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Visualizzazione dei post con l'etichetta Bangladesh

L'Isola dei fucili

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di Amitav Ghosh L'ultimo libro di Amitav Ghosh, L'Isola dei fucili , è la continuazione reale e ideale del romanzo Il paese delle maree del 2004. Reale, in quanto i personaggi sono proprio gli stessi, fotografati anni dopo la vicenda descritta nel Paese delle maree . I deale perché è la storia parte dai cambiamenti avvenuti nelle  Sundarban, l'enorme ecosistema alla foce del Gange che si sviluppa  in un labirinto di corsi d'acqua, isole, canali e foreste di mangrovie. (Non preoccupatevi però: anche se non avete letto il Paese delle maree , potete tranquillamente leggere L'Isola dei fucili senza che vi manchino dei pezzi.) Ma il nuovo romanzo è soprattutto il seguito ideale della Grande cecità , il saggio del 2016 in cui Ghosh rimprovera alla cultura di non saper parlare dei cambiamenti climatici e di non essere stata capace di costruire un immaginario forte su questo tema (anche se, a distanza di tre anni, l'immaginario è già molto cambiato). N...

Il suono del respiro e della preghiera

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di Tahmima Anam      Di Tahmima Anam, scrittice originaria del Bangladesh emigrata in Inghilterra, avevo letto I giorni dell'amore e della guerra , ambientato durante la guerra di indipendenza del 1971. Il libro mi era piaciuto, anche se non mi aveva convinto fino in fondo. Ora mi è arrivato direttamente dal Bangladesh, da due miei carissimi amici viaggiatori (grazie!), il secondo romanzo della scrittice, The good muslim che è poi la continuazione del primo. In realtà si può anche leggere in modo indipendente e sta perfettamente in piedi da solo, ma se li volete leggere entrambi, iniziate senza dubbio dai Giorni dell'amore e della guerra. Solo una precisazione sui titoli italiani: qui The good muslim originale è diventato Il suono del respiro e della preghiera . Non dico altro... Questo secondo romanzo, che poi dovrebbe essere seguito da un terzo, mi è piaciuto più del precendente. Mentre nei Giorni dell'amore e della guerra si parlava del gr...

Tree without roots (Lal Shalu)

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di Syed Waliullah Cerco ora di recuperare un po' e di parlare dei libri che ho letto nell'ultimo inverno che ancora non si sono guadagnati un loro post in queste pagine. Mi riattacco al discorso sulla letteratura del Bangladesh (se a qualcuno fosse sfuggito qualcosa dopo tutto questo tempo, vi ricordo la pappardella in due puntate qui e qui ): è ora giunta la volta di  Tree without roots di Syed Waliullah (1922-1971), che ha molto gentilmente spedito Mahmud Raman . Il libro è stato pubblicato in bengali nel 1948 con il titolo di Lal Shalu (stoffa rossa) e poi è stato tradotto in inglese nel 1967 dal suo stesso autore, che nel tradurlo l'ha anche un po' reinventato. La storia è quella di Majeed, che arriva come straniero in un piccolo villaggio bengalese. Majeed riesce a convincere abbastanza facilmente gli abitanti del villaggio che una vecchia tomba abbandonata subito fuori il centro abitato è il realtà il mausoleo di un santo, di cui si autoproclam...

Black ice (Kalo Barof)

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di Mahmudul Haque Parlare della Partizione senza parlarne Siamo subito trasportati dalle prime pagine, immediate, piacevoli e vivide, nel mondo dell'infanzia del protagonista. Un mondo dove il protagonista si succhia il pollice, si innamora di una ragazza che parla ai pesci e agli uccelli, non vuole andare a scuola, interagisce con i personaggi del vicinato: una vecchia a cui rubare la frutta, la madre credulona, gli amici dei genitori visti con la fantasia di un bambino. Ma presto capiamo che ora niente è più come prima.  Capiamo che è il nostro protagonista che sta scrivendo della sua infanzia, sollecitato da un amico, e che a ogni capitolo dedicato all'infanzia ne seguirà uno ambientato nel presente.  In questo intervallarsi di presente e passato, seguiamo così la storia di Abdul Khaleq, prima un bambino vivace e simpatico in un sobborgo di Calcutta, ora un insegnante in un college decadente in un villaggio di provincia del Bangladesh, un uomo poco espansi...

Per saperne un po' di più della letteratura del Bangladesh (seconda parte!)

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Eccomi qui a continuare il riassunto del talk di Mahmud Rahman sulla letteratura del Bangladesh. (La prima puntata è qui ). Era venuto il momento di parlare in particolare di tre scrittori, a loro modo rappresentativi, e quindi eccoli qua. ------------------------------------------------     Mahm udul Haque     Mahmud Rahman ha una vera e propria passione per Mahmudul Haque : inizialmente è stato affascinato da una sua intervista, poi dai suoi libri - divorati - e in fine anche dalla sua persona. Ha deciso così di tradurre un suo libro e di andarlo a conoscere. Il primo incontro, nella sua casa piena di mobili, è diventato una conversazione di cinque ore, solo la prima di molte altre. La biografia di Mahmudul Haque è quella di uno scrittore emerso nel periodo post-Partizione: tre anni dopo la Partizione , a 10 anni, si spostò con la famiglia dalla periferia di Calcutta a Dhaka. Da qui, una volta scappò da casa per tornare a Calcutta, delus...

Per saperne un po' di più sulla letteratura del Bangladesh

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In seguito al post su 1971 di  Humayun Ahmed , con mia grande gioia e sorpresa, mi ha scritto Mahmud Rahman , l'autore di Killing the water (ricordate, il bel libro di racconti dal Bangladesh), per consigliarmi molto gentilmente alcuni romanzi bangladesi recentemente usciti in traduzione inglese. Mi ha anche mandato il link a un suo talk tenuto ad Austin in Texas sulla letteratura bangladese contemporanea. Ho trovato il tutto utilissimo, visto che i libri di scrittori bangladesi qui da noi sono ancora molto rari e del Bangladesh si sa davvero poco. Qui potete vedere il suo talk " From war stories to pulp ", ma faccio anche io un riassuntino per chi preferisce leggere in italiano (adoro fare riassuntini, se non si fosse capito!), sperando possa invogliare nuove letture (e traduzioni?). ------------------------------------------------------------   Mahmud Raman è emigrato negli Stati Uniti dal Bangladesh. Parlando di influenze letterarie, prima di scri...

1971: a novel

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di Humayun Ahmed La scorsa settimana ero in una delle mie due biblioteche abituali (la Sala Borsa, l'altra è il Centro Cabral ) e al banco delle informazioni ho visto l'annuncio in quattro lingue  di una nuova sezione di libri in bengali e in urdu.  Sono subito corsa a vedere, e infatti c'era un discreto numero di libri, che ho sfogliato senza capire più di tanto, fino a quando in mezzo a tutti quei simboli bellissimi e per me ancora troppo difficili da decifrare, ho trovato un romanzo bengalese tradotto in inglese, che ho subito preso in prestito e portato a casa, tutta contenta di riprendere a esplorare, almeno letterariamente, quella parte di mondo.  E'  1971 di Humayun Ahmed, scrittore bangladese.  Pochi giorni dopo, in procinto di iniziare il libro sono andata su internet a cercare informazioni su di lui e ho subito avuto la notizia che era morto esattamente il giorno prima, lo scorso 19 luglio, a New York.  In molti lo piangevano e ri...

Come un diamante nel cielo

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di Shazia Omar La colonna sonora di questo romanzo di una giovane autrice esordiente sono le canzoni di Bob Dylan, di Lou Reed, dei Doors e dei Beatles che ascoltano e citano i personaggi del libro, mescolate con il rumore degli scooter e dei clacson di Dhaka e intrecciate con le suonerie di Mission Impossibile dai cellulari. Come un diamante nel cielo è ambientato nella capitale del Bangladesh e la sua trama avvincente rincorre le storie della gioventù bruciata per le case, le stanze e le strade di questa città mostruosa e brulicante di ogni genere di vita. Seguendo le vicende dei due giovani ragazzi protagonisti, due tossicodipendenti sempre alla ricerca della prossima dose di eroina, giriamo fra l'università e le stanze dei figli della Dhaka bene, per cacciarci nelle baracche e nelle strade putride del basti a cercar la droga da spacciatrici dolci e fragili, per poi finire a casa di un ricco mafioso che commercia diamanti, oppure in tristissimi locali alla moda...

I giorni dell'amore e della guerra

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di Tahmima Anam Era da un po' che avevo visto questo libro in libreria, ma il titolo terribile, la copertina rosa (non la foto in sé, che era bellissima) e la frase " la battaglia di una madre per salvare i propri figli " mi avevano finora intimorita. Poi ho scoperto che il titolo originale è A golden age e che è uno dei pochi romanzi in lingua inglese scritti da autori originari del Bangladesh (anche se Anam Tahima, nata a Dacca, ha studiato all'estero e vive a Londra). Non che ci tenga che sia in inglese, mi andrebbe bene - anzi meglio - anche una traduzione dal bengali, ma ce ne fossero... Il romanzo è ambientato nel 1971, durante la sanguinosa guerra di liberazione che ha portato alla creazione dello stato del Bangladesh. Prima di quell'anno, come effetto della Partizione del 1947, il Pakistan era formato da due entità territoriali distinte, il Pakistan Occidentale (cioè il Pakistan odierno) e quello Orientale (cioè l'attuale Bangla...

Killing the water

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di  Mahmud Rahman Più acqua che terra Più acqua che terra: così appare il Paese di origine di Mahmud Rahman, visto dall'alto, dall'aereo che lo riporta a casa, a Dacca. Un labirinto grigio-blu di fiumi zigzaganti in mezzo a un mosaico di campi verdi. Eppure proprio quell'acqua, fonte di vita come una madre, come le madri e le donne di queste storie, viene maltrattata e uccisa, come suggerisce il racconto che dà il titolo al libro. Mahmud Rahman è un autore nato a Dacca nel 1953, rifugiato a Calcutta durante la guerra del 1971 e poi emigrato negli Stati Uniti. Killing the water è il suo primo libro, scritto in lingua inglese, per il momento pubblicato solo in India e nel subcontinente. Ed è il primo libro del mio viaggio alla scoperta del Bangladesh.  In questi racconti, l'immagine del Bangladesh e dei suoi abitanti rispecchia quella delle sue acque: liquida, mutevole, sempre in divenire, sempre in esilio nella propria terra, intrisa di separazioni e...

Il Bangladesh al di là del fiume

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Taki è una piccola città indiana sull'Ichamati, il fiume che segna il confine fra India e Bangladesh. In sé non ha vere e proprie attrazioni turistiche, ma visitarla con Pradeep, un pittore amico di Dhananjay, è stata un'esperienza memorabile, alla scoperta del busto di Chandra Ray (lo scienziato bengalese), del crematorio e dei chioschi di chai, della scuola dove tutti mi chiedono se per favore possiamo parlare per 5 minuti in inglese, delle barche di pescatori lungo il fiume. Per poi addentrarci nei dintorni: rurali, verdissimi e poveri, dove piccoli tempietti dedicati a Kali e a Durga spuntano come funghi sotto gli altalenanti scrosci del monsone, e dove gli uomini si lavano nella fitta ragnatela di ruscelli che imprigiona e nutre la vegetazione. Per chi l'ha visto, sembra di essere dentro Pather Panchali , lo splendido film di Satyajit Ray (e per chi non l'ha visto, consiglierei di farlo - intanto mi sto leggendo il libro). Per Pradeep quest...