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L'India a Torino: piccole osservazioni

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Potrei essere un po' polemica e dire che il Salone del libro è stata tutta una grande abbuffata commerciale, che lo spazio per l'India, Paese ospite, era veramente ristretto, che il rumore e la folla erano esagerati,  che molte cose avrebbero essere dovute approfondite di più, che i relatori avrebbero potuto leggere i libri di cui parlavano e così via. Però alla fine sono stati tre giorni molto piacevoli, ricchi di scambi accanto ai "miei" scrittori, che mi hanno lasciato tanti piacevoli ricordi. Ecco alcune osservazioni, opinabili, arbitrarie e del tutto condizionate dai soli incontri a cui sono riuscita a partecipare. Prima di tutto, sicuramente un grande interesse da parte del pubblico verso gli scrittori indiani. D'altra parte avevo fatto un giro in libreria la settimana prima del Salone: nuovi autori indiani erano spuntati come funghi e i titoli indiani fra gli scaffali erano decisamente aumentati (inflazionati?). In molti incontri del Salone,...

L'India a Torino: ecco chi c'è!

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Eccoci qua: mentre ero in viaggio in Siria, è uscito il programma del Salone del Libro di Torino (13-17 maggio) che quest'anno vede l'India come paese ospite. Qui ci sono tutti gli eventi dettagliati del programma "Paese ospite: l'India ". Purtroppo, rispetto agli scrittori annunciati in precedenza, non sarà presente Anita Desai, ma ci sarà invece la figlia Kiran.  Ora mi metto a riassumere quali saranno gli scrittori indiani presenti (so che sono loro i più attesi!), ma nel programma ci sono molte altre cose interessanti: la matematica indiana, le letterature in lingue indiane, musica e film, autori non indiani che hanno scritto di India... Sudhir Kakar. È uno psicanalista e scrittore. Ha pubblicato i romanzi L’ascesi del desiderio , storia di un giovane al cospetto dell'autore del Kamasutra,  Estasi , l'incontro di un santo con un ragazzo dai costumi occidentali, e Mira e il Mahatma, la storia della relazione fra Gandhi e una giovane i...

Corruzione, baraccopoli, telefonini

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Il secondo libro di Vikas Swarup, I sei sospetti ,  mi ha fatto pensare a certe situazioni ricorrenti che spesso vengono descritte dagli scrittori indiani che ambientano i loro libri nelle metropoli e che raccontano il ribollente mare di intrecci e di storie. Penso per esempio a Giochi sacri , La tigre bianca , Nessun Dio in vista , lo stesso Le dodici domande di Vikas Swarup e via dicendo. A scanso di equivoci, non voglio dire che questi siano situazioni di tutta la letteratura contemporanea indiana: ho solo notato alcune situazioni consuete fra i libri di successo in lingua inglese pubblicati all'estero e diventati successi internazionali. Sempre a scanso di equivoci, non voglio neanche dire che questi siano, o stiano diventando, nuovi stereotipi. Per ora mi sono solo divertita ad annotarli. Eccone alcuni, e invito ad aggiungerne altri. Le star del cinema (attrici o produttrici) ricevono migliaia di lettere al giorno da tutta l'India che chiedono di recitare...

India. Cinque racconti, sei reportage, tre fumetti

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Autori vari, a cura di Gioia Guerzoni " Undici storie e tre fumetti per raccontare la vita delle nuove città-mostro indiane, degli avvenieristici centri direzionali di Delhi e delle popolose baraccopoli di Mumbai. Luoghi di storia millenaria proiettati in un futuro ipertecnologico e iperconsumista, comunque lontano da stucchevoli esotismi e cliché bollywoodiani. " Così recita la prima pagina di presentazione di questa antologia , che raccoglie la voce dei nuovi scrittori trentenni con studi all'estero che lavorano come giornalisti freelance, registi o disegnatori nelle megalopoli indiane. Fra loro i più conosciuti, almeno per me, sono Altaf Tyrewala (autore di Nessun dio in vista ) e Sonia Faleiro (di cui ho letto un libro su Goa). Storie di jeans, indumento amato ed odiato (le belle ragazze in questi racconti sono sempre in jeans, mentre le vecchiarde sempre in sari, e con rotoli di grasso in vita), di attrici di film porno, di domestiche degli slum che lavorano ne...

Nessun dio in vista... che parli hindi

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Ovvero non scrivo quello che penso Visto che ho appena finito di parlare di Nessun dio in vista , ripesco questo articolo sui nuovi scrittori indiani, pubblicato sulla Repubblica delle Donne in aprile, che parla anche di Altaf Tyrewala. In breve, descrive i nuovi scrittori indiani in lingua inglese, i nipoti della mezzanotte , trentenni globalizzati con curriculum internazionale, che hanno vissuto a New York, che bloggano 24 ore su 24, ascoltano rock underground e fanno zapping sulla tv satellitare. Il tutto mi sembra un po' esagerato. O quantomeno generalizzante. Però mi sono sembrati interessanti alcuni passaggi a proposito dello scrivere in inglese invece che nelle lingue regionali. In uno di questi si accenna a quello di cui parlavo qualche post fa : l'ambiguità di far parlare i personaggi di un romanzo in una lingua che non parlerebbero mai (cioè in inglese), proprio quando la loro lingua "naturale" sarebbe la lingua madre dell'autore. Altaf Tyrewala dice: ...

Nessun dio in vista

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di Altaf Tyrewala ( qui un articolo di The Hindu su di lui) Ovvero Bombay che si guarda allo specchio, di fretta, camminando, senza fermarsi Ancora un libro su Bombay. La copertina dell'edizione italiana è rosa, con un dipinto di una locandina di un film di Bollywood, Devdas , e una donna in sari che passa imbronciata davanti. Un po' harmony, un po' kitsch, molto bollywoodiano. Fra il pop e lo stereotipo (fra l'altro, mi piace molto). La copertina indiana è nera, con mani disperate che si alzano al cielo. Sembra un volantino degli anni Ottanta di Amnesty International, con le mani di desaparesidos o di vittime di tortura. Rosa e nero. A seconda che nella Bombay dei molteplici personaggi di questo romanzo ci si viva oppure no. Rosa e nero. A seconda del colore della pelle, come direbbe il mio amico Prem che ama scherzare sulle nostre diversità di colore (perché, sia chiaro, la pelle occidentale non è bianca: è rosa). Rosa e nero. Bombay e Mumbai. Non due nomi diversi ...