Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Delhi

Il racconto del cantastorie

Immagine
di  Omair Ahmad Circa 6 anni fa avevo parlato di  The storyteller's tale ,  un libro che mi aveva colpito molto per la sua atmosfera magica e sognante, e per la raffinata sfida a suon di storie che raccontava.  Bene, finalmente si può leggere in italiano, grazie alla determinazione del suo traduttore, Paolo Giovannetti, che l'ha traghettato nella nostra lingua con una pubblicazione indipendente. Riporto qui quello che avevo scritto all'epoca (il libro si può acquistare su Amazon a questo link ). Siamo a Delhi nel diciottesimo secolo, quando la città viene invasa e devastata dagli eserciti afghani di Ahmad Shah Abdali.  Ma mentre la guerra imperversa con distruzione e morte, c'è un duello più sottile, una battaglia più raffinata che viene condotta con armi più affilate. È   la battaglia del raccontare storie.  In questa piacevole novella di Omair Ahmad, infatti, saper raccontare una storia significa avere un'occasione di riscatto.  La cornice è que...

The storyteller's tale

Immagine
di Omair Ahmad Siamo a Delhi nel diciottesimo secolo, quando la città viene invasa e devastata dagli eserciti afghani di Ahmad Shah Abdali. Ma mentre la guerra imperversa con distruzione e morte, c'è un duello più sottile, una battaglia più raffinata che viene condotta con armi più affilate. È la battaglia del raccontare storie. In questa piacevole novella di Omair Ahmad, infatti, saper raccontare una storia significa avere un'occasione di riscatto.  La cornice narrativa è quella di un Narratore, di un Cantastorie (lo Storyteller del titolo), che non ha altro nome se non quello dato dal suo particolare mestiere: il cantastorie, appunto.  Un mestiere che gli permette di sbarcare il lunario a Delhi, di certo senza arricchirsi: tutto quello che possiede sono "le sue storie, la sua libertà e, di fronte, una strada da percorrere". E anche una piccola casa, che però viene distrutta dalla furia del saccheggio degli invasori, così che non gli ri...

Delhi

Immagine
di Rana Dasgupta "La nostra città è fatta di aggressività, rabbia, disuguaglianza, corruzione ed egoismo. Di consumismo e di centri commerciali." Così viene descritta Delhi da una delle persone intervistate in questo libro .  Ammetto che Delhi non mi ha mai affascinato. Mi sono innamorata di altre città indiane, ma di Delhi non c'è stato verso. Mi sono sempre chiesta che cosa avesse fatto di male la capitale indiana per lasciar indifferente me, che pure adoro le metropoli asiatiche.  Questo libro mi ha aiutato a capirlo, anche se non mi ha convinto del tutto. Rana Dasgupta nel suo reportage su Delhi si prefigge l'obiettivo di raccontare il cambiamento della capitale dopo le liberalizzazioni del 1991 promosse dall'allora Ministro delle Finanze Manmohan Singh (in seguito primo ministro), che hanno fatto passare la città, e tutta l'India, da un'economia chiusa di ispirazione socialista a una neoliberista aperta agli investimenti strani...

Un padre obbediente

Immagine
di Akhil Sharma Ci sono scrittori che scrivono dell'India più magica e meravigliosa, altri che invece ne descrivono i lati più crudeli e disumani, altri ancora che intrecciano abilmente i due aspetti. Non ci sono dubbi a quale categoria appartenga Akhil Sharma (di cui ho apprezzato anche Vita in famiglia ) con il suo romanzo di esordio: nella sua India c'è solo violenza e crudeltà, senza un briciolo di speranza. Per capire i meccanismi di questa totale mancanza di umanità, in Un padre obbediente Akhil Sharma ci fa entrare nella testa di Karan, il protagonista, che racconta la sua storia in prima persona. Karan ci svela tutto, in entrambi i piani in cui la sua storia si svolge: quello familiare e quello pubblico. Sul piano familiare, Karan è un padre incestuoso che ha abusato di sua figlia Anita all'età di 12 anni. Ora si ritrova vedovo, con la figlia ormai diventata madre e rimasta anche lei vedova, tornata ad abitare da lui con la nipotina. Nonostant...

Vita in famiglia

Immagine
di Akhil Sharma Ha consegnato questo libro all'editore con nove anni di ritardo, come racconta nei ringraziamenti finali, in cui ringrazia l'editore per la pazienza. Ci ha messo dodici anni per scrivere "solo" 170 pagine. Per Akhil Sharma, non sono certo state la lunghezza o la complessità della trama gli ostacoli per terminare il suo secondo romanzo, Vita in famiglia , ma la necessità di trovare un perfetto equilibrio per raccontare questa storia familiare. Per dirla con un altro scrittore indiano, Rohinton Mistry, " la vita è un perfetto equilibrio fra speranza e disperazione" , anche nel suo romanzo Un perfetto equilibrio l'ago della bilancia sembrerebbe più spostato verso la disperazione. Akhil Sharma racconta  in questa intervista  che in questi dodici anni di tentativi non riusciva a descrivere questa disperazione in modo che potesse essere interessante per un lettore.  Alla fine però c'è riuscito, non solo a renderla intere...

L'età di Shiva

Immagine
di Manil Suri Lo dico subito: avevo molto amato il precedente romanzo di Manil Suri, La morte di Vishnu , una storia tutta vissuta all'interno di un condominio di Bombay nell'arco di tempo di una sola giornata. Ho poi scoperto sul forum di Anobii Un filo d'India (dove si discute di libri indiani) che invece la maggior parte dei lettori lo aveva trovato troppo confuso e inconcludente. Comunque sia, le mie aspettative erano sufficientemente alte (ma mica stratosferiche) nei confronti del suo secondo romanzo, L'età di Shiva , che è anche la seconda parte di una trilogia (la terza parte deve ancora arrivare, ma i tre romanzi non sono il seguito l'uno dell'altro: sono legati dai titoli, uno per divinità). A ogni modo, devo dire che le mie aspettative sono rimaste un po' deluse. Nonostante questo, mi sono comunque letta le 500 pagine tutte d'un fiato, ho apprezzato la storia che parte dagli anni Cinquanta e prosegue per i decenni muovendosi ...

Straniero alla mia storia

Immagine
Viaggio di un figlio nelle terre dell'Islam di Aatish Taseer Ci sono due storie, che si intrecciano e che dipendono una dall'altra, in questo resoconto di un viaggio che dalla periferia di Leeds arriva a Lahore: quella personale della famiglia di Aatish Taseer e quella del viaggio che il giovane giornalista ventiseienne intraprende "attraverso le terre dell'Islam" per capire che cosa significhi essere musulmano. Le due storie sono legate in modo indissolubile: Aatish Taseer è figlio di una giornalista indiana e di un politico pakistano, che si sono separati quando lui aveva 18 mesi. Dal padre, che non ha visto per 20 anni, ha ereditato il fatto di essere musulmano (in quando figlio di un musulmano), pur crescendo in una Delhi pluralista e in una famiglia sikh e tollerante. E' una seccata lettera del padre (liberale e miscredente ma che difende a spada tratta il "mondo musulmano") in risposta a un suo articolo sul fondamentalismo in Inghilte...

Ombre bruciate

Immagine
di Kamila Shamsie Iniziamo respirando l'aria lieve di Nagasaki nel 1945, in ignara attesa della bomba atomica, per poi passare in una Delhi in attesa della Partizione, decandente ma ancora vitale e poetica, e arrivare a Karachi negli anni Ottanta della guerra fredda e dei profughi afgani. Per perderci infine nelle connessioni che uniscono e separano New York e l'Afganistan dopo l'11 settembre. E' un romanzo ambizioso e ben costruito, a tratti poetico, che ci porta in giro per i continenti e per mezzo secolo, seguendo la storia di interdipendenza e di amicizia fra due famiglie, una occidentale (inglese-tedesca-americana) e una orientale (giapponese-indiana-pakistana), tenute insieme da un memorabile personaggio, Hiroko. Hiroko è una giapponese che ha subìto la perdita del fidanzato nell'esplosione della bomba e che porta i segni di quel terribile evento sulla coscienza e sulla schiena, nella cicatrici a forma di gru che le sono rimaste addosso, segno del disegn...

La storia dei miei assassini

Immagine
di Tarun J Tejpal Ecco. Mi ero riproposta di disintossicarmi dopo l'overdose di romanzi che parlano dell'India corrotta e violenta, ma ci sono subito ricaduta. La storia dei miei assassini mi ha  incuriosito troppo per non leggerlo, forse anche per la storia personale dell'autore (e per il fatto che sarà al Salone del libro di Torino): Tarun J Tejpal è giornalista e direttore di Tehelka , il settimanale indiano famoso per le sue inchieste che hanno fatto tremare (e dimettere) potenti e ministri. Parlavamo qualche post fa delle situazioni ricorrenti (o stereotipi) di questo tipo di libri e devo dire che molte le ho ritrovate anche qui: poliziotti corrotti, traffico d'armi, bambini sfruttati, guru personali, pistole e armi che passano di mano in mano come se fossero caramelle. Ma nonostante tutto, alla fine anche questo è un buon libro che ha qualcosa da dire. Il protagonista, un giornalista investigativo di Delhi, apprende dalla televisione che, senza neanche ac...

In custodia

Immagine
di Anita Desai Polvere. Mulinelli di polvere soffiano fra le pagine di questo bel romanzo di Anita Desai, pubblicato nel 1984 e arrivato nella shortlist del Booker Prize di quell'anno. Polvere. Nelle strade della grigia e triste città di provincia dove abita Deven, polveroso e grigio insegnante di hindi in un college. Nelle parole di un grande poeta: “ prima che il Tempo ci riduca in polvere... ”. E, sotto i cartelloni pubblicitari e nei vicoli antichi, anche nella gloriosa Delhi, culla di una cultura ormai in decadenza. Deven viene arruolato da un amico d’infanzia, direttore di una rivista di poesia urdu, per intervistare  Nur, celebre poeta di Delhi: un'opportunità unica di conoscere la leggenda vivente della poesia urdu, proprio per chi si è dovuto accontentare di insegnare hindi a studenti insofferenti e a sperare inutilmente di veder pubblicata qualche sua poesia. Ma entrando in casa del poeta, si accorge come le vette elevate della poesia siano un ricordo ormai l...

Prima visione di Ghalib

Immagine
Non ne ho più parlato, ma nel tempo libero che si fa sempre più sottile, io sono sempre lì, in preda al mio innamoramento urdu , che continua disordinato, instancabile e insonne (nonché assolutamente incompreso nel mondo reale). Nel mio dolce vagare, prendo tutto quello che viene, ascolto mp3, guardo video su youtube, prendo in prestito fragili libri da scaffali remoti della biblioteca, ordino libri e dvd, scarico canzoni. E poi due giorni fa, a mia insaputa, una meravigliosa sorpresa nella cassetta della posta: il doppio dvd con sottotitoli in inglese di una serie televisiva indiana sulla vita di Mirza Ghalib (1796-1869), il più grande poeta urdu. (La serie è del 1988, Gulzar è il regista e sceneggiatore, Ghalib è interpretato da Naseeruddin Shah, la musica è di Jagjit Singh.) Stasera ho visto il primo dei 19 episodi (niente paura, non li racconterò tutti uno per uno, anche se già non vedo l'ora del riassuntone finale alla conclusione della serie). Ma il primo lo devo raccont...

La Tigre Bianca

Immagine
di Aravind Adiga La "vera India"? Finalmente ho letto anche io La Tigre Bianca , il libro vincitore del Booker Prize 2008. Niente da dire, il ragazzo è bravino. E sicuramente oltre ai vari primati che gli appartengono (aver vinto il Booker Prize da esordiente assoluto, come autore più giovane e via dicendo), per quanto mi riguarda si è conquistato anche altri due primati. 1) E' il libro con le recensioni più virgolettate della storia. In effetti si presta, perché solo citandolo si può dar l’idea del tono colloquiale, irriverente, sarcastico e tagliente (frasi come “cotto a metà”, “la Stia per polli”, “la Luce e le Tenebre”, “baciare i culi degli dei” compaiono a profusione in rete). Per non fare dei copia e incolla a mia volta, rimando volentieri ad altre pagine, come per esempio a questa recensione , oppure direttamente alle pagine iniziali del libro. Mi affido a loro anche per una descrizione generale del libro (ma per chi non riuscisse proprio a s...

Crepuscolo a Delhi e la sua storia

Immagine
Provo ora a raccontare qualcosa della storia che sta dietro a Crepuscolo a Delhi di Ahmed Ali. La faccenda è complessa e attingo a piene mani (cioè scopiazzo come al solito) dall'introduzione dell'autore scritta nel 1993, più di 50 anni dopo la prima pubblicazione, e dalla postfazione di Vincenzo Mingiardi, autore della mirabile traduzione e curatore dell'edizione italiana. Intanto, due parole su Ahmed Ali. Nato nel 1910 a Delhi, fondò nel 1932 lo All India Progressive Writers's Movement insieme ad altri scrittori, fra cui Raja Rao e Mulk Raj Anand . Il movimento si proponeva di occuparsi delle questioni fondamentali (fame, povertà, arretratezza) per promuovere la trasformazione sociale di cui l'India aveva bisogno. Nel 1947, quando arrivò l'indipendenza e il subcontinente fu diviso in due, Ahmed Ali si trovava in Cina e gli fu negato il ritorno in patria, in quanto musulmano. Visse così da esule in Pakistan per il resto della sua vita. Nell'intr...

Crepuscolo a Delhi

Immagine
di Ahmed Ali La vecchia Delhi d'altri tempi Scritto negli anni Trenta da Ahmed Ali, madrelingua urdu, in inglese perché potesse essere letto al di fuori dell’India, Crepuscolo a Delhi ha un certo contenuto politico, come racconta lo stesso autore nell’introduzione descrivendo le traversie che ha avuto la pubblicazione del libro. Di questo vorrei parlare, ma ora, che ho appena chiuso il libro, di questo non posso parlare. Posso solo parlare di Delhi. Perché la Delhi di questo romanzo non è solo fatta di strade, vicoli, moschee, muri, case. E’ fatta soprattutto di notti stellate, dove le stelle sembrano danzare sulla volta celeste, di aquiloni e piccioni ammaestrati, che di giorno danzano e combattono nello stesso cielo. E’ fatta di canali di scolo, di fetori umidi, di rifiuti ammonticchiati per le strade. E’ fatta di donne che ricamano abiti nuziali, ben nascoste dalla vista degli uomini, di matrimoni celebrati secondo le tradizioni e di spose con le lacrime agli occhi nasc...

Lo specchio si fa verde a primavera

Immagine
di Selina Sen Prima di iniziarlo a leggere, di questo libro mi avevano suggestionato il titolo (preso in prestito da una poesia) e la quarta di copertina che parlava dell'ambientazione a Delhi durante le sommosse anti-sikh del 1984. Storicamente, le sommosse seguirono all'assasinio di Indira Gandhi, uccisa da due delle sue guardie del corpo sikh, che vendicavano la strage di Amritsar (confesso che ho una certa simpatia nei confronti dei sikh, nata da un fantastico incontro in India...). Mi suggestionava anche l'idea della storia di una famiglia di esuli bengalesi, scappati dal loro amato Bengala dopo la Partizione. Sono partita quindi con l'idea di un romanzo storico o vagamente tale. Non è così e devo ammettere che questa storia mi ha un po' deluso. La vicenda è incentrata su una famiglia di quattro donne: la nonna Dida, energica e comprensiva, le due sorelle Sonali e Chhobi, una tutta timida, l'altra tutta esuberante, e la madre, tutta vedova e malinconi...

Chiara luce del giorno

Immagine
di Anita D esai Anita Desai è stata una delle prime scrittrici a essere conosciuta e tradotta al di fuori dell’India, ma io l'ho incontrata nelle mie letture molto tempo dopo, in un freddo inverno in Germania. E in effetti con la Germania c'entra qualcosa: è nata (nel 1937) da una famiglia particolare, madre tedesca e padre bengalese, quasi una doppia origine in un’India ancora incerta che da lì a poco sarebbe divenuta indipendente. La sua storia di scrittice è particolare. Durante la sua infanzia, infatti, parlava tedesco con la madre, hindi nella vita di tutti i giorni e a scuola scriveva unicamente in inglese. Questa convivenza linguistica è diventata con il tempo una trama di lingue meravigliosamente tessute insieme dall’inglese, che rende i suoi romanzi unici e particolari. Chiara luce del giorno è uno dei miei preferiti. Un viale nel giardino di una casa a Delhi, con rose appassite che si sgretolano appena a toccarle. Una casa grande, con i muri un po’...

La compagnia delle donne

Immagine
di Khushwant Singh Ovvero sesso libero e solitudine esistenziale “Quando un uomo invecchia, i suoi instinti sessuali migrano dal corpo alla testa. Ciò che avrebbe voluto fare da giovane, ma che non ha fatto per mancanza di tensione nervosa, per mancanza di corresponsione o di occasioni, ora lo fa nella sua mente.” Non è un caso quindi che a 84 anni Khushwant Singh abbia scritto un romanzo il cui protagonista è un uomo alla continua ricerca di donne disponibili. Sulla quarta di copertina è riporata una affermazione di Panorama: “Khushwant Singh è un indiano del Punjab, ma sembra un Bukowsky giovane”. Per fortuna questo romanzo non ha molto a che vedere con Bukowsky, nome troppo spesso usato (e abusato) ogni qual volta si parli di sesso o violenza. È vero che questo romanzo descrive una lunga serie di rapporti sessuali, ma l’analogia finisce qua. Khushawant Singh è molto più cinico, crudele e allo stesso tempo molto più equilibrato e sottile di Bukowsky. Se devo essere sincera, i...