) Stasera ho visto il primo dei 19 episodi (niente paura, non li racconterò tutti uno per uno, anche se già non vedo l'ora del riassuntone finale alla conclusione della serie). Ma il primo lo devo raccont...

La Tigre Bianca

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di Aravind Adiga La "vera India"? Finalmente ho letto anche io La Tigre Bianca , il libro vincitore del Booker Prize 2008. Niente da dire, il ragazzo è bravino. E sicuramente oltre ai vari primati che gli appartengono (aver vinto il Booker Prize da esordiente assoluto, come autore più giovane e via dicendo), per quanto mi riguarda si è conquistato anche altri due primati. 1) E' il libro con le recensioni più virgolettate della storia. In effetti si presta, perché solo citandolo si può dar l’idea del tono colloquiale, irriverente, sarcastico e tagliente (frasi come “cotto a metà”, “la Stia per polli”, “la Luce e le Tenebre”, “baciare i culi degli dei” compaiono a profusione in rete). Per non fare dei copia e incolla a mia volta, rimando volentieri ad altre pagine, come per esempio a questa recensione , oppure direttamente alle pagine iniziali del libro. Mi affido a loro anche per una descrizione generale del libro (ma per chi non riuscisse proprio a s...

Le dodici domande

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di Vikas Swarup Ultimamente tutti vengono da me entusiasti a dirmi che hanno visto The millionaire , il film di Danny Boyle ambientato in India. Se ne parla molto e sta indubbiamente avendo un notevole successo. Non posso quindi sottrarmi, anche se, per la verità, ho altre cose (indiane) per la testa. Quando l’ho visto, qualche settimana fa, The millionaire mi ha preso molto, con le sue riprese incalzanti, con le scene girate sempre di corsa, con la coinvolgente colonna sonora di Rahman. Ma poi nei giorni successivi, ripensandoci, non mi ha lasciato poi così tanto. Se lo confronto con i film visti al River to River , ho preferito quei film sconosciuti, le cui immagini ancora mi accompagnano. E sicuramente ho preferito il libro da cui è stato tratto, Le dodici domande , romanzo d’esordio di Vikas Swarup. Un romanzo che sa essere originale e accattivante, che si fa leggere tutto d'un fiato, che sa essere ironico e amaro nelle giuste dosi. L’idea del libro è proprio quella: un ...

Crepuscolo a Delhi e la sua storia

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Provo ora a raccontare qualcosa della storia che sta dietro a Crepuscolo a Delhi di Ahmed Ali. La faccenda è complessa e attingo a piene mani (cioè scopiazzo come al solito) dall'introduzione dell'autore scritta nel 1993, più di 50 anni dopo la prima pubblicazione, e dalla postfazione di Vincenzo Mingiardi, autore della mirabile traduzione e curatore dell'edizione italiana. Intanto, due parole su Ahmed Ali. Nato nel 1910 a Delhi, fondò nel 1932 lo All India Progressive Writers's Movement insieme ad altri scrittori, fra cui Raja Rao e Mulk Raj Anand . Il movimento si proponeva di occuparsi delle questioni fondamentali (fame, povertà, arretratezza) per promuovere la trasformazione sociale di cui l'India aveva bisogno. Nel 1947, quando arrivò l'indipendenza e il subcontinente fu diviso in due, Ahmed Ali si trovava in Cina e gli fu negato il ritorno in patria, in quanto musulmano. Visse così da esule in Pakistan per il resto della sua vita. Nell'intr...