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Visualizzazione dei post con l'etichetta Arundhati Roy

È arrivato il ministero della suprema felicità

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"Nell'ora magica in cui il sole è svanito ma la luce perdura, eserciti di volpi volanti si staccano dal baniano del vecchio cimitero e si librano sulla città come fumo. Quando quei grandi pipistrelli se ne vanno, i corvi tornano a casa. Lo strepito del loro ritorno non riesce a riempire tutto il silenzio lasciato dai passeri spariti e dai vecchi avvoltoi dorsobianco, custodi dei morti da più di cento milioni di anni, spazzati via dalla faccia della terra. Avvelenati dal diclofenac. Il diclofenac, l'aspirina delle vacche, somministrato al bestiame come rilassante muscolare, per alleviare il dolore e incrementare la produzione di latte, ha (aveva) lo stesso effetto del gas nervino sugli avvoltoi dorsobianco. Morendo, ogni vacca o bufala da latte rilassata chimicamente diventava un'esca velenosa per i rapaci. Mentre i capi di bestiame si trasformavano in macchine più efficienti per l'industria casearia, mentre la città mangiava più gelati, più ...

La protesta degli scrittori indiani

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Invece di parlare di un libro specifico, oggi vi racconto che cosa stanno combinando i nostri amati scrittori indiani in queste ultime settimane. Il 6 ottobre ha iniziato Nayantara Sahgal , autrice del romanzo “ Il giorno dell’ombra”, che parla delle difficoltà di una donna dell'élite indiana in un mondo in trasformazione e che le valse nel 1986 il Sahitya Akademi Award . Per prima ha restituito il premio della Sahitya Akademi, l’istituzione letteraria più prestigiosa in India che ogni anno assegna un premio a uno scrittore per ognuna delle lingue indiane previste dalla Costituzione. Il premio consiste in 100mila rupie e in una targa. Più di 40 scrittori indiani hanno seguito il suo esempio e hanno restituito i loro premi per protestare contro la Sahitya Akademi, che riceve finanziamenti dal governo e che non ha condannato i recenti episodi di violenza che secondo gli scrittori minacciano la libertà di espressione in India. Il 25 agosto 2015 lo scrittore Malles...

Che cosa mi consigli?

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I dieci romanzi che consiglio a chi si vuole avvicinare all'India Negli ultimi giorni molti amici che non sono mai stati in India e non hanno mai letto libri indiani mi hanno chiesto un consiglio su quali romanzi leggere. Tutti hanno visitato il blog ma si sono giustamente un po' persi fra i 250 post qui presenti. Ecco quindi la mia personalissima lista di 10 consigli, diciamo per l'estate, ma vanno bene - anzi meglio - anche per l'inverno.  Ci sono alcuni dei miei romanzi preferiti, ma questa non è la lista dei miei romanzi preferiti. Per esempio mancano i racconti di Manto e Fiume di Fuoco , che ho amato tantissimo ma che non consiglierei a chi legge d'India per la prima volta. Così il romanzo di Ghosh che ho scelto per questi consigli non è quello che io ho più amato di tutti (che sarebbe Le linee d'ombra ). Ho cercato di metterne un po' per tutti i gusti per accontentare tutti... ma se 10 sono troppi, fermatevi pure ai primi 3. ...

Il Booker Prize e l'India

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Aravind Adiga è il quinto indiano a vincere il Booker Prize. Secondo The Hindu il quarto, perché non considera indiano Naipaul (poi premio Nobel nel 2001), che lo ha vinto nel 1971 con In uno stato libero. Rushdie lo ha vinto nel 1981 con I figli della mezzanotte , Arundhati Roy nel 1997 con Il Dio delle Piccole Cose . Nel 2006 Kiran Desai con Eredi della sconfitta . Con Arundhati Roy , Adiga condivide il fatto di averlo vinto con il suo primo libro, da esordiente assoluto. Altri indiani però hanno popolato negli anni la "shortlist" dei candidati al premio, senza vincerlo. Rohiton Mistry per ben due volte negli anni Novanta, con Un lungo viaggio e Un perfetto equilibrio (entrambi stupendi romanzi, che lo avrebbero meritato). Anita Desai per tre volte, però il premio è poi entrato in famiglia tramite la figlia Kiran.  Nel 2007 Indra Sinha con Animal's people . Di Mare di papaveri di Ghosh ho già detto . Anche Rushdie è finito per tre volte fra i candi...

Arundhati Roy

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Ovvero la mia prima volta in Kerala (poi ce se sono state tante altre...) “ Gli scrittori pensano di scegliere le loro storie dal mondo. Io mi sto convincendo che sia la vanità a farglielo credere. In realtà è esattamente il contrario. Sono le storie a scegliere gli scrittori. Sono le storie che si rivelano a noi. Ci affidano degli incarichi. Insistono per farsi narrare .” Così ho letto recentemente in un articolo di Arundhati Roy e penso che, almeno nel suo caso, sia proprio vero. Ormai sono in molti che invece conoscono la sua, di storia. Arundhati Roy pubblica libri tradotti in tutto il mondo, scrive su diversi giornali europei e americani, partecipa alla maggior parte dei festival letterari in giro per il mondo. Ma chi è veramente? La sua vita, dal nostro limitato e occidentale punto di vista, si può dividere in due: prima e dopo la vittoria del prestigioso premio letterario inglese Booker Prize nel 1997 grazie al romanzo Il Dio delle Piccole Cose , diventato un un caso lett...

Il miracolo della letteratura indiana contemporanea

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Ovvero la mia personalissima visione della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese Ormai dieci anni fa, nel maggio 1997, si incontrarono a Londra undici scrittori indiani provenienti da diverse parti del mondo: fra gli altri, erano presenti Arundhati Roy, Rohinton Mistry, Vikram Seth, Amitav Ghosh, Vikram Chandra. Su tutti, poi, troneggiava il rinomatissimo Salman Rushdie. L’incontro era organizzato dal New Yorker per celebrare, nel cinquantesimo anniversario dell’indipendenza dell’India, il miracolo della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese. A dire la verità, molti di questi scrittori non abitavano ormai più da tempo in India ed erano presenti scrittori anche non di nazionalità indiana ma provenienti da altri paesi sub-continente (Sri Lanka e Pakistan). L’organizzatore dell’incontro non seppe dire perché aveva scelto proprio quegli undici, né che cosa accumunava i vari autori, trovando estremamente difficile definire temi comuni o similitudini. Ma era indub...