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Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema

River to river 2012

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Quest'anno ancora non sono sicura di poter andare a Firenze al River to river , il festival di cinema indiano che negli ultimi anni ha accompagnato il mio ponte dell'Immacolata.  Mi dispiace se alla fine davvero non potrò andare, perché è sempre stato  un bel momento di scambio con altri blogger, e poi quest'anno (ovviamente oltre ai film e agli incontri) mi perderei anche l'imperdibile a visita di Amitabh Bachchan ,  mega superstar di Bollywood! In ogni caso, intanto questo è il programma del festival (quest'anno dal 7 al 13 dicembre a Firenze e con un prolungamento romano dal 14 al 16): a chi può, consiglio vivamente di andare!

Libri e film di fine estate

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Ho preso una piccola pausa estiva per immergermi nuovamente nel Giappone (attraverso nuove letture) e nei Balcani (qui non solo letture, ma anche un piccolo viaggetto che mi ha portato al di là dell'Adriatico, in questa terra così vicina e così lontana - in realtà lontana per noi, non certo per loro).  Un bel viaggetto che, fra tutta la frammentazione di popoli, lingue, etnie e religioni, mi ha spinto ad amare in modo particolare gli albanesi, così accoglienti, spontanei e pieni d'amore per gli italiani (non si capisce perché, visto come li abbiamo trattati in passato e li continuiamo a trattare...) e a scoprire la loro terra e la loro cultura.  Un viaggio che consiglio a tutti, facilmente realizzabile e super-economico, per conoscere anche chi viene ad abitare nel nostro paese ed è spesso vittima di pregiudizi. Finiti, ma solo per il momento, i romanzi balcanici (e qui vorrei consigliare quelli di Ismail Kadaré e di Anilda Ibrahim ), torno ora all'India (e scusa...

Di ritorno dal River to river 2011

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Eccomi finalmente a raccontare del weekend passato a Firenze al River to river .  Prima di tutto, sono stata molto felice di avere incontrato nuovamente Elisa e di aver finalmente conosciuto Gianni! Ho molto apprezzato tutto il focus su Tagore: il bel documentario di Satyajit Ray che racconta della sua vita e del suo impegno intellettuale e sociale, l'incontro mattutino interamente dedicato a Tagore e i due film tratti dai suoi libri. Ghare Baire (The home and the world) , diretto da Satyajit Ray e tratto dal romanzo omonimo di Tagore, ben descrive la situazione e l'atmosfera politica dell'epoca dello Swadeshi, con tutte le sue contraddizioni e la sua tendenza a sfociare in violenza.  Il romanzo ha sicuramente però l'arma in più di raccontare la storia con tre punti di vista diversi, che dà uno spessore tutto particolare al romanzo, che invece non troviamo nel film.  Khudito Pashan (The Hungry Stones) , il film di Tapan Sinha del 1960, è decisament...

L'ufficiale postale, il vagabondo, Mashi e altre storie

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di Rabindranath Tagore " Quando il battello si mosse, e il fiume gonfio di piogge come una corrente di lacrime sgorgata dalla terra turbinò singhiozzando a prua, provò una specie di pena al cuore: il viso angosciato di una contadinella parve per lui il grande dolore inespresso che pervadeva la Madre Terra stessa. " È una storia di nostalgia e struggimento, di languore e abbandono, di solitudine e malinconia, sullo sfondo della bellezza di una natura che non consola. È la storia di un ufficiale postale che da Calcutta viene mandato in una zona rurale, nei pressi di una piantagione d'indaco e di uno stagno verde e limaccioso, nel bel mezzo di un folta vegetazione. L'ufficiale dall'animo metropolitano soffre intensamente di solitudine, ma alla sera trova la compagnia di Ratan, una orfanella che lo aiuta in cucina e a cui lui insegna a scrivere. La nostalgia della città e la vita in un posto insalubre indeboloscono l'ufficiale postale, che sceglie d...

Le pietre maledette

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di Rabindranath Tagore Le pietre affamate che divorano storie umane Continuo con il mio revival tagoriano in preparazione al River to river . Dopo La casa e il mondo , ho riletto anche alcuni racconti, in particolare quelli della raccolta Le pietre maledette , in attesa di vedere il film di Tapan Sinha , tratto dal racconto che dà il nome alla raccolta ( Kshudita Pashgan in bengalese, The Hungry Stones nella traduzione inglese, che si può leggere qui ). Tagore, forse da noi conosciuto principalmente come poeta, fu un prolifico autore di racconti,  fin da molto giovane: scrisse il primo racconto a 16 anni e i suoi primi lavori furono pubblicati nella rivista per bambini Balak. Gli anni Novanta dell'Ottocento furono un periodo dorato per la sua produzione di racconti e Le pietre maledette sono di questo periodo, del 1897.   Il racconto in questione è una ghost story tutta indiana. Un narratore anonimo incontrato sul treno racconta la sua storia: ...

La casa e il mondo

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di Rabindranath Tagore Avete visto il programma del River to river , il festival di cinema indiano che ogni anno agli inizi di dicembre si tiene a Firenze? Quest'anno io ci sarò, anche perché c'è un interessante "focus su Tagore". Anche perché vorrei recuperare, visto che quest'anno mi sono persa tutti gli eventi a Calcutta per il 150esimo della nascita di Tagore, di cui però mi hanno prontamente mandato notizie e impressioni, riuscendo così a farmi impazzire dalla nostalgia. Uno dei film che saranno proiettati è di Satyajit Ray, girato nel 1984 e tratto da un romanzo di Tagore, Ghare Baire (La casa e il mondo) del 1915. Ho riletto il romanzo in questi giorni per l'occasione e quindi eccomi qui a consigliarvi di leggerlo (anche se non sarete al River to river !). Con una sola avvertenza: lo stile di Tagore, ai nostri occhi moderni, ha un ritmo lento, un sapore antico, fatto di sospiri e di discorsi sentimentali, molto poetico, totalmente ...

Days and nights in the forest (Aranyer Din Ratri)

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di Sunil Gangopadhyay Il film di Satyajit Ray Days and nights in the forest proiettato la scorsa settimana al River to River è capitato proprio a fagiolo, visto che ho appena finito il bel romanzo da cui è stato tratto. Days and nights in the forest ( Aranyer Din Ratri ), scritto in bengali nel 1968 e tradotto solo ora in inglese, è il secondo romanzo di Sunil Gangopadhyay, scrittore e poeta osannatissimo in Bengala ma poco conosciuto da queste parti. Sunil Gangopadhyay è nato nel 1934 in un villaggio che oggi sta in Bangladesh e vive a Calcutta. Ha iniziato soprattutto come poeta fondando la rivista letteraria Krittibas , ma ha scritto poi anche decine di romanzi, vincendo il Sahitya Akademi Award nel 1985 per il romanzo storico Those days ( Sei Samay ), e oggi è il presitente della Sahitya Akademi (la rinomata accademia letteraria indiana). Chi è stato al Salone del Libro di Torino, lo ricorderà a presentare le letterature in lingue indiane e a recitare le sue poesie. Recen...

Di ritorno dal River to River, 2010

Eccomi di ritorno dal weekend fiorentino trascorso al River to River , il bellissimo festival di cinema indiano. Molto belli i film di Satyajit Ray, il regista bengalese su cui quest'anno è incentrata la retrospettiva. Per me il suo capolavoro resta sempre la Trilogia di Apu , ma i tre film che ho visto al festival sono ugualmente memorabili, peccato non poter vedere anche The chess players che verrà proiettato mercoledì. Il primo dei tre, Charulata ( The lonely wife ), è la storia di Charu, una moglie sempre troppo sola, dedita alla lettura e al ricamo, che osserva il mondo con i suoi binocoli da dietro alla finestra. L'arrivo del cugino del marito sconvolgerà in modo sottile l'atmosfera familiare e le dinamiche fra i membri della famiglia. Jalsaghar ( The Music Room ), il film che mi ha più emozionato, descrive invece la passione per la musica di un proprietario terriero: nonostante ormai la sua proprietà stia ormai cadendo a pezzi, la sua famiglia sia distrutta e s...

River to River 2010

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Anche quest'anno sarò per due giorni al River to river , il festival di cinema indiano che si tiene a Firenze dal 3 al 9 dicembre. Spero sia l'occasione per rivedere gli amici appassionati d'India che ho conosciuto negli ultimi due anni e per conoscerne nuovi. Il programma è sul sito del Festival e quest'anno la retrospettiva è su Satyajit Ray, il grande regista bengalese: scelta molto gradita, visto che ho ancora il Bengala nel cuore e che sto leggendo alcuni libri da cui i suoi film sono stati tratti. Dei film di Satyajit Ray proiettati a Firenze, per esempio, Aranyer Din Ratri ( Days and nights in the forest ) è tratto dal romanzo omonimo di Sunil Gangopadhyay, rinomatissimo autore bengalese che forse alcuni di voi hanno conosciuto al Salone di Torino. Jalsaghar ( The Music Room ) viene da un romanzo di Tarasankar Bandyopadhyay (1898-1971) e Charulata ( The lonely wife ) da Nashtaneer , un racconto di Tagore ora tradotto in inglese e in uscita in In...

River to river parte seconda

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Eccomi di ritorno dopo due (soli) giorni passati al River to river , il festival fiorentino dedicato al cinema indiano. Era il mio secondo anno ed è stato bello ritrovarsi fra appassionati (per la verità, dovrei dire "appassionat e ") di India e di tutto ciò che da laggiù proviene: film, libri, canzoni, racconti di viaggi, ricordi. I film ci hanno riportato fra le vie di Bombay, sotto il sole indiano, all'interno di tradizioni, di case, di città e di sentimenti vissuti sulle note di una canzone. Khargosh , un film delicato e appassionante dalla fotografia impeccabile, ci ha portato in un sonnolento villaggio indiano e nei pomeriggi di un bambino che fa da tramite a due giovani innamorati, portando lettere e messaggi e diventando loro complice fra il tintinnio di braccialetti e gli sguardi sognanti. Con il film di Deepa Mehta, Heaven on Earth , claustrofobico e durissimo, invece abbiamo seguito una giovane ragazza indiana del Punjab andata a sposarsi in Canada, un parad...

River to River 2009

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Anche quest’anno andrò al River to River , il festival dedicato al cinema indiano che si terrà dal 4 al 10 dicembre 2009 al Cinema Odeon di Firenze. Quest’anno la retrospettiva è dedicata a Guru Dutt e il programma pare interessante. L’anno scorso era stata una vera e propria gioia incontrare altri appassionati di India conosciuti fra blog e forum e condividere con loro alcuni bellissimi film . Non vedo l’ora di incontrare nuovamente tutti e di conoscere chiunque si voglia unire a noi.

Jai ho!

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Sebbene in questi giorni io sia totalmente persa in un altro film, Umrao Jaan (grazie a Serena , mia guru personale per quanto riguarda il cinema indiano, che mi ha gentilmente masterizzato il dvd), e nonostante Umrao Jaan sia tutta un'altra cosa (cioè molto meglio), festeggiamo il grande tripudio agli Oscar e le otto statuette a The millionaire . In particolare, le statuette indiane per la migliore colonna sonora a Rahman , per la migliore canzone, Jai ho , a Rahman e Gulzar e per il miglior missaggio del suono a Resul Pookutty. Jai ho! (Nota spudoratamente personale e quindi del tutto superflua: il fatto che Gulzar abbia vinto un Oscar mi ha completamente scagionato agli occhi degli scettici che ritenevano impossibile guardare una serie televisiva indiana degli anni Ottanta, quella su Ghalib che sto diligentemente guardando. Ora che sanno che il regista di quella serie ha vinto un Oscar è tutto più credibile, anche se resta ancora aperto il dubbio su come un regista...

Le dodici domande

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di Vikas Swarup Ultimamente tutti vengono da me entusiasti a dirmi che hanno visto The millionaire , il film di Danny Boyle ambientato in India. Se ne parla molto e sta indubbiamente avendo un notevole successo. Non posso quindi sottrarmi, anche se, per la verità, ho altre cose (indiane) per la testa. Quando l’ho visto, qualche settimana fa, The millionaire mi ha preso molto, con le sue riprese incalzanti, con le scene girate sempre di corsa, con la coinvolgente colonna sonora di Rahman. Ma poi nei giorni successivi, ripensandoci, non mi ha lasciato poi così tanto. Se lo confronto con i film visti al River to River , ho preferito quei film sconosciuti, le cui immagini ancora mi accompagnano. E sicuramente ho preferito il libro da cui è stato tratto, Le dodici domande , romanzo d’esordio di Vikas Swarup. Un romanzo che sa essere originale e accattivante, che si fa leggere tutto d'un fiato, che sa essere ironico e amaro nelle giuste dosi. L’idea del libro è proprio quella: un ...

River to river: ecco i film!

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Presa dall'entusiasmo delle giornate fiorentine al River to River, mi sono accorta ora di non aver nominato neanche un solo titolo dei film che ho visto... Sono un disastro, ma ora cerco di rimediare. Lascio da parte i cortometraggi e i film d'animazione, che sono stati comunque una piacevole sorpresa, e attacco con Super 30 , un documentario che racconta la storia di un insegnante di matematica del Bihar, uno degli stati più arretrati dell'India, che prepara gratuitamente gli studenti più poveri all'esame di ammissione per entrare all'Indian Institute of Technology, l'università indiana più ambita: solo i migliori 30 saranno ammessi. Ma la sua vita non è facile: non è visto di buon occhio dalle scuole private, visto che in genere 28 o 29 dei trenta selezionati sono suoi allievi. Amal è invece la storia di un onesto guidatore di autorisciò di Delhi, uno di quelli (più unici che rari) che non inganna sul prezzo, che dà le tre rupie di resto e che è pronto ad ...

Di ritorno dal River to River

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Sono partita sabato mattina per Firenze, su un treno paurosamente in ritardo e con l'ultimo numero di Internazionale in mano, che aveva in copertina gli attentati di Mumbai. Gli articoli non erano confortanti: si parlava di una possibile guerra fra India e Pakistan, delle violenze come strumento di rivendicazione in una società intrinsecamente violenta, del futuro incerto di un paese ferito al cuore. Ma domenica sera, stesso treno in direzione opposta, sono tornata piena di buon umore. Per i film visti al River to river , festival fiorentino di cinema indiano, che mi hanno portato per qualche ora in India, e per essere stata in ottima compagnia. Soprattutto è stato trovarsi attorno a un tavolo di un ristorante indiano insieme con dieci persone, che mai si erano incontrate prima, unite solo dall'interesse per l'India e da quell'arcano filo che attraverso link, post, blog, forum, motori di ricerca, richeste di amicizia su Facebook e altre diavolerie informatich...

River to river: chi viene?

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Il weekend del 6 e 7 dicembre sarò a Firenze al River to River , festival di cinema indiano. Non vedo l'ora di andarci per due motivi: 1. per cercare di rimediare in qualche modo alla mia abissale ignoranza riguardo al cinema indiano; 2. per incontrare alcune persone che ho conosciuto virtualmente tramite questo blog o tramite email e che, come per magia, si ritrovano tutte a Firenze per il festival. Al momento, il secondo motivo sta superando ampiamente il primo. Non avrei mai immaginato che tutto questo scrivere potesse avere un riscontro reale, non avrei mai immaginato di uscire dalla tastiera e dallo schermo. Non che non creda nel potere di internet, anzi, il mio legame con l'India e con la letteratura indiana è nato proprio da un'email (prima o poi mi devo decidere a raccontare per filo e per segno questa storia, ma ci vorrebbe un romanzo...). Però non avrei mai immaginato di conoscere persone con questo mio stesso interesse e di poterle incontrare, tutte ins...

I figli della mezzanotte sullo schermo

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Ho or ora appreso che il mio romanzo preferito, I figli della mezzanotte , diventerà un film, o almeno così è nelle intenzioni del suo autore e di Deepa Mehta, la regista indo-canadese della trilogia Earth, Fire, Water . Complice una cena fra i due a Toronto. Rushdie parteciperà alla sceneggiatura (mi sembra il minimo) e anche come interprete (l'andrò a vedere solo per questo motivo). Comunque fino al 2010 non se ne parla. Non ho la più pallida idea di come un romanzo così complesso, lungo, intricato, sovrabbondante e suggestivo possa essere reso sullo schermo. Di fronte a questa obiezione Deepa Mehta ha sottolineato che anche dalle mille pagine di Guerra e pace è stato tratto un film. Il ragionamento in effetti non fa una piega. Ma a me, che mi sono persa fra le 600 pagine dei Figli della mezzanotte , che ci ho fantasticato, sofferto, amato, sognato fino in fondo all'anima, il dubbio resta.

Gandhi, il film

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Ovvero come tirarsi su di morale Venerdì sera sono arrivata a casa dal lavoro che ero un po' depressa. Ognuno ha i suoi metodi per sconfiggere la depressione di queste nostre vite insapori che paiono sfuggirci di mano, di questi anni insoddisfatti che viviamo senza motivazione o senza motivo. Per esempio certe mie amiche vanno a fare shopping. Dicono che sputtanarsi dei soldi in vestiti sia un efficace rimedio contro l'insondabile tristezza cosmica. Io che piuttosto di fare shopping preferirei ricevere delle martellate in testa (e che sono anche un po' tirchia viste le origini genovesi), ho elaborato un altro metodo: guardare Gandhi (il film ). Allora, appena arrivata a casa, ho messo nel lettore dvd il disco dorato e mi sono rivista le mie scene preferite. " Per questa causa io sono disposto a morire, però... non c'è nessuna causa per la quale io sia disposto a uccidere ", dice Ben Kingsley nei panni del giovane Gandhi in Sud Africa. " ...