Tagore e i Baul
"Mi accadde un giorno di ascoltare il canto di un mendicante appartenente alla setta bengalese dei Baul. Ciò che mi colpì nel semplice canto di quel mendicante fu la religiosità che esprimeva, né grossolanamente concreta per l'eccesso di crudi dettagli realistici, né resa metafisica da una troppo rarefatta trascendenza. Inoltre quel canto era vivo di una amicizia sincera. Esso parla dell'intenso desiderio del cuore per quanto di divino risiede nell'Uomo e non nel tempio, in scritture, immagini e simboli. Il credente rivolge il suo canto all'Uomo ideale dicendo: Templi e moschee ti sbarrano il cammino, ed io non posso udire il tuo richiamo, e non mi posso muovere, quando maestri e preti stanno rabbiosi tutti intorno a me. Egli non segue alcuna tradizione cerimoniale, piuttosto crede semplicemente all'amore. Secondo lui L'amore è pietra magica, che muta col suo tocco la brama in sacrificio. E prosegue: A causa dell'amore vuol far...