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Visualizzazione dei post con l'etichetta Himalaya

India - Complice il silenzio

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di Luca Buonaguidi I miei taccuini indiani straripano di parole. Ogni volta che sono stata in India ho scritto diari, blog, appunti o altro ancora con una grande facilità. L'India, di suo sempre così prolissa, mi ha spinto a esserlo anche io, quasi a emularla. Immagini, suoni, rumori, persone, anime e animali. Parole, parole.   È invece esattamente l'opposto quello che succede nei versi indiani di Luca Buonaguidi raccolti nel libro India - Complice il silenzio.  Lì dentro c'è, appunto, silenzio. C'è solo l'essenziale. Sono versi limpidi, quasi eterni, nitidi e cristallini.  In questa raccolta Luca Buonaguidi racconta il suo viaggio che ha compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Il suo diario di viaggio in versi è formato da 28 poesie, arricchite da alcune fotografie del viaggio, rigorosamente in bianco e nero, che descrivono la sua esperienza dell'India nella geografia del subcon...

Hotel Everest

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di Allan Sealy Si potrebbe dire che fra i protagonisti di questo romanzo originale e ingiustamente poco noto ci sono le stagioni. Sono le stagioni a suddividere i capitoli del libro (estate, le piogge, autunno, il gelo), nella loro danza che accompagna le vicende misteriose dei personaggi, come se ci fosse sempre una presenza esterna pronta a cambiare le carte in tavola. Le stagioni portano piogge, caldo, umidità o gelo all'Hotel Everest, un vecchio albergo ai piedi dell'Himalaya che ora è diventato un ricovero gestito da alcune suore. E accanto all'hotel c'è anche un vecchio cimitero, l' Ever-rest , che sarà spesso al centro delle vicende del romanzo, e che si popolerà con nuovi inquilini.  Arriviamo anche noi all'hotel con Ritu, una giovane suora chiamata a prendesi cura di Jed, il proprietario dell'albergo ormai novantenne, che alterna momenti di lucidità con momenti di follia. Un uomo irriverente e scontroso ma a suo modo affascin...

Il sospiro lieve dei sensi

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di Tarun J Tejpal Un romanzo davvero forte e inquietante. Nelle prime pagine il protagonista inizia a raccontare la sua storia a un registratore, ha poco tempo, perché fra poco arriveranno a ucciderlo. Capiamo che è fuggito da qualche posto e si è rifugiato a vivere insieme a una donna, in una vecchia casa in un villaggio indiano. Ci racconta in modo dettagliato tutta la sua vita, affinché nella "farmacia delle storie del mondo" qualcuno possa trarre giovamento dalla sua: è vissuto all'interno di una grande comunità (o setta, ma questa parola non viene mai usata) che segue i dettami di Aum (letto "ohm", la lettera primordiale dell'universo), un guru-profeta che durante la sua vita ha fondato un nuovo modello di vita in una valle dell'Himalaya, lontano da tutte meschinità del nostro mondo: il possesso, l'ego, l'invidia, l'individualismo, la disuguaglianza. La storia, al crescere del protagonista, che cresce non solo ana...

The collaborator

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di Mirza Waheed Il protagonista di questo romanzo inizia a raccontarci la sua storia nel momento in cui si trova di fronte a un ufficiale dell'esercito indiano che, fra un "fucking" e l'altro, fra un sorso di whisky e l'altro, gli sta affidando un lavoro. È subito chiaro che il narratore si trova in una posizione di debolezza, che deve stare attento a come parla, che non può dire di no. Poco a poco capiamo che il nostro narratore è un ragazzo kashmiro di un piccolo villaggio, rimasto ormai deserto, a ridosso della Linea di Controllo (LoC) che divide la zona controllata dall'India da quella controllata dal Pakistan. Capiamo che il suo lavoro per l'esercito indiano sarà quello di andare a recuparare le carte di identità e le armi dai cadaveri dei militanti provenienti dal Pakistan che hanno attraversato il confine e sono stati uccisi: è lui il "collaborator" - suo malgrado - del titolo. Lo seguiamo così fra le valli del Kashmir, ...

India e paesi himalayani, Terre dell'Uomo

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a cura di Cristiana Natali Torno dal mio viaggio con ancora più voglia di viaggiare e di partire, di vedere mondi diversi da questo, non perché questo non mi piaccia ma perché la diversità è bellezza. Questi caldi giorni con ancora le immagini negli occhi di altri mondi mi sembrano ideali per parlare di un libro fotografico sull'India che mi è arrivato qualche tempo fa: India e paesi himalayani , a cura di Cristiana Natali, che fa parte della collana Terre dell'uomo pubblicata da L'Artistica Editrice. Ecco, in genere non sono una che dice che "un'immagine vale più di mille parole": per me le parole valgono moltissimo perché spalancano porte agli occhi e a tutti gli altri sensi. Così non ho mai parlato di libri fotografici, ma devo ammettere che molto spesso mi perdo nelle foto del subcontinente, affetta da quel Mal d'India che viene riconosciuto anche nell'introduzione di questo libro. Mi sono persa anche in queste foto, che descri...

Fuoco sulla montagna

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di Anita Desai Un altro romanzo di Anita Desai, scritto nel 1977, sconsigliato a chi già di suo è depresso o  in balìa di istinti suicidi, e consigliato invece a chi ha voglia e coraggio di addentrarsi nelle solitudini di tre donne in una casa sulle pendici aride e polverose dell’Himalaya. Anita Desai descrive con minuziosa esattezza i rumori e i movimenti della natura che circonda la casa della protagonista, grande e vuota e quasi assediata dal mondo esterno: le galline che becchettano e inghiottono golosomante pezzetti di vermi, il vento fra i rami ondulati dei pini, il frinire delle cicale, i passi di una mantide religiosa su un'emerocallide in fiore. Quella descritta è una natura che partecipa nella sua disarmante nudità alla vita degli uomini, non con paesaggi consolatori in cui perdersi e sognare, ma con una presenza inquietante, ostile e metaforica, dalla luce del sole che, " non più lacca, diventa colla ", dal " ronzio delle mosche troppo pigre per vol...

Eredi della sconfitta

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di Kiran Desai Kiran Desai l'ho conosciuta (letterariamente) in Inghilterra nel 2002, in una libreri a dove ho trovato, appena pubblicato, il suo primo romanzo La mia nuova vita sugli alberi . Il libretto non era un capolavoro, ma era simpatico e carino e ne avevo proposto una recensione a un sito su cui scrivevo, ma la titolare del sito mi aveva risposto che era un'autrice troppo sconosciuta e quindi non valeva la pena recensirla. Se avesse saputo che avrebbe vinto il Booker Prize pochi anni dopo, forse l'avrebbe recensita con molto piacere (l'ho sempre detto, dovrei fare la talent scout, ma nessuno mi considera...). Poi l'ho conosciuta al festival di Mantova (di persona), ma l'ho vista subito dopo Vikram Chandra e, poverina, non ha retto neanche lontanamente il paragone con il mio idolo letterario. L'ho poi rincontrata a Shanghai (questa volta di nuovo letterariamente), in una libreria internazionale dove cercavo disperatamente un libro per affr...