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Visualizzazione dei post con l'etichetta Salman Rushdie

Due anni, otto mesi e ventotto notti

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di Salman Rushdie Già dall'inizio si riconosce lontano un miglio che è un romanzo di Rushdie : la storia che si mescola con la magia, con tante belle digressioni e con una fantasia degna di un cantastorie. Facendo il conto, 2 anni, 8 mesi e 28 notti sono esattamente 1001 notti.  Le mille e una notte: questo romanzo parla delle 1001 notti che cambiarono il mondo e lo fa con il tono delle novelle raccontate da Sharazad ogni notte al suo sovrano. E chi ha letto il capolavoro di Rushdie , ricorderà anche che 1001 è un numero caro a Rushdie: sono mille e uno anche tutti i figli della mezzanotte Nelle prime pagine incontriamo Averroè, il filosofo arabo del XII secolo conosciuto come Ibn Rushd al di fuori dell'Occidente, alle prese con un contenzioso con il rivale Al-Gazhali , che gli costò l'esilio a Cordova. La forza della ragione come strumento per conoscere il mondo in cui confidava Averroè si scontra con il totalitarismo della fede, di cui è fautore Al-G...

La protesta degli scrittori indiani

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Invece di parlare di un libro specifico, oggi vi racconto che cosa stanno combinando i nostri amati scrittori indiani in queste ultime settimane. Il 6 ottobre ha iniziato Nayantara Sahgal , autrice del romanzo “ Il giorno dell’ombra”, che parla delle difficoltà di una donna dell'élite indiana in un mondo in trasformazione e che le valse nel 1986 il Sahitya Akademi Award . Per prima ha restituito il premio della Sahitya Akademi, l’istituzione letteraria più prestigiosa in India che ogni anno assegna un premio a uno scrittore per ognuna delle lingue indiane previste dalla Costituzione. Il premio consiste in 100mila rupie e in una targa. Più di 40 scrittori indiani hanno seguito il suo esempio e hanno restituito i loro premi per protestare contro la Sahitya Akademi, che riceve finanziamenti dal governo e che non ha condannato i recenti episodi di violenza che secondo gli scrittori minacciano la libertà di espressione in India. Il 25 agosto 2015 lo scrittore Malles...

Joseph Anton

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di Salman Rushdie Ho da poco finito di leggere l'ultimo romanzo di Rushdie ( Due anni, otto mesi e 28 notti : poi vi dirò!) e mi sono accorta che non avevo mai scritto niente del suo precedente romanzo uscito nel 2012.  Provvedo subito!  Sto parlando di Joseph Anton , un memoir più che un romanzo, in verità.  Salman Rushdie racconta i nove anni della sua vita sotto scorta a seguito dalla fawta dall'ayatollah Khomeini che l'accusava di blasfemia per la pubblicazione del romanzo I versi satanici e che invitava il mondo musulmano a uccidere lo scrittore e chiunque avesse collaborato al libro. Rushdie decide di raccontare questa sua storia in terza persona. Avrei giurato che questa scelta non potesse funzionare, ma leggendo mi sono ricreduta subito (mai dubitare delle capacità stilistiche di Rushdie!): è perfetta per bilanciare la descrizione oggettiva e il coinvolgimento di una storia così privata.  Il titolo è semplicemente lo pseudonimo che Rushd...

Cinque consigli di romanzi pakistani

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Anche se il Pakistan non è ancora entrato fra le mete dei miei viaggi, ma solo fra le mie letture e un bel po' nella mia fantasia, mi sembra giusto dedicare anche a lui un post con i consigli di libri da leggere. Ecco quindi, a grande richiesta (!), i miei 5 consigli di romanzi pakistani da leggere (per l'India 10 e per il Pakistan solo 5? Sì, conosco meno autori e le traduzioni sono molte meno, purtroppo). 1 Altre stanze, altre meraviglie (Daniyal Mueenuddin) Di cosa parla È una raccolta di racconti, spesso di grande tenerezza e dal finale amaro, che ruotano intorno alla figura di K. K. Harouni, un latifondista del Punjab pakistano, e al suo mondo feudale sempre più minacciato dagli interessi dei nuovi industriali. Perché leggerlo Perché descrive il mondo rurale del Pakistan con una grande grazie nella scrittura: un mondo di proprietari terrieri, feudale, ingiusto e in decadenza, ma ancora fortemente determinato e potente. Consigliato a chi ama i ra...

La vergogna

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di Salman Rushdie La vergogna sta al Pakistan come I figli della mezzanotte sta all'India. Così come I figli della mezzanotte   raccontava dell'India che, ottenuta l'indipendenza dagli inglesi, in una sola notte diventa una nazione con tutti i suoi difetti e tentennamenti, allo stesso modo La vergogna lo fa con il Pakistan. Così come il Pakistan è meno popoloso dell'India, le pagine della Vergogna sono meno numerose, come se fosse un fratello minore, e l'intreccio è leggermente meno complesso, anche se lo stile pieno di digressioni, intrecci e personaggi è quello inconfondile di Rushdie. La vergogna è meno monumetale del suo fratello maggiore, come se i colori, le statue di mille divinità e i numerosi livelli di un tempio hindu si fossero trasformati nell'archittettura di una moschea pakistana, pur sempre ricca di intarsi, fronzoli e ricami. È un romanzo più cupo, più sarcastico, più politico, meno famoso e più folle.  L'avevo...

Che cosa mi consigli?

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I dieci romanzi che consiglio a chi si vuole avvicinare all'India Negli ultimi giorni molti amici che non sono mai stati in India e non hanno mai letto libri indiani mi hanno chiesto un consiglio su quali romanzi leggere. Tutti hanno visitato il blog ma si sono giustamente un po' persi fra i 250 post qui presenti. Ecco quindi la mia personalissima lista di 10 consigli, diciamo per l'estate, ma vanno bene - anzi meglio - anche per l'inverno.  Ci sono alcuni dei miei romanzi preferiti, ma questa non è la lista dei miei romanzi preferiti. Per esempio mancano i racconti di Manto e Fiume di Fuoco , che ho amato tantissimo ma che non consiglierei a chi legge d'India per la prima volta. Così il romanzo di Ghosh che ho scelto per questi consigli non è quello che io ho più amato di tutti (che sarebbe Le linee d'ombra ). Ho cercato di metterne un po' per tutti i gusti per accontentare tutti... ma se 10 sono troppi, fermatevi pure ai primi 3. ...

Libri e film di fine estate

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Ho preso una piccola pausa estiva per immergermi nuovamente nel Giappone (attraverso nuove letture) e nei Balcani (qui non solo letture, ma anche un piccolo viaggetto che mi ha portato al di là dell'Adriatico, in questa terra così vicina e così lontana - in realtà lontana per noi, non certo per loro).  Un bel viaggetto che, fra tutta la frammentazione di popoli, lingue, etnie e religioni, mi ha spinto ad amare in modo particolare gli albanesi, così accoglienti, spontanei e pieni d'amore per gli italiani (non si capisce perché, visto come li abbiamo trattati in passato e li continuiamo a trattare...) e a scoprire la loro terra e la loro cultura.  Un viaggio che consiglio a tutti, facilmente realizzabile e super-economico, per conoscere anche chi viene ad abitare nel nostro paese ed è spesso vittima di pregiudizi. Finiti, ma solo per il momento, i romanzi balcanici (e qui vorrei consigliare quelli di Ismail Kadaré e di Anilda Ibrahim ), torno ora all'India (e scusa...

AIDS Sutra

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In questa antologia 16 autori indiani (o di origini indiane o affini) raccontano i molti volti della diffusione dell'Aids in India, che, inizialmente negata, sta ora espandendosi con preoccupante rapidità.  L'antologia è stata realizzata in collaborazione con Avahan , il progetto della Fondazione Bill & Melinda Gates (su cui ho sentito dire tutto e il contrario di tutto) che si occupa di prevenzione dell'Aids in India. Sono 16 saggi che ci portano a conoscere diverse comunità, la maggior parte "ad alto rischio", in diverse zone dell'India: da Bangalore a Calcutta, dall'Andhra Pradesh al Manipur. Kiran Desai ci porta nei villaggi di prostitute nell'Andhra Pradesh (uno degli stati a più alta diffusione dell'Aids), Salman Rushdie fra gli hijra (diciamo "transessuali" - semplificando molto) di Bombay, Sunil Gangopadhyay nei bordelli di Calcutta dove si rifugiava da giovane con gli amici per bere whisky di nascosto, William Dalrymple ...

I figli della mezzanotte sullo schermo

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Ho or ora appreso che il mio romanzo preferito, I figli della mezzanotte , diventerà un film, o almeno così è nelle intenzioni del suo autore e di Deepa Mehta, la regista indo-canadese della trilogia Earth, Fire, Water . Complice una cena fra i due a Toronto. Rushdie parteciperà alla sceneggiatura (mi sembra il minimo) e anche come interprete (l'andrò a vedere solo per questo motivo). Comunque fino al 2010 non se ne parla. Non ho la più pallida idea di come un romanzo così complesso, lungo, intricato, sovrabbondante e suggestivo possa essere reso sullo schermo. Di fronte a questa obiezione Deepa Mehta ha sottolineato che anche dalle mille pagine di Guerra e pace è stato tratto un film. Il ragionamento in effetti non fa una piega. Ma a me, che mi sono persa fra le 600 pagine dei Figli della mezzanotte , che ci ho fantasticato, sofferto, amato, sognato fino in fondo all'anima, il dubbio resta.

Il Booker Prize e l'India

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Aravind Adiga è il quinto indiano a vincere il Booker Prize. Secondo The Hindu il quarto, perché non considera indiano Naipaul (poi premio Nobel nel 2001), che lo ha vinto nel 1971 con In uno stato libero. Rushdie lo ha vinto nel 1981 con I figli della mezzanotte , Arundhati Roy nel 1997 con Il Dio delle Piccole Cose . Nel 2006 Kiran Desai con Eredi della sconfitta . Con Arundhati Roy , Adiga condivide il fatto di averlo vinto con il suo primo libro, da esordiente assoluto. Altri indiani però hanno popolato negli anni la "shortlist" dei candidati al premio, senza vincerlo. Rohiton Mistry per ben due volte negli anni Novanta, con Un lungo viaggio e Un perfetto equilibrio (entrambi stupendi romanzi, che lo avrebbero meritato). Anita Desai per tre volte, però il premio è poi entrato in famiglia tramite la figlia Kiran.  Nel 2007 Indra Sinha con Animal's people . Di Mare di papaveri di Ghosh ho già detto . Anche Rushdie è finito per tre volte fra i candi...

I figli della mezzanotte

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di Salman Rushdie I figli della mezzanotte è il primo romanzo indiano che ho letto. Ancora non ero mai stata in India, né avevo pensato di andarci. Dopo qualche anno, tre viaggi in India e qualche migliaio di pagine lette, rimane ancora per me uno dei migliori libri dall'India, uno dei migliori libri sull'India e uno dei migliori libri e basta. Non c'è niente da fare, è un capolavoro che affascina il lettore, costretto a rincorrere la storia del protaganista Saleem Sinai e a perdersi negli angoli della sua labirintica esperienza umana. Saleem Sinai è infatti un personaggio particolare. Nato alla mezzanotte del 15 agosto 1947, il giorno della proclamazione dell’indipendenza dell’India, è dotato di poteri soprannaturali come gli altri mille e uno “figli della mezzanotte”. Inoltre, la particolarità del momento della sua nascita fa sì che la sua storia sia indissolubilmente legata a quella dell’India. Arrivato ad un certo punto della sua vita, Saleem decide di scriv...

Salman Rushdie

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Ovvero colui che mi aprì le porte dell'India... Allora inizio da lui... Che dire? Vive in Inghilterra da quando aveva quattrodici anni ed è cittadino britannico, eppure è considerato il padre della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese. Salman Rushdie nasce a Mumbai nel 1947, anno dell’indipendenza dell’India, studia a Cambridge e dopo essersi laureato torna a vivere con la sua famiglia in Pakistan, per poi ritornare nuovamente in Inghilterra e scrivere il suo primo romanzo, Grimus, completamente ignorato dalla critica. La sorte opposta spetta però al suo secondo romanzo, I figli della mezzanotte , uscito nel 1981, immediatamente premiato con il Booker Prize e vent’anni dopo con il Booker of Bookers, ovvero il migliore dei Bookers degli ultimi venticinque anni. Da questo momento iniziano a nascere tutti quei “figli della mezzanotte” letterari dell’India e si inizia a parlare sempre più diffusamente di letteratura indiana in lingua inglese, post-moderna, post-col...

Il miracolo della letteratura indiana contemporanea

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Ovvero la mia personalissima visione della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese Ormai dieci anni fa, nel maggio 1997, si incontrarono a Londra undici scrittori indiani provenienti da diverse parti del mondo: fra gli altri, erano presenti Arundhati Roy, Rohinton Mistry, Vikram Seth, Amitav Ghosh, Vikram Chandra. Su tutti, poi, troneggiava il rinomatissimo Salman Rushdie. L’incontro era organizzato dal New Yorker per celebrare, nel cinquantesimo anniversario dell’indipendenza dell’India, il miracolo della letteratura indiana contemporanea in lingua inglese. A dire la verità, molti di questi scrittori non abitavano ormai più da tempo in India ed erano presenti scrittori anche non di nazionalità indiana ma provenienti da altri paesi sub-continente (Sri Lanka e Pakistan). L’organizzatore dell’incontro non seppe dire perché aveva scelto proprio quegli undici, né che cosa accumunava i vari autori, trovando estremamente difficile definire temi comuni o similitudini. Ma era indub...