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Visualizzazione dei post con l'etichetta Anita Desai

Che cosa mi consigli?

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I dieci romanzi che consiglio a chi si vuole avvicinare all'India Negli ultimi giorni molti amici che non sono mai stati in India e non hanno mai letto libri indiani mi hanno chiesto un consiglio su quali romanzi leggere. Tutti hanno visitato il blog ma si sono giustamente un po' persi fra i 250 post qui presenti. Ecco quindi la mia personalissima lista di 10 consigli, diciamo per l'estate, ma vanno bene - anzi meglio - anche per l'inverno.  Ci sono alcuni dei miei romanzi preferiti, ma questa non è la lista dei miei romanzi preferiti. Per esempio mancano i racconti di Manto e Fiume di Fuoco , che ho amato tantissimo ma che non consiglierei a chi legge d'India per la prima volta. Così il romanzo di Ghosh che ho scelto per questi consigli non è quello che io ho più amato di tutti (che sarebbe Le linee d'ombra ). Ho cercato di metterne un po' per tutti i gusti per accontentare tutti... ma se 10 sono troppi, fermatevi pure ai primi 3. ...

L'India a Torino

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Come ormai tutti sapranno, quest’anno sarà l’India il paese ospite al Salone del Libro di Torino, che si terrà dal 13 al 17 maggio. La pagina del sito del Salone dice che l’idea è quella di “ privilegiare i narratori che sono rimasti in patria, a vivere e descrivere una realtà che con la sua debordante umanità resta un gigantesco serbatoio di storie capaci di coinvolgere il lettore. ” Per chi volesse iniziare a leggere qualche romanzo, comprare un libro da fare autografare o semplicemente iniziare a sognare un incontro, ecco qua gli scrittori che il Salone ci promette quest'anno. Anita Desai. Forse una delle mie scrittici preferite, già nota quando l’India non era ancora “di moda”. I suoi personaggi sono spesso degli esclusi che hanno fatto della solitudine la loro unica dimensione, impotenti di fronte alle situazioni in cui, loro malgrado, si sono ritrovati. La sua prosa, a tratti vera poesia, è impietosa e delicata, ricca di sfumature. Fra i miei titoli preferiti: Ch...

Fuoco sulla montagna

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di Anita Desai Un altro romanzo di Anita Desai, scritto nel 1977, sconsigliato a chi già di suo è depresso o  in balìa di istinti suicidi, e consigliato invece a chi ha voglia e coraggio di addentrarsi nelle solitudini di tre donne in una casa sulle pendici aride e polverose dell’Himalaya. Anita Desai descrive con minuziosa esattezza i rumori e i movimenti della natura che circonda la casa della protagonista, grande e vuota e quasi assediata dal mondo esterno: le galline che becchettano e inghiottono golosomante pezzetti di vermi, il vento fra i rami ondulati dei pini, il frinire delle cicale, i passi di una mantide religiosa su un'emerocallide in fiore. Quella descritta è una natura che partecipa nella sua disarmante nudità alla vita degli uomini, non con paesaggi consolatori in cui perdersi e sognare, ma con una presenza inquietante, ostile e metaforica, dalla luce del sole che, " non più lacca, diventa colla ", dal " ronzio delle mosche troppo pigre per vol...

In custodia

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di Anita Desai Polvere. Mulinelli di polvere soffiano fra le pagine di questo bel romanzo di Anita Desai, pubblicato nel 1984 e arrivato nella shortlist del Booker Prize di quell'anno. Polvere. Nelle strade della grigia e triste città di provincia dove abita Deven, polveroso e grigio insegnante di hindi in un college. Nelle parole di un grande poeta: “ prima che il Tempo ci riduca in polvere... ”. E, sotto i cartelloni pubblicitari e nei vicoli antichi, anche nella gloriosa Delhi, culla di una cultura ormai in decadenza. Deven viene arruolato da un amico d’infanzia, direttore di una rivista di poesia urdu, per intervistare  Nur, celebre poeta di Delhi: un'opportunità unica di conoscere la leggenda vivente della poesia urdu, proprio per chi si è dovuto accontentare di insegnare hindi a studenti insofferenti e a sperare inutilmente di veder pubblicata qualche sua poesia. Ma entrando in casa del poeta, si accorge come le vette elevate della poesia siano un ricordo ormai l...

Il Booker Prize e l'India

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Aravind Adiga è il quinto indiano a vincere il Booker Prize. Secondo The Hindu il quarto, perché non considera indiano Naipaul (poi premio Nobel nel 2001), che lo ha vinto nel 1971 con In uno stato libero. Rushdie lo ha vinto nel 1981 con I figli della mezzanotte , Arundhati Roy nel 1997 con Il Dio delle Piccole Cose . Nel 2006 Kiran Desai con Eredi della sconfitta . Con Arundhati Roy , Adiga condivide il fatto di averlo vinto con il suo primo libro, da esordiente assoluto. Altri indiani però hanno popolato negli anni la "shortlist" dei candidati al premio, senza vincerlo. Rohiton Mistry per ben due volte negli anni Novanta, con Un lungo viaggio e Un perfetto equilibrio (entrambi stupendi romanzi, che lo avrebbero meritato). Anita Desai per tre volte, però il premio è poi entrato in famiglia tramite la figlia Kiran.  Nel 2007 Indra Sinha con Animal's people . Di Mare di papaveri di Ghosh ho già detto . Anche Rushdie è finito per tre volte fra i candi...

Chiara luce del giorno

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di Anita D esai Anita Desai è stata una delle prime scrittrici a essere conosciuta e tradotta al di fuori dell’India, ma io l'ho incontrata nelle mie letture molto tempo dopo, in un freddo inverno in Germania. E in effetti con la Germania c'entra qualcosa: è nata (nel 1937) da una famiglia particolare, madre tedesca e padre bengalese, quasi una doppia origine in un’India ancora incerta che da lì a poco sarebbe divenuta indipendente. La sua storia di scrittice è particolare. Durante la sua infanzia, infatti, parlava tedesco con la madre, hindi nella vita di tutti i giorni e a scuola scriveva unicamente in inglese. Questa convivenza linguistica è diventata con il tempo una trama di lingue meravigliosamente tessute insieme dall’inglese, che rende i suoi romanzi unici e particolari. Chiara luce del giorno è uno dei miei preferiti. Un viale nel giardino di una casa a Delhi, con rose appassite che si sgretolano appena a toccarle. Una casa grande, con i muri un po’...

Il miracolo della letteratura indiana contemporanea

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Ovvero la mia personalissima visione della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese Ormai dieci anni fa, nel maggio 1997, si incontrarono a Londra undici scrittori indiani provenienti da diverse parti del mondo: fra gli altri, erano presenti Arundhati Roy, Rohinton Mistry, Vikram Seth, Amitav Ghosh, Vikram Chandra. Su tutti, poi, troneggiava il rinomatissimo Salman Rushdie. L’incontro era organizzato dal New Yorker per celebrare, nel cinquantesimo anniversario dell’indipendenza dell’India, il miracolo della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese. A dire la verità, molti di questi scrittori non abitavano ormai più da tempo in India ed erano presenti scrittori anche non di nazionalità indiana ma provenienti da altri paesi sub-continente (Sri Lanka e Pakistan). L’organizzatore dell’incontro non seppe dire perché aveva scelto proprio quegli undici, né che cosa accumunava i vari autori, trovando estremamente difficile definire temi comuni o similitudini. Ma era indub...