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L'età di Shiva

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di Manil Suri Lo dico subito: avevo molto amato il precedente romanzo di Manil Suri, La morte di Vishnu , una storia tutta vissuta all'interno di un condominio di Bombay nell'arco di tempo di una sola giornata. Ho poi scoperto sul forum di Anobii Un filo d'India (dove si discute di libri indiani) che invece la maggior parte dei lettori lo aveva trovato troppo confuso e inconcludente. Comunque sia, le mie aspettative erano sufficientemente alte (ma mica stratosferiche) nei confronti del suo secondo romanzo, L'età di Shiva , che è anche la seconda parte di una trilogia (la terza parte deve ancora arrivare, ma i tre romanzi non sono il seguito l'uno dell'altro: sono legati dai titoli, uno per divinità). A ogni modo, devo dire che le mie aspettative sono rimaste un po' deluse. Nonostante questo, mi sono comunque letta le 500 pagine tutte d'un fiato, ho apprezzato la storia che parte dagli anni Cinquanta e prosegue per i decenni muovendosi ...

La morte di Vishnu

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di Manil Suri Nelle sue pagine sono riecheggiate le notizie degli attentati a Mumbai dei giorni scorsi. Se non ci fossero stati, probabilmente l'avrei letto in modo diverso, con più attenzione alla speranza e meno ai conflitti. Ma l'ho letto così. E forse mi è piaciuto per questo, per il suo saper trattare questi conflitti con il senso della quotidianetà, con le parole dei sogni e della fantasia, per il suo saper far riecheggiare i miti e le leggende dell'induismo nel realismo della vita quotidiana.  Con La morte di Vishnu , viviamo per 24 ore in un caseggiato di Bombay. Un microcosmo simbolo di una città enorme e contraddittoria. Ai suoi piani, abitanti diversi: due famiglie indù in lotta fra di loro, perse nelle meschinità quotidiane fatte di litigi sui presunti furti di pochi cucchiai di ghee , di cisterne dell'acqua, di partite di carte con la (presunta) meglio società. Una famiglia musulmana, con un marito indeciso fra razionalismo e desiderio mistico di illum...

Parole per Mumbai

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In questi giorni di attentati a Mumbai si è tanto parlato di India che a me invece sono mancate le parole. Ho provato a cercarle, fra gli articoli dei giornali, fra i blog indiani, fra le email di chi, da laggiù, mi ha scritto. Non ho trovato parole da fare mie. Eppure ce n'erano tante, di parole. A volte forse troppe, e inevitabilmente confuse. Le ho cercate fra i miei ricordi, fra le strade di Mumbai della mia memoria. Fra i miei diari di viaggio di un anno fa. Le ho cercate ancora di più nel libro che sto leggendo in questi giorni, La morte di Vishnu di Manil Suri, ambientato proprio in un caseggiato di Mumbai, dove convivono famiglie di religioni diverse. E dove ogni scusa è buona per ribadire che io sono musulmano e tu indù, dove ogni scusa è buona per sfociare in un conflitto. Le ho cercate, elemosinandole dai libri, dalle interviste, dai video, dai racconti dei giornalisti. Non ne ho trovate. Non ce n'è, almeno per me. Come non ce n'è ogni volta che simili...