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La fabbrica della speranza

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di Lavanya Sankaran Servitore e padrone, speculazione edilizia, divario incolmabile fra persone che vivono fianco a fianco, luci e ombre della "nuova India" e dello sviluppo economico. Questa Fabbrica della speranza potrebbe ricordare i libri di Aravind Adiga, come per esempio La tigre bianca o L'ultimo uomo nella torre : i temi sono gli stessi. Ma qui non c'è il tono satirico e cinico tipico di Adiga e soprattutto il messaggio è decisamente positivo: basta comportarsi bene, sapersi arrangiare nell'incertezza, lavorare duro senza cedimenti, avere speranza... e tutto si aggiusterà, anche di fronte a problemi che a prima vista potrebbero sembrare insormontabili. In questo romanzo seguiamo una doppia storia: quella di Anand, imprenditore di Bangalore e proprietario di una industria automobilistica, e quella di Kamala, una delle sue domestiche. I due si incontrano raramente, anche se alcune vicende influiranno sulla vita dell'uno e dell...

La Tigre Bianca

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di Aravind Adiga La "vera India"? Finalmente ho letto anche io La Tigre Bianca , il libro vincitore del Booker Prize 2008. Niente da dire, il ragazzo è bravino. E sicuramente oltre ai vari primati che gli appartengono (aver vinto il Booker Prize da esordiente assoluto, come autore più giovane e via dicendo), per quanto mi riguarda si è conquistato anche altri due primati. 1) E' il libro con le recensioni più virgolettate della storia. In effetti si presta, perché solo citandolo si può dar l’idea del tono colloquiale, irriverente, sarcastico e tagliente (frasi come “cotto a metà”, “la Stia per polli”, “la Luce e le Tenebre”, “baciare i culi degli dei” compaiono a profusione in rete). Per non fare dei copia e incolla a mia volta, rimando volentieri ad altre pagine, come per esempio a questa recensione , oppure direttamente alle pagine iniziali del libro. Mi affido a loro anche per una descrizione generale del libro (ma per chi non riuscisse proprio a s...

Il tappeto rosso

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Storie di Bangalore di Lavanya Sankaran In questi racconti ambientati a Bangalore, capitale del sof tware mondiale, Silicon Valley dell'India e mecca indiana dei lavori hi-tech, si respira aria di party alla moda, di software, di copywriting, di informatica, di inglese con accento e slang americani, di consulenza finanziaria, di automobili nuove e luccicanti e di lavoro per (e, idealmente, come) gli americani. C'è chi arriva da tutta l'India per lavorare nella nuova e moderna Bangalore. Ma accanto al nuovo che avanza è rimasta però anche l'India tradizionale, quella delle case fatiscenti, dei bramini che rispettano le regole castali, dei matrimoni combinati, delle madri, degli autisti dei nuovi ricchi, degli anziani vicini di casa. Di chi a Bangalore ci è nato, prima di internet e dei computer, di chi non ha mandato curriculum e fatto corsi di ingegneria informatica per approdarvi. L'aspetto più interessante di questi racconti è proprio il contras...