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La ragazza del mio cuore

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di Buddhadeva Bose (1908-1974) Se una notte d'inverno quattro viaggiatori I ricordi della felicità passata sono tristi o lieti? Nessuno dei quattro personaggi di questo romanzo risponde in modo esplicito a questa domanda. Nessuno risponde, ma ognuno invece inizia a raccontare una storia per vincere il gelo, il sonno e la notte della sala d'aspetto della stazione di Tundla, dove si incontrano per caso quattro viaggiatori bloccati da una interruzione della linea ferroviaria, in attesa del mattino e del prossimo treno. La risposta, che corre nei fili che collegano le storie raccontate dai viaggiatori, è proprio come la  lettura stessa del libro: triste e lieta, malinconica e romantica, ma anche semplice e colloquiale nel descrivere quattro storie, tutte maschili, delle pene d'amor perdute di altri tempi, quando si era giovani e l'amore divorava il cuore, quando bastava uno sguardo per sentirsi svenire e fremere, quando bastavano le parole frettolose scambiate una sera...

Il mio ragazzo

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di R. Raj Rao Yudi, giornalista freelance quarantenne, rimorchia "il suo ragazzo" nei cessi pubblici della stazione di Churchgate a Bombay, mentre è alla ricerca di qualche bel maschio in grado di soddisfarre i suoi appettiti (omo)sessuali. Ma l'incontro si trasforma presto in una storia d'amore tra i due, anche se, più precisamente, è in realtà Yudi che del giovane conosciuto per caso si innamora perdutamente. Yudi è un intellettuale di casta bramina, che vive da single in un appartamento in periferia a Bombay, va a mostre e appuntamenti, scrive articoli e nella sua eterofobia (si può dire? sul dizionario non c'è) schifa del tutto le donne, mentre Milind, "il ragazzo", è un giovane intoccabile che lavora come facchino e vive in una squallida stanza con i genitori e  i numerosi fratelli. Le differenze di casta vengono annientate dalla loro omosessualità: in pratica essere gay equivale per entrambi a essere fuori casta. Al contrario la differe...

The immigrant

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di Manju Kapur Diciamo la verità: la trama non brilla certo di originalità. In poche parole: anni Settanta, matrimonio combinato (e desiderato) fra una ragazza indiana ormai oltre l'età da marito e un NRI (Non Resident Indian) che fa il dentista in Canada, con annessa descrizione delle difficoltà indiane di integrazione in "Occidente" e di relazione coniugale. Bisogna però ammettere che i personaggi e le situazioni sono portati avanti con una certa maestria dall'autrice, capace di descrivere con mano sicura emozioni e sensazioni nei dettagli, in ogni piega, a ogni scalo dell'aereo che porta la protagonista in Canada o in ogni giornata passata in casa ad aspettare il marito. The immigrant è il quarto e (per il momento) ultimo romanzo di Manju Kapur, non ancora tradotto in italiano, ma presente nelle sezioni di libri in lingua inglese di molte librerie. Dell'autrice, di cui in italiano è stato tradotto il suo primo romanzo Figlie difficili , in genere sono...

Ritratto del funzionario indiano da giovane

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di Chatterjee Upamanyu Il titolo di joyciana memoria di questo romanzo pubblicato con grande successo in India nel 1988 è tutto italiano: quello originale era English, August . Di joyciana memoria, non so quanto consapevolmente, sono anche il lato autobiografico della storia e la disarmante sincerità di certe affermazioni (in terza persona ma molto soggettive) del protagonista nel bel mezzo di un ambiente ostile che offre solo la fuga come possibile soluzione. Ma qui altro che artista, il giovane in questione è un tirocinante della diabolica macchina amministrativa indiana, svogliato ed eternamente annoiato. Agastya Sen infatti è un venticinquenne bengalese di buona famiglia appena laureato in letteratura inglese che entra a far parte dell'Indian Administration Service (Ias): lavoro sicuro, indubbi privilegi e cazzeggio assicurato, da vero fannullone dedito all'ozio e al vizio fra la burocrazia della pubblica ammistrazione.  Unico prezzo da pagare è quello di essere spe...

Il prezzo della libertà e altri racconti

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di Saadat Hasan Manto (1912-1955) "Anche i cani dovranno decidere se essere indiani o pakistani." Mentre ero occupata a cercare nuovi scrittori indiani all'ultimo grido, non mi ero accorta che era uscito, in italiano, un vero e proprio capolavoro che risale a circa 60 anni fa, ora pubblicato da Fuorilinea, una giovane casa editrice con il progetto di " scoprire scrittori e tematiche ingiustamente dimenticati o trascurati, ma che invece continuano ad avere un riscontro spesso incisivo nell’attualità". Il prezzo della libertà e altri racconti è una raccolta di 15 short stories di Saadat Hasan Manto , autore nato indiano (nell'India britannica) nel 1912 e morto pakistano (giovane e alcolizzato) nel 1955, cantore in lingua urdu delle storie tragiche e assurde di chi ha vissuto gli anni dell'indipendenza e della Partizione. Quella Partizione che nel 1947 ha diviso il subcontinente in due stati ...

L'India a Torino: piccole osservazioni

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Potrei essere un po' polemica e dire che il Salone del libro è stata tutta una grande abbuffata commerciale, che lo spazio per l'India, Paese ospite, era veramente ristretto, che il rumore e la folla erano esagerati,  che molte cose avrebbero essere dovute approfondite di più, che i relatori avrebbero potuto leggere i libri di cui parlavano e così via. Però alla fine sono stati tre giorni molto piacevoli, ricchi di scambi accanto ai "miei" scrittori, che mi hanno lasciato tanti piacevoli ricordi. Ecco alcune osservazioni, opinabili, arbitrarie e del tutto condizionate dai soli incontri a cui sono riuscita a partecipare. Prima di tutto, sicuramente un grande interesse da parte del pubblico verso gli scrittori indiani. D'altra parte avevo fatto un giro in libreria la settimana prima del Salone: nuovi autori indiani erano spuntati come funghi e i titoli indiani fra gli scaffali erano decisamente aumentati (inflazionati?). In molti incontri del Salone,...

L'India a Torino: ringraziamenti

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Eccomi di ritorno dal Salone del libro di Torino, dove non ho fatto altro che seguire appuntamenti indiani. Potrei dilungarmi sugli autori o sui temi emersi (non cantate vittoria, lo farò!), ma per ora ringrazio tutti quelli che mi hanno voluto dedicare un po' del loro tempo, tutti quelli che hanno trasformato questo appuntamento fatto di pazza folla e di folli corse da una conferenza all'altra in un piacevole momento per incontrarsi o ritrovarsi. Grazie a tutti! In particolare, grazie a: - Vincenzo, per avermi presentata a uno dei miei autori preferiti e per le sue sempre geniali osservazioni - Indra Sinha, per i suoi aneddoti su Bhopal e per la sua disarmante dolcezza - Alessandro, per avermi introdotto nel magico mondo delle interviste di Booksweb intervistandomi proprio a proposito di questo blog - Alessandra di Booksweb, per la fiducia in una umile blogger come me accanto a grandi scrittori - i ragazzi di Booksweb dietro alle telecamere, così professio...