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Visualizzazione dei post con l'etichetta Partizione

Al tempo della Partizione

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di Moniza Alvi È un poema che si legge un romanzo, con una narrazione dal ritmo incalzante, che si divora tutto di un fiato, per poi tornare a rileggere per assaporare meglio le immagini e le piccole parole capaci di disegnare interi mondi.  Sono versi asciutti, veloci, minimali, che riescono con poco a descrivere molto, moltissimo, anche troppo. Che conquisteranno anche chi non è abituato a leggere poesia.  Moniza Alvi è una poetessa nata a Lahore nel 1954 da padre pakistano e madre inglese, e arrivata a pochi mesi in Inghilterra. Il suo  Al tempo della Partizione , pubblicato in Gran Bretagna in lingua inglese nel 2013, è una sorta di resa dei conti della sua vicenda familiare, che affonda le radici in uno dei momenti più assurdi della storia del subcontinente: quello della Partizione. Nel 1947 India e Pakistan diventano due nazioni indipendenti e i politici tracciano la linea del loro confine. La nonna di Moniza Alvi è musulmana e abita a Ludhiana, in India; è costrett...

Delhi

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di Rana Dasgupta "La nostra città è fatta di aggressività, rabbia, disuguaglianza, corruzione ed egoismo. Di consumismo e di centri commerciali." Così viene descritta Delhi da una delle persone intervistate in questo libro .  Ammetto che Delhi non mi ha mai affascinato. Mi sono innamorata di altre città indiane, ma di Delhi non c'è stato verso. Mi sono sempre chiesta che cosa avesse fatto di male la capitale indiana per lasciar indifferente me, che pure adoro le metropoli asiatiche.  Questo libro mi ha aiutato a capirlo, anche se non mi ha convinto del tutto. Rana Dasgupta nel suo reportage su Delhi si prefigge l'obiettivo di raccontare il cambiamento della capitale dopo le liberalizzazioni del 1991 promosse dall'allora Ministro delle Finanze Manmohan Singh (in seguito primo ministro), che hanno fatto passare la città, e tutta l'India, da un'economia chiusa di ispirazione socialista a una neoliberista aperta agli investimenti strani...

La biblioteca dei mille libri

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di Irfan Master Nel film Goodbye Lenin il figlio mentiva alla madre, costretta a letto dopo un infarto, per non farle scoprire che il muro di Berlino era caduto, insieme al socialismo, e che le due Germanie stavano per diventare un Paese solo. Anche in questo libro c'è un figlio che mente al padre, a letto malato, per nascondergli la realtà storica, convinto che al padre ormai in fin di vita farebbe troppo male sapere la verità.  Qui non sono due Paesi che si uniscono, ma due che si dividono: siamo ai tempi della Partizione e Bilal si trova a dover raccontare al padre che l'India resterà unita quando gli inglesi se ne andranno, che non si formeranno due Stati, che non ci sono rivalità e tensioni fra hindu, sikh e musulmani, ma sono tutti fraternamente partecipi del grande sogno di una terra nuova e libera, da costruire insieme.  La realtà è ovviamente ben diversa: si avvertono le tensioni ovunque, al mercato, a scuola, in giro per il piccolo paese del Gujarat d...

La città color zafferano

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Bombay fra metropoli e mito di Gyan Prakash Sono ormai rimasta indietro con il blog da mesi: chiedo umilmente perdono a tutti i lettori (se ancora ce ne sono!). Cercherò di smaltire un po' di libri che aspettano un post da mesi, forse da anni. Cominciamo con quello che, poverino, ho lasciato più indietro, giusto per ritornare subito in uno dei luoghi del cuore: Bombay.  La città color zafferano è una biografia di Bombay, scritta non da un suo cittadino ma da chi l'ha vissuta come città del mito e del sogno, come città dell'oro. Gyan Prakash, oggi professore di storia a Princeton, racconta la storia di una metropoli con le radici nel colonialismo, nella modernità e nel capitalismo, che vive di cinema e letteratura, ma sempre con una doppia visione: quella cosmopolita dell'élite alla moda, che si esprime con architetture moderne e urbanistica all'avanguardia, e quella invece dei diseredati, dei poveri e dei lavoratori, che sono poi quelli che mante...

Black ice (Kalo Barof)

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di Mahmudul Haque Parlare della Partizione senza parlarne Siamo subito trasportati dalle prime pagine, immediate, piacevoli e vivide, nel mondo dell'infanzia del protagonista. Un mondo dove il protagonista si succhia il pollice, si innamora di una ragazza che parla ai pesci e agli uccelli, non vuole andare a scuola, interagisce con i personaggi del vicinato: una vecchia a cui rubare la frutta, la madre credulona, gli amici dei genitori visti con la fantasia di un bambino. Ma presto capiamo che ora niente è più come prima.  Capiamo che è il nostro protagonista che sta scrivendo della sua infanzia, sollecitato da un amico, e che a ogni capitolo dedicato all'infanzia ne seguirà uno ambientato nel presente.  In questo intervallarsi di presente e passato, seguiamo così la storia di Abdul Khaleq, prima un bambino vivace e simpatico in un sobborgo di Calcutta, ora un insegnante in un college decadente in un villaggio di provincia del Bangladesh, un uomo poco espansi...

Per saperne un po' di più della letteratura del Bangladesh (seconda parte!)

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Eccomi qui a continuare il riassunto del talk di Mahmud Rahman sulla letteratura del Bangladesh. (La prima puntata è qui ). Era venuto il momento di parlare in particolare di tre scrittori, a loro modo rappresentativi, e quindi eccoli qua. ------------------------------------------------     Mahm udul Haque     Mahmud Rahman ha una vera e propria passione per Mahmudul Haque : inizialmente è stato affascinato da una sua intervista, poi dai suoi libri - divorati - e in fine anche dalla sua persona. Ha deciso così di tradurre un suo libro e di andarlo a conoscere. Il primo incontro, nella sua casa piena di mobili, è diventato una conversazione di cinque ore, solo la prima di molte altre. La biografia di Mahmudul Haque è quella di uno scrittore emerso nel periodo post-Partizione: tre anni dopo la Partizione , a 10 anni, si spostò con la famiglia dalla periferia di Calcutta a Dhaka. Da qui, una volta scappò da casa per tornare a Calcutta, delus...

Per saperne un po' di più sulla letteratura del Bangladesh

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In seguito al post su 1971 di  Humayun Ahmed , con mia grande gioia e sorpresa, mi ha scritto Mahmud Rahman , l'autore di Killing the water (ricordate, il bel libro di racconti dal Bangladesh), per consigliarmi molto gentilmente alcuni romanzi bangladesi recentemente usciti in traduzione inglese. Mi ha anche mandato il link a un suo talk tenuto ad Austin in Texas sulla letteratura bangladese contemporanea. Ho trovato il tutto utilissimo, visto che i libri di scrittori bangladesi qui da noi sono ancora molto rari e del Bangladesh si sa davvero poco. Qui potete vedere il suo talk " From war stories to pulp ", ma faccio anche io un riassuntino per chi preferisce leggere in italiano (adoro fare riassuntini, se non si fosse capito!), sperando possa invogliare nuove letture (e traduzioni?). ------------------------------------------------------------   Mahmud Raman è emigrato negli Stati Uniti dal Bangladesh. Parlando di influenze letterarie, prima di scri...

Straniero alla mia storia

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Viaggio di un figlio nelle terre dell'Islam di Aatish Taseer Ci sono due storie, che si intrecciano e che dipendono una dall'altra, in questo resoconto di un viaggio che dalla periferia di Leeds arriva a Lahore: quella personale della famiglia di Aatish Taseer e quella del viaggio che il giovane giornalista ventiseienne intraprende "attraverso le terre dell'Islam" per capire che cosa significhi essere musulmano. Le due storie sono legate in modo indissolubile: Aatish Taseer è figlio di una giornalista indiana e di un politico pakistano, che si sono separati quando lui aveva 18 mesi. Dal padre, che non ha visto per 20 anni, ha ereditato il fatto di essere musulmano (in quando figlio di un musulmano), pur crescendo in una Delhi pluralista e in una famiglia sikh e tollerante. E' una seccata lettera del padre (liberale e miscredente ma che difende a spada tratta il "mondo musulmano") in risposta a un suo articolo sul fondamentalismo in Inghilte...

Ombre bruciate

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di Kamila Shamsie Iniziamo respirando l'aria lieve di Nagasaki nel 1945, in ignara attesa della bomba atomica, per poi passare in una Delhi in attesa della Partizione, decandente ma ancora vitale e poetica, e arrivare a Karachi negli anni Ottanta della guerra fredda e dei profughi afgani. Per perderci infine nelle connessioni che uniscono e separano New York e l'Afganistan dopo l'11 settembre. E' un romanzo ambizioso e ben costruito, a tratti poetico, che ci porta in giro per i continenti e per mezzo secolo, seguendo la storia di interdipendenza e di amicizia fra due famiglie, una occidentale (inglese-tedesca-americana) e una orientale (giapponese-indiana-pakistana), tenute insieme da un memorabile personaggio, Hiroko. Hiroko è una giapponese che ha subìto la perdita del fidanzato nell'esplosione della bomba e che porta i segni di quel terribile evento sulla coscienza e sulla schiena, nella cicatrici a forma di gru che le sono rimaste addosso, segno del disegn...

I giorni dell'amore e della guerra

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di Tahmima Anam Era da un po' che avevo visto questo libro in libreria, ma il titolo terribile, la copertina rosa (non la foto in sé, che era bellissima) e la frase " la battaglia di una madre per salvare i propri figli " mi avevano finora intimorita. Poi ho scoperto che il titolo originale è A golden age e che è uno dei pochi romanzi in lingua inglese scritti da autori originari del Bangladesh (anche se Anam Tahima, nata a Dacca, ha studiato all'estero e vive a Londra). Non che ci tenga che sia in inglese, mi andrebbe bene - anzi meglio - anche una traduzione dal bengali, ma ce ne fossero... Il romanzo è ambientato nel 1971, durante la sanguinosa guerra di liberazione che ha portato alla creazione dello stato del Bangladesh. Prima di quell'anno, come effetto della Partizione del 1947, il Pakistan era formato da due entità territoriali distinte, il Pakistan Occidentale (cioè il Pakistan odierno) e quello Orientale (cioè l'attuale Bangla...

Killing the water

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di  Mahmud Rahman Più acqua che terra Più acqua che terra: così appare il Paese di origine di Mahmud Rahman, visto dall'alto, dall'aereo che lo riporta a casa, a Dacca. Un labirinto grigio-blu di fiumi zigzaganti in mezzo a un mosaico di campi verdi. Eppure proprio quell'acqua, fonte di vita come una madre, come le madri e le donne di queste storie, viene maltrattata e uccisa, come suggerisce il racconto che dà il titolo al libro. Mahmud Rahman è un autore nato a Dacca nel 1953, rifugiato a Calcutta durante la guerra del 1971 e poi emigrato negli Stati Uniti. Killing the water è il suo primo libro, scritto in lingua inglese, per il momento pubblicato solo in India e nel subcontinente. Ed è il primo libro del mio viaggio alla scoperta del Bangladesh.  In questi racconti, l'immagine del Bangladesh e dei suoi abitanti rispecchia quella delle sue acque: liquida, mutevole, sempre in divenire, sempre in esilio nella propria terra, intrisa di separazioni e...

Il Bangladesh al di là del fiume

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Taki è una piccola città indiana sull'Ichamati, il fiume che segna il confine fra India e Bangladesh. In sé non ha vere e proprie attrazioni turistiche, ma visitarla con Pradeep, un pittore amico di Dhananjay, è stata un'esperienza memorabile, alla scoperta del busto di Chandra Ray (lo scienziato bengalese), del crematorio e dei chioschi di chai, della scuola dove tutti mi chiedono se per favore possiamo parlare per 5 minuti in inglese, delle barche di pescatori lungo il fiume. Per poi addentrarci nei dintorni: rurali, verdissimi e poveri, dove piccoli tempietti dedicati a Kali e a Durga spuntano come funghi sotto gli altalenanti scrosci del monsone, e dove gli uomini si lavano nella fitta ragnatela di ruscelli che imprigiona e nutre la vegetazione. Per chi l'ha visto, sembra di essere dentro Pather Panchali , lo splendido film di Satyajit Ray (e per chi non l'ha visto, consiglierei di farlo - intanto mi sto leggendo il libro). Per Pradeep quest...

Fiume di fuoco

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di Qurratulain Hyder Questo maestoso e grandissimo romanzo è, almeno a prima vista o prima approssimazione, un romanzo sulla Storia. La Storia che corre con il suo flusso incessante, inarrestabile, non lineare, fotografata in quattro episodi distinti e fra loro cronologicamente distanti. Quello che collega un momento storico all'altro sono i nomi dei personaggi, che ricorrono nei vari episodi, senza che siano in realtà reincarnazioni di vite successive, né che ricordino in alcun modo quello che è successo nei secoli antecendenti. Ovvero senza il senno del poi, di cui il lettore è l'unico depositario. Il primo dei quattro periodi è il quarto secolo avanti Cristo, in cui seguiamo un giovane "studente", un brahmachari errante nei boschi fra privazioni fisiche e meditazione, nel periodo in cui il buddhismo conquistava pacificamente adepti nelle foreste e fra le famiglie reali dell'India. Con un salto vertigionoso ci troviamo nel 1400 a seguire Kamal, un pers...

Il prezzo della libertà e altri racconti

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di Saadat Hasan Manto (1912-1955) "Anche i cani dovranno decidere se essere indiani o pakistani." Mentre ero occupata a cercare nuovi scrittori indiani all'ultimo grido, non mi ero accorta che era uscito, in italiano, un vero e proprio capolavoro che risale a circa 60 anni fa, ora pubblicato da Fuorilinea, una giovane casa editrice con il progetto di " scoprire scrittori e tematiche ingiustamente dimenticati o trascurati, ma che invece continuano ad avere un riscontro spesso incisivo nell’attualità". Il prezzo della libertà e altri racconti è una raccolta di 15 short stories di Saadat Hasan Manto , autore nato indiano (nell'India britannica) nel 1912 e morto pakistano (giovane e alcolizzato) nel 1955, cantore in lingua urdu delle storie tragiche e assurde di chi ha vissuto gli anni dell'indipendenza e della Partizione. Quella Partizione che nel 1947 ha diviso il subcontinente in due stati ...