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Visualizzazione dei post con l'etichetta viaggi

Giorni indiani in Italia

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Le settimane sono passate veloci e io arrivo solo ora a raccontare i giorni passati con Rajeevan qui in Italia. Sono stati momenti importantissimi, che mi hanno dato la gioia di ospitare un amico, poeta, scrittore ed editore indiano a casa mia e di ricambiare almeno una volta tutta l'ospitalità infinita che ho ricevuto in India.  Insieme a lui c'era un medico congolese che faceva parte del suo stesso programma di studio qui in Italia: un'amicizia profonda fra India e Africa, nata sul lago di Como.  Ma la cosa più bella è stato vedere con i suoi occhi tutta la bellezza che c'è in Italia, di cui sono ben consapevole ma di cui a volte non so più riconoscere la meraviglia. Perdersi fra le calli veneziane, camminare lungo l'Arno, passeggiare in Piazza Maggiore tutta illuminata per il Natale.  Leggere nel suo, nel loro sguardo, l'esaltazione al sentir parlare di Brunelleschi, di Michelangelo, di Giotto, di Marco Polo, di tutta la storia e di tutta l'...

10 anni dopo

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Il tempo, i tempi. Ci sono cose che hanno tempi diversi dai nostri, da quelli che ci aspettiamo, da quelli che vorremmo, dal nostro "tutto e subito". I semi piantati crescono, a distanza di anni, o di decenni. Anche quando ormai ci abbiamo rinunciato e abbiamo stabilito che ormai "non è più tempo". Ma alla fine il tempo non lo decidiamo noi. Ho conosciuto Rajeevan 10 anni fa, a Calicut in Kerala, nel campus dell'università, a un pranzo in una capannetta di adivasi vicino a un fiume. Lui era il direttore di una piccola casa editrice, Yeti books, un poeta in lingua malayalam e in inglese.  Abbiamo parlato di letteratura, poesia, teatro, di India, di religione, di tante cose. Lui ha provato a venire in Italia una volta che era in Croazia, ma gli hanno rifiutato il visto. Ho fatto da garanzia per farlo venire qua, giurando per iscritto che se lui diventava un clandestino io andavo nei guai. Gli hanno respinto nuovamente il visto. Ho provato a...

Al Vodafone Crossword Book Award

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Grazie a Arunava Sinha, traduttore dal bengali all'inglese che ha tradotto, fra gli altri, La ragazza del mio cuore , venerdì sera mi sono intrufolata alla premiazione del Vodafone Crossword Book Award , uno dei piu' importanti premi letterari indiani. La cerimonia si è tenuta nel teatro del National Centre for Perfoming Arts al Nariman Point, un estremo sul mare della grande Mumbai, in una serata calda e piovosa. Il premio è stato istituito nel 1998, sponsorizzato da Vodafone e da Crossword Bookstores, la più grande catena di librerie indiana. L'intento è quello di dare alla produzione lettararia indiana, che vince premi all'estero, un premio indiano che possa competere con altri premi internazionali come il Booker o il Pulizer Prize. Per esempio, alcuni vincitori (noti anche in Italia) degli anni scorsi sono stati: Giochi sacri, Mare di papaveri, Maximum city, La stanza della musica, Hotel Calcutta, Eredi nella sconfitta . Il premio si divide in quattro...

Ritorno a Bombay

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Bombay, di nuovo. Eccomi qui dopo 3 anni, in questa assurda citta'. Dopo aver camminato nei suoi vicoli in molti libri , sono tornata a camminarci con le mie gambe. Niente e tutto e' cambiato. Sento oggi sulla pelle umida di monsone perche' i libri che sono ambientati qui hanno quel fascino particolare: ogni storia e' possibile, ogni storia si intreccia con tutte le altre. Ogni storia, anche la mia.

Tagore a Shantiniketan

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Primo post di questo blog scritto dalla terra indiana (anche se dopo un bel po' di tempo dal mio arrivo in India). Immediatamente arrivati a Calcutta e conosciuta la sua famiglia, Dhananjay Ghosal, il poeta che ci ospita nella città della gioia, ha affittato per noi una macchina e ci ha portato a Shantiniketan, villaggio universitario fondato da Tagore. Inizia qui il mio viaggio nella letteratura bengalese. Tagore è immenso, ma è solo la punta di un iceberg di un mondo che risuona di poesia e musica.  Di questo mondo incontriamo un amico di Dhananjay, un Baul, un "menestrello" (menestrello! che parola antica e sognante) che ci canta "canzoni folk bengalesi", appassionato e preciso. Assaporo l'intensità della musica, non capisco le parole e le scambio mentalmente con una delle mie poesie preferite di Tagore. La meraviglia che risveglia la vita. Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. Credevo che l...

Ritorni, partenze

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Dall'ultimo viaggio in India a oggi, ho scritto migliaia di parole, su questo blog e in centinaia di email, per stare in contatto con un mondo che amo.  Ne ho lette sicuramente molte di più, di parole, nelle pagine dei libri che ho divorato, famelica. Ho fatto tanti sogni. Tutto il resto, quello che non si può né scrivere né leggere e neanche sognare, torno a viverlo laggiù. Torno da persone care e vado a conoscerne di nuove, alcune incontrate anche nel piccolo mondo di questo blog e delle sue diramazioni. Torno sulle orme di libri letti e sognati, inseguendone altri. E poi, soprattutto, torno ad Akanksha , l'associazione per i bambini degli slum di Bombay dove ho lasciato il cuore. Se riuscirò, scriverò qui sopra, altrimenti ci sarà settembre per raccontare. Una dolce estate a chiunque passi di qui.

Ritorno

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Ritornare nel piccolo mondo di questo blog è come perdersi nella dolcezza di un ritorno a casa, dopo la pausa estiva che mi ha portato in altri luoghi, in altre storie e in altri libri, anche se sembra che l'India mi segua ovunque io vada (ma in realtà sono io che cerco, e trovo, la sua influenza in ogni angolo remoto e inaspettato). Questa volta mi hanno seguito le storie di Rama e Sita che sono diventate nuove storie, interpretate da marionette intarsiate belle come opere d'arte e da danzatori che ballano con il fuoco. Mi hanno seguito i monumentali templi induisti e buddhisti e anche le sue moschee, arrivate proprio dal Gujarat indiano, con le preghiere notturne per il Ramadhan che hanno cullato i miei sogni. Le offerte a Durga e a Ganesh e le cerimonie di cremazione. I film di Bollywood (tutti doppiati) ogni giorno in televisione. (per la cronaca: sono stata in Indonesia...) Ritorno con qualche idea per il piccolo mondo di questo blog (sono solo buoni propositi, no...

Viva i cinesi!

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Lo so. Avevo promesso di parlare della Cina e poi non l'ho più fatto. Ormai è passato più di un mese dal ritorno e io mi sono persa fra Gandhi e Bombay, fra passato e futuro, nei meandri di una sensazione inespressa fra il sogno e il rimpianto. Ho fatto tutto da sola. D'altra parte, mica facile parlare della Cina, millenni di cultura e un miliardo di persone: dovrei aprire un altro blog per raccontare dei posti visti, degli incontri fatti. Ora però mi sembra giunto il momento di parlarne, anche se solo per un breve e limitato contributo. Non voglio raccontare dei monumenti storici, dei musei, dei posti turistici che ho visitato, di cui si troveranno numerosi e migliori racconti in rete. Parlo solo di loro: i cinesi. Parlare di loro si sposa anche benissimo con il ricordo di Gandhi, con il ricordo che tutti gli uomini, in tutto il mondo, sono uguali. Perché invece oggi ce l'hanno tutti con i cinesi, con un sottile e diffuso razzismo anti-cinese: cinesi che sfruttano i...

Shanghai, Bombay, Mumbai... e altre storie

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Ovvero confuse nostalgie letterarie (e non...) In questi giorni penso intensamente a Bombay (o Mumbai, a seconda che si voglia usare il nome vecchio o il nome nuovo...). A una settimana dal ritorno del viaggio in Cina, i giorni a Shanghai mi ricordano dov'ero l'anno scorso (ovvero a Mumbai). Mi ero chiesta più volte, allora, come fosse Shanghai. Non certo perché pensavo che mai ci sarei andata, ma perché Shanghai è vista in India come il modello di città a cui Mumbai dovrebbe aspirare. Per chi crede nel forte sviluppo economico e nel futuro grandioso dell'India, Mumbai dovrebbe diventare la Shanghai dell'India entro il 2010. Shanghai, sfavillante, moderna, tutta grattacieli, senza le baraccopoli di Mumbai, senza la povertà assoluta sempre sotto il naso, sotto gli occhi. Shanghai e Mumbai: entrambi capitali commerciali e finanziarie dei due stati più popolosi del pianeta. Perché no? Shanghai dream , lo chiamano in India. (Se vi interessa come vivono gli in...

Nelle ossa

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In Giochi sacri di Vikram Chandra , Katekar è il poliziotto assistente di Sartaj, un personaggio onesto, semplice, fedele, coraggioso. Katekar, nonostante ami sua moglie Shalini, continua a tradirla andando con prostitute. Sa che non sta facendo una cosa giusta, sa che sbaglia, ma non riesce a farne a meno. "A pensarci adesso sembrava una pazzia febbrile, quelle visite al bar con le ballerine e i soldi spesi per le ragazze, per le camere luride, per i taxi a tarda notte. Eppure aveva continuato ad andare dalle altre donne, le randi. Non c'era motivo se non l'urgenza che provava davanti a quei ventri anonimi e sconosciuti che gli si offrivano sotto lenzuola di nylon a buon mercato. Era una pazzia comune, accettata dagli uomini di questo mondo. [...] Gli uomini, diceva talvolta Shalini, gli uomini sono pazzi. Lui aveva mantenuto il silenzio, ma avrebbe sempre voluto dirglielo, che la pazzia è nelle ossa degli uomini, non nel loro cuore, e neppure nella loro testa...

Mezzanotte

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Mezzanotte. L'ora delle streghe e dei vampiri. L'ora delle fiabe, l'ora di Babbo Natale e della Befana. L'ora delle carrozze e delle zucche. L'ora dell'uomo nero, ma anche l'ora delle fate, del loro ingenuo e leggero sbatter d'ali. Mezzanotte. L'ora delle lettere d'amore. E' in questa mezzanotte che scrivo, quasi pronta per partire, non per l'India, non questa volta. Mezzanotte. L'ora di quei figli della mezzanotte che ora popolano l'India intera. Ho come un rimpianto, quasi se avessi tradito qualcuno, a non andare in India quest'anno. D'altra parte questo è l'anno no. Dalla prima volta che sono andata in India, c'è poi sempre stato un anno sì e uno no. Uno in India, per consolidare un legame, uno no, per non scordarmi del resto del mondo. E questo è l'anno no. Parto, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, per la Cina. Paese che, più di me, affascina i miei amici indiani che mi scrivono “l'In...