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Visualizzazione dei post con l'etichetta Rabindranath Tagore

Dove la mente non conosce paura

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Mi sono ripromessa qualche giorno fa di mettere assolutamente un po' di poesia in questo blog.  Non sono molto a mio agio a parlare di poesia, ma fa lo stesso, supererò il mio disagio, e d'ora in poi non perderò più nessuna occasione per parlare di poesia.  Ed è subito arrivata la buona occasione per cominciare, anche se il contesto non è dei migliori.  La vicenda segue la protesta degli scrittori indiani di cui vi avevo parlato qualche settimana fa in questo post . In breve: gli scrittori indiani stanno protestando per il clima di violenza e intolleranza causato dal fondamentalismo hindu appoggiato dal governo. A loro si sono uniti artisti, intellettuali e attori.   Pochi giorni fa anche Aamir Khan, grande star di Bollywood, in una intervista ha detto che lui (musulmano) e sua moglie (Kiran Rao, di famiglia hindu) si sentono sotto minaccia in India, e sua moglie è arrivata a chiedersi se non fosse il caso di lasciare il Paese. Notare: non lui, ma ...

Intervista a Dhananjay

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Ancora storie bengalesi Tanto per restare in tema e continuare con altre storie bengalesi dopo avervi già abbondantemente annoiato con gli ultimi post su Tagore , qualche tempo fa avevo chiesto al mio amico Dhananjay di essere intervistato all'interno di un articoletto sulle letterature dell'India. L'articolo poi non è uscito del tutto, e allora ecco qui questa piccola intervista.  Dhananjay Ghosal è stata la mia guida "turistica" a Calcutta e nel Bengala, ma soprattutto è stato (ed è sempre di più) la mia guida spirituale in quello splendido e sconfinato territorio che è la letteratura bengalese.  Dhananjay ha scritto varie raccolte di poesie e romanzi in bengalese (ed è stato scelto come uno dei rappresentati della letteratura bengalese l'anno scorso al Salone del libro di Torino, dove ci siamo conosciuti). Se avete altre domande non esitate a chiedere! Parlaci di te: che cosa hai scritto e quali sono i tuoi temi preferiti? Scrivo poesie...

Di ritorno dal River to river 2011

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Eccomi finalmente a raccontare del weekend passato a Firenze al River to river .  Prima di tutto, sono stata molto felice di avere incontrato nuovamente Elisa e di aver finalmente conosciuto Gianni! Ho molto apprezzato tutto il focus su Tagore: il bel documentario di Satyajit Ray che racconta della sua vita e del suo impegno intellettuale e sociale, l'incontro mattutino interamente dedicato a Tagore e i due film tratti dai suoi libri. Ghare Baire (The home and the world) , diretto da Satyajit Ray e tratto dal romanzo omonimo di Tagore, ben descrive la situazione e l'atmosfera politica dell'epoca dello Swadeshi, con tutte le sue contraddizioni e la sua tendenza a sfociare in violenza.  Il romanzo ha sicuramente però l'arma in più di raccontare la storia con tre punti di vista diversi, che dà uno spessore tutto particolare al romanzo, che invece non troviamo nel film.  Khudito Pashan (The Hungry Stones) , il film di Tapan Sinha del 1960, è decisament...

L'ufficiale postale, il vagabondo, Mashi e altre storie

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di Rabindranath Tagore " Quando il battello si mosse, e il fiume gonfio di piogge come una corrente di lacrime sgorgata dalla terra turbinò singhiozzando a prua, provò una specie di pena al cuore: il viso angosciato di una contadinella parve per lui il grande dolore inespresso che pervadeva la Madre Terra stessa. " È una storia di nostalgia e struggimento, di languore e abbandono, di solitudine e malinconia, sullo sfondo della bellezza di una natura che non consola. È la storia di un ufficiale postale che da Calcutta viene mandato in una zona rurale, nei pressi di una piantagione d'indaco e di uno stagno verde e limaccioso, nel bel mezzo di un folta vegetazione. L'ufficiale dall'animo metropolitano soffre intensamente di solitudine, ma alla sera trova la compagnia di Ratan, una orfanella che lo aiuta in cucina e a cui lui insegna a scrivere. La nostalgia della città e la vita in un posto insalubre indeboloscono l'ufficiale postale, che sceglie d...

Le pietre maledette

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di Rabindranath Tagore Le pietre affamate che divorano storie umane Continuo con il mio revival tagoriano in preparazione al River to river . Dopo La casa e il mondo , ho riletto anche alcuni racconti, in particolare quelli della raccolta Le pietre maledette , in attesa di vedere il film di Tapan Sinha , tratto dal racconto che dà il nome alla raccolta ( Kshudita Pashgan in bengalese, The Hungry Stones nella traduzione inglese, che si può leggere qui ). Tagore, forse da noi conosciuto principalmente come poeta, fu un prolifico autore di racconti,  fin da molto giovane: scrisse il primo racconto a 16 anni e i suoi primi lavori furono pubblicati nella rivista per bambini Balak. Gli anni Novanta dell'Ottocento furono un periodo dorato per la sua produzione di racconti e Le pietre maledette sono di questo periodo, del 1897.   Il racconto in questione è una ghost story tutta indiana. Un narratore anonimo incontrato sul treno racconta la sua storia: ...

La casa e il mondo

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di Rabindranath Tagore Avete visto il programma del River to river , il festival di cinema indiano che ogni anno agli inizi di dicembre si tiene a Firenze? Quest'anno io ci sarò, anche perché c'è un interessante "focus su Tagore". Anche perché vorrei recuperare, visto che quest'anno mi sono persa tutti gli eventi a Calcutta per il 150esimo della nascita di Tagore, di cui però mi hanno prontamente mandato notizie e impressioni, riuscendo così a farmi impazzire dalla nostalgia. Uno dei film che saranno proiettati è di Satyajit Ray, girato nel 1984 e tratto da un romanzo di Tagore, Ghare Baire (La casa e il mondo) del 1915. Ho riletto il romanzo in questi giorni per l'occasione e quindi eccomi qui a consigliarvi di leggerlo (anche se non sarete al River to river !). Con una sola avvertenza: lo stile di Tagore, ai nostri occhi moderni, ha un ritmo lento, un sapore antico, fatto di sospiri e di discorsi sentimentali, molto poetico, totalmente ...

L'ufficio postale (Dak Ghar)

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di Rabindranath Tagore " O della morte ": scrive il lettore misterioso che mi ha preceduto nella lettura di questo dramma teatrale, scritto da Tagore in bengali nel 1912. Ho trovato i suoi appunti, lievi e scritti a matita in una elegante grafia, su un libercolo usato del 1992 che avevo comprato per mille lire da una bancarella genovese prima ancora che sapessi che cosa fosse l'India (questo in effetti ancora lo ignoro). Il lettore in realtà ha scritto un nome e un cognome sulla prima pagina: Carlo Dapelo - googlando escono fuori un magistrato e un agente immobiliare, chissà - e ha segnato refusi, sottolineato parole e frasi, commentato (" molto bello! ", " metempsicosi? ", " la morte! "), annotato con citazioni di altri mondi (" la scienza del mondo è stoltezza, San Paolo "). Ho ripreso in mano questo libretto ispirata dalle notizie che mi arrivano da Calcutta sui 150 anni dalla nascita di Tagore, che gli amici beng...

River to River 2010

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Anche quest'anno sarò per due giorni al River to river , il festival di cinema indiano che si tiene a Firenze dal 3 al 9 dicembre. Spero sia l'occasione per rivedere gli amici appassionati d'India che ho conosciuto negli ultimi due anni e per conoscerne nuovi. Il programma è sul sito del Festival e quest'anno la retrospettiva è su Satyajit Ray, il grande regista bengalese: scelta molto gradita, visto che ho ancora il Bengala nel cuore e che sto leggendo alcuni libri da cui i suoi film sono stati tratti. Dei film di Satyajit Ray proiettati a Firenze, per esempio, Aranyer Din Ratri ( Days and nights in the forest ) è tratto dal romanzo omonimo di Sunil Gangopadhyay, rinomatissimo autore bengalese che forse alcuni di voi hanno conosciuto al Salone di Torino. Jalsaghar ( The Music Room ) viene da un romanzo di Tarasankar Bandyopadhyay (1898-1971) e Charulata ( The lonely wife ) da Nashtaneer , un racconto di Tagore ora tradotto in inglese e in uscita in In...

Tagore e i Baul

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"Mi accadde un giorno di ascoltare il canto di un mendicante appartenente alla setta bengalese dei Baul. Ciò che mi colpì nel semplice canto di quel mendicante fu la religiosità che esprimeva, né grossolanamente concreta per l'eccesso di crudi dettagli realistici, né resa metafisica da una troppo rarefatta trascendenza.  Inoltre quel canto era vivo di una amicizia sincera. Esso parla dell'intenso desiderio del cuore per quanto di divino risiede nell'Uomo e non nel tempio, in scritture, immagini e simboli. Il credente rivolge il suo canto all'Uomo ideale dicendo: Templi e moschee ti sbarrano il cammino, ed io non posso udire il tuo richiamo, e non mi posso muovere, quando maestri e preti stanno rabbiosi tutti intorno a me. Egli non segue alcuna tradizione cerimoniale, piuttosto crede semplicemente all'amore. Secondo lui L'amore è pietra magica, che muta col suo tocco la brama in sacrificio. E prosegue: A causa dell'amore vuol far...

Una stanza, una sera, a Calcutta

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A Calcutta dormivo in una stanzetta al secondo piano della casa di Dhananjay Ghosal , il poeta bengalese che mi ha molto gentilmente ospitato nella sua città e nel suo mondo. Mi facevano compagnia libri, riviste, i mille fogli e manoscritti di Dhananjay, e la statua di Saraswati, la dea delle arti. Mentre dormivo sotto la zanzariera, mi guardavano da un quadro appeso al muro anche Einstein e Tagore, immortalati insieme in una famosa foto scattata nel 1930 in Germania, dove i due premi Nobel si incontrarono per discutere di fisica, filosofia, religione e musica. Trovare questa foto - a cui sono molto affezionata - nella "mia" stanza a Calcutta è stato per me, una fisica appassionata di letteratura indiana, il massimo della vita. Solo l'ultima sera trascorsa a Calcutta, ho scoperto che quella stanza, oltre a essere lo studio di Dhananjay, è anche qualcosa di più: è il luogo di incontro per vere e proprie serate letterarie. Mi sono ritrovata in mezzo a vari amici poeti, ...

Una sera nel mondo dei Baul

Come il suono del violino. Lirico e struggente, malinconico, mistico, classico e notturno. Ma che quando vuole diventa folk, gitano, scanzonato e un po’ pazzerello. Musicalmente non ha niente a che fare con il violino, che è solamente una metafora, ma la musica che ho sentito cantare da un Baul (menestrello bengalese) mi ha ricordato, nell’anima, quella di un violino. Folle e lirico, popolare e mistico. E’ notte fonda quando arriviamo con Dhananjay Ghoshal a Shantiniketan, il villaggio dove Rabindranath Tagore fondò un campus scolastico e universitario, ancora oggi molto attivo. Dhananjay, poeta e scrittore bengalese, è la mia guida letteraria e spirituale per il Bengala Occidentale: è lui che mi traduce dal bengali, è lui che mi introduce nel mondo dei Baul, che mi presenta ad altri amici scrittori, poeti e cantori di questo mondo bengalese in cui tutti sono poeti, in cui non esiste parlare per più di due minuti senza aver citato "Radindranath": il premio Nobel indiano,...

Tagore a Shantiniketan

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Primo post di questo blog scritto dalla terra indiana (anche se dopo un bel po' di tempo dal mio arrivo in India). Immediatamente arrivati a Calcutta e conosciuta la sua famiglia, Dhananjay Ghosal, il poeta che ci ospita nella città della gioia, ha affittato per noi una macchina e ci ha portato a Shantiniketan, villaggio universitario fondato da Tagore. Inizia qui il mio viaggio nella letteratura bengalese. Tagore è immenso, ma è solo la punta di un iceberg di un mondo che risuona di poesia e musica.  Di questo mondo incontriamo un amico di Dhananjay, un Baul, un "menestrello" (menestrello! che parola antica e sognante) che ci canta "canzoni folk bengalesi", appassionato e preciso. Assaporo l'intensità della musica, non capisco le parole e le scambio mentalmente con una delle mie poesie preferite di Tagore. La meraviglia che risveglia la vita. Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. Credevo che l...

I bambini di Tagore

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Visto che si parlava di Tagore e che sono in vena poetica, eccomi a scrivere un'altra poesia. Nell'andarla a cercare, ho riesumato dall'oblio il libro a 3900 lire della Newton & Compton, sopravvissuto ai fumi dell'adolescenza prima e a innumerevoli traslochi poi. Già che c'ero, ho anche riletto l'introduzione di Alessandro Bausani, " Tagore visto da un non-tagoriano" , di cui avevo del tutto dimenticato l'esistenza. Invece di prodigarsi a lodare il poeta premio Nobel indiano, Bausani evidenzia il rovescio della medaglia dell'ingenua concezione del mondo di Tagore, di quella sua languida ricerca delle tradizioni rurali, di quella sua fusione induista e un po' panteista con l'Essere. E il rovescio è poi sempre quello, che contrappone al fascino dell'India una realtà dura e dolorosa: la religiosità panteisticheggiante significa anche caste, superstizione e povertà, la meditativa dolcezza è anche sterile rassegnazione, il prim...