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Visualizzazione dei post con l'etichetta Calcutta

La vita degli altri

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di Neel Mukherjee Le prime potentissime pagine di questo romanzo ci portano nel cuore della campagna bengalese degli anni Sessanta.  Per capire le dinamiche familiari, politiche e sociali dell'epoca, avremo altre 600 pagine, ma all'inizio ce ne bastano solo tre per entrare nel vivo della questione, con la storia di Nitai Das, un contadino che, letteralmente ridotto alla fame, decide di ammazzare se stesso e tutta la sua famiglia piuttosto di continuare a vivere nella sofferenza. La storia che Neel Mukherjee, scrittore indiano nato a Calcutta, racconta nel resto del libro non è però questa. Quella di Nitai Das è solo un prologo per introdurre la storia dei Ghosh, una ricca famiglia sulla via della decadenza nella Calcutta degli anni Sessanta, quando le rivolte di stampo maoista infiammavano la vita bengalese tranquilla e, fino ad allora, sempre uguale a se stessa. Chi già frequenta la letteratura indiana, conoscerà il tema dei naxaliti, i ribelli maoisti c...

Calcutta

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di Shumona Sinha La maggior parte dei libri che popolano questo blog sono scritti originariamente in inglese. Alcuni nelle lingue indiane, e poi tradotti in inglese (o più raramente direttamente in italiano). Qui invece passiamo a una lingua nuova: il francese. L'autrice di Calcutta è infatti Shumona Sinha, nata  nel 1973 a Calcutta ed emigrata a Parigi nel 2001. Shumona Sinha ha scelto di scrivere in francese, invece che nella sua lingua madre (il bengalese) e questo è il suo secondo romanzo pubblicato in Italia, dopo A morte i poveri! E' un libro di ricordi, narrato in prima persona dalla protagonista, Trisha, una giovane donna bengalese che torna a Calcutta dopo molti anni vissuti in Francia per assistere alla cremazione del padre.  I ricordi, gli oggetti e l'atmosfera della vecchia casa in cui abitava con i genitori riportano Trisha ai tempi dell'infanzia, e la fanno ripercorrere la storia del padre, militante comunista nello Stato indiano (...

India - Complice il silenzio

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di Luca Buonaguidi I miei taccuini indiani straripano di parole. Ogni volta che sono stata in India ho scritto diari, blog, appunti o altro ancora con una grande facilità. L'India, di suo sempre così prolissa, mi ha spinto a esserlo anche io, quasi a emularla. Immagini, suoni, rumori, persone, anime e animali. Parole, parole.   È invece esattamente l'opposto quello che succede nei versi indiani di Luca Buonaguidi raccolti nel libro India - Complice il silenzio.  Lì dentro c'è, appunto, silenzio. C'è solo l'essenziale. Sono versi limpidi, quasi eterni, nitidi e cristallini.  In questa raccolta Luca Buonaguidi racconta il suo viaggio che ha compiuto da solo e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Il suo diario di viaggio in versi è formato da 28 poesie, arricchite da alcune fotografie del viaggio, rigorosamente in bianco e nero, che descrivono la sua esperienza dell'India nella geografia del subcon...

Diluvio di fuoco

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di Amitav Ghosh E finalmente siamo arrivati nel cuore della guerra dell’oppio. Diluvio di fuoco è l'ultimo romanzo della trilogia di Ghosh, dopo Mare di papaveri e Il fiume dell'oppio .  Ho letto alcuni commenti in rete che dicono che si potrebbe leggere senza aver letto gli altri due: no, assolutamente no, non fatelo.  L’unico che si potrebbe leggere come romanzo a se stante è il secondo, Il fiume dell’oppio , che è quasi una parentesi storica, ma non avrebbe comunque alcun senso. Diluvio di fuoco riprende alcuni dei personaggi dei romanzi precedenti e ne aggiunge di nuovi. Seguiamo quattro storie parallele, che come già sappiamo tanto parallele alla fine non saranno.  Due sono nostre vecchie conoscenze: Neel, il raja caduto in rovina, che dopo le sue disavventure approda alla sponda cinese e registra in un diario tutti i passi che porteranno alla guerra, e Zachary Reid, il commissario di bordo americano, di cui seguiremo prima i suoi incont...

La moglie

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di Jhumpa Lahiri Due fratelli. Uno riflessivo e studioso, l'altro irruento e rivoluzionario. Uno che va a studiare negli Stati Uniti, l'altro che rimane nella sua Calcutta per cambiare l'India, e il mondo. Una moglie, due genitori, una figlia e poi un'altra figlia. Un po' in America, nella quiete dell'oceano che si infrange sulle coste del Rhode Island, e nel mondo tranquillo dell'università. Un po' a Calcutta, e soprattutto nella "spianata", che dà il titolo in inglese al romanzo ( The Lowland ), dove tutto tristemente si compie. Non dico altro della trama, per non rovinare la lettura e alcune sorprese che si nascondono fra le pagine. Non è certo un giallo e alla fine il pregio di La moglie sta nelle descrizioni sottili e precise dei personaggi,  ma è anche la storia, con le scelte dei protagonisti (che a raccontarle in due righe potrebbero sembrare solo semplicemente assurde) a definire i due fratelli, la moglie, la f...

Black ice (Kalo Barof)

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di Mahmudul Haque Parlare della Partizione senza parlarne Siamo subito trasportati dalle prime pagine, immediate, piacevoli e vivide, nel mondo dell'infanzia del protagonista. Un mondo dove il protagonista si succhia il pollice, si innamora di una ragazza che parla ai pesci e agli uccelli, non vuole andare a scuola, interagisce con i personaggi del vicinato: una vecchia a cui rubare la frutta, la madre credulona, gli amici dei genitori visti con la fantasia di un bambino. Ma presto capiamo che ora niente è più come prima.  Capiamo che è il nostro protagonista che sta scrivendo della sua infanzia, sollecitato da un amico, e che a ogni capitolo dedicato all'infanzia ne seguirà uno ambientato nel presente.  In questo intervallarsi di presente e passato, seguiamo così la storia di Abdul Khaleq, prima un bambino vivace e simpatico in un sobborgo di Calcutta, ora un insegnante in un college decadente in un villaggio di provincia del Bangladesh, un uomo poco espansi...

Intervista a Dhananjay

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Ancora storie bengalesi Tanto per restare in tema e continuare con altre storie bengalesi dopo avervi già abbondantemente annoiato con gli ultimi post su Tagore , qualche tempo fa avevo chiesto al mio amico Dhananjay di essere intervistato all'interno di un articoletto sulle letterature dell'India. L'articolo poi non è uscito del tutto, e allora ecco qui questa piccola intervista.  Dhananjay Ghosal è stata la mia guida "turistica" a Calcutta e nel Bengala, ma soprattutto è stato (ed è sempre di più) la mia guida spirituale in quello splendido e sconfinato territorio che è la letteratura bengalese.  Dhananjay ha scritto varie raccolte di poesie e romanzi in bengalese (ed è stato scelto come uno dei rappresentati della letteratura bengalese l'anno scorso al Salone del libro di Torino, dove ci siamo conosciuti). Se avete altre domande non esitate a chiedere! Parlaci di te: che cosa hai scritto e quali sono i tuoi temi preferiti? Scrivo poesie...

L'ufficiale postale, il vagabondo, Mashi e altre storie

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di Rabindranath Tagore " Quando il battello si mosse, e il fiume gonfio di piogge come una corrente di lacrime sgorgata dalla terra turbinò singhiozzando a prua, provò una specie di pena al cuore: il viso angosciato di una contadinella parve per lui il grande dolore inespresso che pervadeva la Madre Terra stessa. " È una storia di nostalgia e struggimento, di languore e abbandono, di solitudine e malinconia, sullo sfondo della bellezza di una natura che non consola. È la storia di un ufficiale postale che da Calcutta viene mandato in una zona rurale, nei pressi di una piantagione d'indaco e di uno stagno verde e limaccioso, nel bel mezzo di un folta vegetazione. L'ufficiale dall'animo metropolitano soffre intensamente di solitudine, ma alla sera trova la compagnia di Ratan, una orfanella che lo aiuta in cucina e a cui lui insegna a scrivere. La nostalgia della città e la vita in un posto insalubre indeboloscono l'ufficiale postale, che sceglie d...

Le pietre maledette

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di Rabindranath Tagore Le pietre affamate che divorano storie umane Continuo con il mio revival tagoriano in preparazione al River to river . Dopo La casa e il mondo , ho riletto anche alcuni racconti, in particolare quelli della raccolta Le pietre maledette , in attesa di vedere il film di Tapan Sinha , tratto dal racconto che dà il nome alla raccolta ( Kshudita Pashgan in bengalese, The Hungry Stones nella traduzione inglese, che si può leggere qui ). Tagore, forse da noi conosciuto principalmente come poeta, fu un prolifico autore di racconti,  fin da molto giovane: scrisse il primo racconto a 16 anni e i suoi primi lavori furono pubblicati nella rivista per bambini Balak. Gli anni Novanta dell'Ottocento furono un periodo dorato per la sua produzione di racconti e Le pietre maledette sono di questo periodo, del 1897.   Il racconto in questione è una ghost story tutta indiana. Un narratore anonimo incontrato sul treno racconta la sua storia: ...

Il giardino delle delizie terrene

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di Indrajit Hazra Intrigante questa doppia storia di due personaggi, un piromane insonne a Calcutta e uno scrittore in ostaggio a Praga, questo doppio mondo, questo doppio sogno. A Calcutta, Hirenmoy Bose dorme una notte ogni dieci, ha il brutto vizio di appiccare fuochi e dopo che la storia con la fidanzata è andata... in fumo (letteralmente) torna a vivere dai suoi amici del pensionato, dove tutti pendono dalle labbra di Ghanada e dalle sue storie incredibili di avventure improbabili. A Praga, il celebre scrittore indiano Manik Basu è in fuga dal suo editore: ha firmato un contratto per cinque libri in cinque anni, intascando un grosso anticipo, ma ancora non ne ha scritto neanche uno. E proprio a nella città di Kafka verrà sequestrato e imprigionato fino a che non avrà concluso il suo romanzo. Chi è più vero? Verso quale comune destino stanno correndo ignari i protagonisti di questo romanzo che a capitoli alterni descrive le storie di Hirenmoy e Manik? Sono due mondi separati...

Una stanza, una sera, a Calcutta

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A Calcutta dormivo in una stanzetta al secondo piano della casa di Dhananjay Ghosal , il poeta bengalese che mi ha molto gentilmente ospitato nella sua città e nel suo mondo. Mi facevano compagnia libri, riviste, i mille fogli e manoscritti di Dhananjay, e la statua di Saraswati, la dea delle arti. Mentre dormivo sotto la zanzariera, mi guardavano da un quadro appeso al muro anche Einstein e Tagore, immortalati insieme in una famosa foto scattata nel 1930 in Germania, dove i due premi Nobel si incontrarono per discutere di fisica, filosofia, religione e musica. Trovare questa foto - a cui sono molto affezionata - nella "mia" stanza a Calcutta è stato per me, una fisica appassionata di letteratura indiana, il massimo della vita. Solo l'ultima sera trascorsa a Calcutta, ho scoperto che quella stanza, oltre a essere lo studio di Dhananjay, è anche qualcosa di più: è il luogo di incontro per vere e proprie serate letterarie. Mi sono ritrovata in mezzo a vari amici poeti, ...

Tagore a Shantiniketan

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Primo post di questo blog scritto dalla terra indiana (anche se dopo un bel po' di tempo dal mio arrivo in India). Immediatamente arrivati a Calcutta e conosciuta la sua famiglia, Dhananjay Ghosal, il poeta che ci ospita nella città della gioia, ha affittato per noi una macchina e ci ha portato a Shantiniketan, villaggio universitario fondato da Tagore. Inizia qui il mio viaggio nella letteratura bengalese. Tagore è immenso, ma è solo la punta di un iceberg di un mondo che risuona di poesia e musica.  Di questo mondo incontriamo un amico di Dhananjay, un Baul, un "menestrello" (menestrello! che parola antica e sognante) che ci canta "canzoni folk bengalesi", appassionato e preciso. Assaporo l'intensità della musica, non capisco le parole e le scambio mentalmente con una delle mie poesie preferite di Tagore. La meraviglia che risveglia la vita. Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. Credevo che l...

Hotel Calcutta

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di Sankar "Gente che va, gente che viene." Descrivere la vita attraverso gli eventi e i personaggi che si incontrano in un grande albergo è un sicuramente un'idea suggestiva e intrigante. Ma tutto diventa ancora più interessante, almeno ai miei occhi, se l'hotel in questione è lo Shahjahan della Calcutta degli anni Cinquanta, e se gli occhi che guardano la gente che viene e che va sono quelli di Shankar, giovane impiegato - quasi per caso - nell'albergo più prestigioso della città, "un palazzo in cui avrebbero potuto risiedere il nimaz o il maharaja di Baroda senza sacrificare la propria gloria o la propria magnificenza ". Lo Shahjahan diventa per Shankar un luogo di lavoro e di crescita, dove abbondano le occasioni di incontrare persone particolari: ballerine e nani per le serate di cabaret, grandi industriali che combattono giochi d'amore e di potere fra le suite numero uno e la suite numero due, star del cinema in crisi con il marito, res...

Le linee d'ombra

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di Amitav Ghosh Forse bisognerebbe leggere questo splendido romanzo (pubblicato nel 1988) almeno due volte, una di seguito all’altra. Perché qui la linea d’ombra conradiana si moltiplica in più linee, multiple e plurali, che vanno in direzioni diverse, così che diventa più sottile disegnare, nella prima lettura, tutte le linee immaginarie che attraversano situazioni e personaggi, che si snodano nel tempo nel loro ordine non cronologico che tocca eventi e tempi apparentemente diversi e distanti, quelle linee che giacciono dentro la storia, dietro la Storia. La voce narrante del protagonista, fin da bambino, del cugino Tribid segue ammirato le fantasie, i racconti, i viaggi reali e immaginari, le amicizie e le parentele fra Calcutta, Londra e Dacca, le linee sul suo altante mondiale – quelle che separano gli Stati e quelle, che, misteriosamente, li uniscono, come cerchi tracciati con il compasso sulle pagine. Tribid, con i suoi racconti, regala mondi per viaggiare e occh...

Bypass al cuore di Calcutta

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di Alka Saraogi Ecco allora, come promesso, che inizio un po' a parlare di qualche libro scritto non in inglese. La finisco definitivamente con Vikram Chandra e con quelli scrittori che indiani sono ma che alla fine scrivono in inglese. Con l' Indian Writing in English . La finisco definitivamente, ovvero per questo post... Allora iniziamo con l'hindi e con Alka Saraogi, scrittice indiana che preferisce scrivere nella sua lingua madre piuttosto che in inglese "per non vedere l'India con la lingua e quindi con gli occhi dell'Occidente". Non che l'inglese non lo sappia, infatti si è poi autotradotta alcuni dei suoi libri in inglese. Un conto però è tradurre un romanzo, un altro pensarlo in una certa lingua. E parliamo allora del suo romanzo Bypass al cuore di Calcutta . Se non ci fossero altri motivi per leggerlo, infatti, sarebbe sufficiente il fatto che la traduttrice Mariola Offredi ci ha regalato una bella traduzione in italiano di...