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Tagore e i Baul

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"Mi accadde un giorno di ascoltare il canto di un mendicante appartenente alla setta bengalese dei Baul. Ciò che mi colpì nel semplice canto di quel mendicante fu la religiosità che esprimeva, né grossolanamente concreta per l'eccesso di crudi dettagli realistici, né resa metafisica da una troppo rarefatta trascendenza.  Inoltre quel canto era vivo di una amicizia sincera. Esso parla dell'intenso desiderio del cuore per quanto di divino risiede nell'Uomo e non nel tempio, in scritture, immagini e simboli. Il credente rivolge il suo canto all'Uomo ideale dicendo: Templi e moschee ti sbarrano il cammino, ed io non posso udire il tuo richiamo, e non mi posso muovere, quando maestri e preti stanno rabbiosi tutti intorno a me. Egli non segue alcuna tradizione cerimoniale, piuttosto crede semplicemente all'amore. Secondo lui L'amore è pietra magica, che muta col suo tocco la brama in sacrificio. E prosegue: A causa dell'amore vuol far...

Una sera nel mondo dei Baul

Come il suono del violino. Lirico e struggente, malinconico, mistico, classico e notturno. Ma che quando vuole diventa folk, gitano, scanzonato e un po’ pazzerello. Musicalmente non ha niente a che fare con il violino, che è solamente una metafora, ma la musica che ho sentito cantare da un Baul (menestrello bengalese) mi ha ricordato, nell’anima, quella di un violino. Folle e lirico, popolare e mistico. E’ notte fonda quando arriviamo con Dhananjay Ghoshal a Shantiniketan, il villaggio dove Rabindranath Tagore fondò un campus scolastico e universitario, ancora oggi molto attivo. Dhananjay, poeta e scrittore bengalese, è la mia guida letteraria e spirituale per il Bengala Occidentale: è lui che mi traduce dal bengali, è lui che mi introduce nel mondo dei Baul, che mi presenta ad altri amici scrittori, poeti e cantori di questo mondo bengalese in cui tutti sono poeti, in cui non esiste parlare per più di due minuti senza aver citato "Radindranath": il premio Nobel indiano,...

Tagore a Shantiniketan

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Primo post di questo blog scritto dalla terra indiana (anche se dopo un bel po' di tempo dal mio arrivo in India). Immediatamente arrivati a Calcutta e conosciuta la sua famiglia, Dhananjay Ghosal, il poeta che ci ospita nella città della gioia, ha affittato per noi una macchina e ci ha portato a Shantiniketan, villaggio universitario fondato da Tagore. Inizia qui il mio viaggio nella letteratura bengalese. Tagore è immenso, ma è solo la punta di un iceberg di un mondo che risuona di poesia e musica.  Di questo mondo incontriamo un amico di Dhananjay, un Baul, un "menestrello" (menestrello! che parola antica e sognante) che ci canta "canzoni folk bengalesi", appassionato e preciso. Assaporo l'intensità della musica, non capisco le parole e le scambio mentalmente con una delle mie poesie preferite di Tagore. La meraviglia che risveglia la vita. Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. Credevo che l...